Cartelle pazze Inps: via agli accertamenti sui contributi di colf e badanti

Stanno arrivando dall’Inps migliaia di avvisi di accertamento per i contributi di colf e badanti che per l’Istituto non risultano pagati. In alcuni casi si tratta però di cartelle pazze..

Cartelle pazze Inps: via agli accertamenti sui contributi di colf e badanti

Cartelle pazze Inps: l’Istituto sta inviando, alle famiglie datrici di lavoro, una serie di avvisi di accertamento per il mancato pagamento dei contributi ai collaboratori domestici, ovvero colf badanti e baby sitter.

L’accertamento riguarda coloro che risultano essere inadempienti per almeno un trimestre tra il quarto trimestre 2012 e il 2013.

In molti casi, tuttavia, si tratta di un errore dovuto al mancato aggiornamento degli archivi dell’Istituto ed è per questo che in molti stanno già parlando di “cartelle pazze Inps 2017”.

Cerchiamo dunque di capire insieme come sia nato l’equivoco che porterà le famiglie ad essere sottoposte ad ulteriori accertamenti e a dover contestare gli avvisi dell’Inps per evitare di pagare.

Cartelle pazze Inps: da dove nasce l’errore?

Nel comunicato stampa pubblicato dall’Inps il 28 novembre 2017 si invitano i contribuenti a regolarizzare la loro posizione per quanto riguarda il pagamento dei contributi dei collaboratori domestici.

Sono stati infatti inviati per errore in tutta Italia 214.000 avvisi di accertamento spediti dall’Inps alle famiglie e ai datori di lavoro per richiedere il pagamento dei contributi dei collaboratori domestici in realtà non dovuti.

A spiegare come sia nato l’errore dell’Inps e a suggerire una soluzione alle famiglie preoccupate è Teresa Benvenuto, segretario nazionale Assindatcolf, Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico.

Secondo la Benevenuto:

Il problema è sorto per il mancato aggiornamento degli archivi dell’Inps, evidentemente non risultava la registrazione della cessazione del rapporto che in realtà era stata regolarmente comunicata dal datore di lavoro”.

Il problema sorge dal fatto che fino al 2009 la cessazione del rapporto di lavoro andava comunicata alle direzioni provinciali dei centri per l’impiego. Questi ultimi potrebbero però non aver ancora trasmesso la documentazione all’Inps.

L’equivoco nasce dunque da un mancato aggiornamento degli archivi dell’Istituto e a pagarne le conseguenze sono le famiglie che per rapporti di lavoro cessati dieci anni prima sono costretti a pagare i contributi come se il collaboratore domestico avesse lavorato fino ad oggi.

Cerchiamo ora di capire quali sono le soluzioni per le famiglie che hanno ricevuto gli avvisi di accertamento per il pagamento dei contributi a colf e badanti dall’Inps.

Cartelle pazze Inps: come risolvere il problema

Nel caso in cui le famiglie abbiano ricevuto ingiustamente un avviso di accertamento per il pagamento dei contributi ai collaboratori domestici da parte dell’Inps è possibile effettuare una contestazione contattando telefonicamente il Contact center dell’Inps, oppure utilizzando il servizio “lavoratori domestici” sul sito internet.

Per la contestazione, il datore di lavoro può utilizzare il modulo prestampato di autocertificazione allegato al provvedimento, che guida il contribuente nella indicazione di tutti gli elementi utili.

Il modulo consente di auto certificare la pregressa comunicazione della cessazione del rapporto di lavoro così come l’avvenuto pagamento dei bollettini.

Se il datore di lavoro ha già comunicato la cessazione del rapporto di lavoro, può inviare copia della ricevuta di comunicazione, oltre che tramite i canali sopra indicati, anche via fax al numero verde gratuito 800803164.

Cartelle pazze Inps: sorgono problemi più gravi

Il segretario nazionale Assindatcolf, Teresa Benvenuto, spiega che accanto al mancato aggiornamento degli archivi stanno emergendo pure dei casi più gravi.

Abbiamo ricevuto molte segnalazioni da datori di lavoro ai quali erano stati attribuiti dall’Inps lavoratori dei quali non conoscevano neppure l’esistenza -spiega la Benvenuto- In questi casi consigliamo di recarsi in questura a sporgere denuncia per furto di identità, comunicazione che dovrà successivamente essere trasmessa anche all’Inps.”

Si tratta in questi casi di truffe che vengono attuate nei periodi di sanatorie dai collaboratori domestici per ottenere il permesso di soggiorno, dichiarando di avere un datore di lavoro il quale in realtà è ignaro del fatto che qualcuno stia usando la sua identità.

Per ulteriori informazioni si invitano i lettori a consultare il comunicato stampa dell’Inps che riportiamo qui di seguito in allegato.

Comunicato stampa dell’Inps del 28 novembre 2017
Ecco il comunicato stampa dell’Inps per gli avvisi di accertamento per i rapporti di lavoro domestico.

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