Quando un errore costa 100.000 dollari può comportare il licenziamento, com’è successo a un camionista che ha fatto sciogliere i gelati trasportati a temperature eccessive.
Ci sono errori che si pagano a caro prezzo, soprattutto sul lavoro. Lo sa bene Jeremiah Manly, un camionista australiano che è stato licenziato per aver fatto sciogliere i gelati che stava trasportando. Certo, l’azienda ha subito così un danno da 100.000 dollari, avendo dovuto buttare tutti i gelati, ma sembrerebbe comunque un provvedimento eccessivamente duro. È proprio ciò che ha pensato il lavoratore, che, come riportato da Abc News, ha deciso di contestare il licenziamento, ma non ha avuto fortuna.
Licenziato per aver fatto sciogliere i gelati
Jeremiah Manly lavorava come camionista per la ERH Refrigerated Transport, un servizio di trasporti refrigerati australiano. Il 3 dicembre 2025 gli è stato affidato un carico di gelati, da caricare a Truganina (un sobborgo a ovest di Melbourne) e consegnare nella città di Wagga Wagga. Un viaggio non molto lungo, intorno ai 500 km, ma che comunque richiede le corrette precauzioni per preservare il carico. Per evitare che i gelati si sciogliessero o comunque rovinassero, in particolare, Manly avrebbe dovuto impostare una temperatura di -22 °C.
Per avere un’idea, in Italia la temperatura massima fissata per legge a cui trasportare i gelati è di -20 °C e in generale i limiti sono simili in tutto il mondo. Ovviamente le regole scientifiche sono sempre le stesse, ma cambia l’approccio normativo, che può essere più o meno cauto, come cambiano pure le regole aziendali (che si muovono entro i confini legali). In ogni caso, i gelati affidati a Manly sono stati trasportati a -1 °C, una temperatura molto superiore a quanto richiesto. Com’è logico che sia, i gelati sono arrivati a destinazione completamente sciolti e irrecuperabili. Così, il camionista è stato licenziato in tronco.
Danno da 100.000 dollari, licenziamento legittimo
Come anticipato, Jeremiah Manly ha impugnato il licenziamento. Il camionista si è rivolto alla Fair work commission (Fwc), l’autorità giudiziaria competente sui licenziamenti illegittimi o presunti tali, che ha tuttavia confermato il provvedimento dell’azienda. Il lavoratore contestava il licenziamento per svariate ragioni, nessuna delle quali ha convinto la Fwc. In particolare, ha affermato di aver correttamente impostato la temperatura, lamentando un malfunzionamento dell’apparecchio di regolazione. Manly ha fatto presente anche che il problema si è ripetuto con un altro autista, incaricato di trasportare i gelati da Wagga Wagga a Sydney (anche lui infatti è stato licenziato) e che l’azienda non avrebbe in ogni caso dovuto caricare il camion a temperature così elevate. Si trattava inoltre del primo incidente simile capitato in centinaia di viaggi diversi.
Insomma, tra presunti guasti e colpe distribuite il camionista ha sperato di cambiare le sue sorti, ma il giudice Sloan ha giudicato tutte queste circostanze irrilevanti rispetto alle colpe del lavoratore. Il fatto che il camion fosse stato precedentemente impostato a una temperatura errata e che l’apparecchio non funzionasse correttamente non avrebbe comunque comportato quel danno se l’autista avesse controllato la temperatura durante il viaggio, come richiesto dall’azienda. La Fwc ha inoltre ribadito che la possibilità di errori commessi da altri soggetti, come il collega licenziato, non influisce sulle responsabilità del singolo lavoratore.
E anche per quanto riguarda la condotta complessiva del camionista non c’è stata apertura, trattandosi di un errore abbastanza grave ed economicamente rilevante da giustificare il licenziamento. Nel complesso, il viaggio a temperature sbagliate ha comportato una perdita di circa 100.000 dollari al datore di lavoro, di cui 70.000 dollari di gelato e la parte restante per i costi di smaltimento. Pare inoltre che il tribunale non abbia accolto la tesi di un malfunzionamento, stabilendo che la temperatura non fosse stata impostata correttamente.
Il licenziamento appare comunque come un provvedimento molto duro nei confronti del lavoratore, ma di fronte a un’espressa violazione delle regole aziendali (dall’impostazione della temperatura al controllo successivo) e di conseguenza anche delle disposizioni sul trasporto alimentare in sicurezza, con un danno economico tanto elevato, non possiamo escludere la giusta causa avrebbe potuto essere riscontrata anche in Italia, ipoteticamente.