Il cambio euro-dollaro è tra gli asset finanziari più attenzionati del momento, in vista delle imminenti riunioni di politica monetaria della BCE e della Fed.
Alcuni esperti intervistati da Money.it, hanno illustrato le previsioni sull’euro-dollaro EUR-USD, indicando i target price per la fine dell’anno.
Al momento, a pochi giorni dal meeting della Banca centrale europea di giovedì prossimo 10 settembre 2026, l’euro-dollaro viaggia poco al di sopra di quota 1,1621.
Euro-dollaro: gli ultimi movimenti in attesa di decisioni sui tassi di BCE e Fed
Una premessa importante da fare è che, oltre alle aspettative sulla direzione dei tassi euro e USA, nelle ultime settimane la performance del cambio EUR/USD è stata condizionata dalla battaglia contro i bond vigilantes ingaggiata dal segretario al Tesoro USA Scott Bessent che, lo scorso 20 agosto 2026, ha aperto alla possibilità che il piano di buyback dei Treasury superi la soglia massima dei $4 miliardi precedentemente annunciata.
La serie di annunci di Washington ha penalizzato subito proprio il dollaro USA, portando l’EUR-USD a scattare nella sessione del 21 agosto 2026 fino a un massimo intraday di $1,1711, livello più alto dal 14 maggio, dunque in tre mesi.
Il dollaro ha recuperato poi terreno dopo i commenti di Kevin Warsh, presidente della Fed, rilasciati nel simposio di Jackson Hole, che hanno portato i mercati a scommettere in modo più significativo su un rialzo dei tassi USA nella prossima riunione del 15-16 settembre, a beneficio del biglietto verde.
Il recupero non è bastato tuttavia a evitare il bilancio negativo di agosto, come evidenziato dal Bloomberg Dollar Spot Index, che ha lasciato sul terreno lo 0,9%, registrando il secondo calo mensile consecutivo dopo il -1,3% di luglio.
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EUR-USD, l’intervista di Money a Perez di Monex USA, premiata da Bloomberg per le sue previsioni
Cosa succederà a questo punto al cambio EUR-USD? Nel breve termine, a condizionare il trend saranno sicuramente le decisioni sui tassi della Federal Reserve e della BCE.
Il punto è che entrambe le banche centrali sembrano ormai costrette ad alzare i tassi. È dunque possibile che il cambio euro-dollaro non accusi alcune variazioni particolari, oscillando all’interno di un range limitato.
In evidenza il commento di Juan G. Perez, Senior Director della divisione Trading di Monex USA, con sede a Washington, intervistato da Money.it.
Monex USA è una società specializzata nei servizi di forex, nella gestione del rischio di cambio e nei pagamenti internazionali.
Forte di una lunga esperienza nel mercato valutario, Perez si è classificato primo nella classifica Bloomberg dei previsori sulle valute G10 relativa al secondo trimestre dell’anno #1 Overall G10 FX Forecaster.
Nel rispondere alle domande di Money.it, l’esperto ha fatto riferimento alle politiche monetarie delle banche centrali facendo notare che, “per quanto riguarda la Fed, c’è molta più volatilità legata alla sua decisione, al voto e alle dichiarazioni nella conferenza stampa”, in una situazione che vede il presidente Kevin Warsh far fronte a “una pressione significativamente maggiore rispetto alla sua omologa nell’Eurozona, Christine Lagarde”.
Se Lagarde è ormai considerata, infatti, “una figura di riferimento per la fiducia dei mercati”, Kevin Warsh è “sottoposto a un forte scrutinio, visto che Wall Street e gli analisti non sono rimasti soddisfatti dalla mancanza di chiarezza e di dettagli nelle indicazioni fornite finora sul suo stile di comunicazione”, anche a seguito del simposio di Jackson Hole.
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Con dubbi Warsh (Fed) l’euro ha la possibilità di mantenersi più stabile
Il nodo principale, ha ricordato Perez, è rappresentato dalla persistenza di “alcuni dubbi sulla capacità della Fed di riportare l’inflazione sotto controllo”.
Di conseguenza, “riteniamo che l’euro abbia la possibilità di mantenersi più stabile”, anche se la moneta unica “potrebbe beneficiare solo in misura limitata dell’aumento del costo del denaro da parte della BCE, che è già scontato dai mercati”.
L’esperto ricorda infatti che “le probabilità di un rialzo di 25 punti base sono attualmente praticamente certe, al 99%” aggiungendo che, piuttosto, “sarà cruciale il tono con cui entrambi i vertici delle banche centrali risponderanno alle domande dei media”.
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Su Warsh, “la Fed potrebbe finire per essere considerata falco, se dalle parole del banchiere emergesse lo scenario di un rialzo dei tassi nel mese di dicembre”, ha continuato Perez.
Detto questo, “con le tensioni geopolitiche in corso e i rendimenti (dei Treasury) a livelli storicamente elevati che distraggono i trader e che si confermano il principale focus per gli investitori”, il mercato del forex potrebbe reagire agli annunci della BCE e della Fed “in modo moderato”.
Perez va tuttavia al di là delle decisioni sui tassi delle banche centrali, avendo cura di precisare che il dubbio “è anche cosa accadrà sui fronti di guerra”, vista “la possibilità che venga raggiunta magari una soluzione diplomatica e che la Russia e l’Ucraina si siedano al tavolo delle negoziazioni per puntare a una possibile pace”. Il raggiungimento di una pace farebbe sicuramente bene all’euro.
Non solo: a determinare il suo trend secondo Perez sarà anche l’evoluzione della crisi energetica.
Da monitorare dunque sia il PIL che i dati relativi alla dinamica dei prezzi, in un momento in cui, con “una crescita che nel secondo trimestre è stata pari all’1%, riteniamo che qualsiasi espansione al di là di quella cifra si tradurrà in un maggiore guadagno per il valore dell’euro, che potrebbe rafforzarsi anche in caso di aumento dell’inflazione”.
Previsioni euro-dollaro: per Perez (Monex USA $1,17 entro fine 2026 e $1,18 a inizi 2027
Il target per l’EUR-USD?
Perez ha ricordato il fatto che Monex USA è stata considerata il forecaster più accurato sul cambio, secondo le classifiche FX di Bloomberg, aggiungendo di “confermare la nostra previsione” di “$1,1700 come livello medio nel quarto trimestre” mentre, “guardando già al 2027, riteniamo che l’anno potrebbe iniziare con slancio e portare il cambio a 1,18 ”.
Un rialzo per il cambio EUR-USD, dunque, che Perez spiega in parte con “gli sforzi diplomatici che potrebbero portare alla fine delle guerre e delle loro conseguenze negative”, precisando che “quanto più America ed Europa rimarranno integrate, tanto meglio l’euro riuscirà a mantenere il proprio valore”.
Il Senior Director della divisione Trading di Monex USA non esclude tuttavia “un deterioramento della situazione economica e un ulteriore aggravarsi e prolungarsi delle ostilità, fattori che potrebbero certamente spingere l’euro al ribasso rispetto ai livelli attuali.”
Occhio anche ai rischi che corre il dollaro, che “potrebbe risentire di una perdita di fiducia nella sua posizione dominante e nella capacità degli Stati Uniti di influenzare gli altri Paesi affinché si allineino ai propri interessi economici e di sicurezza”.
Ma c’è chi vede euro-dollaro scendere fino a $1,10 entro la fine del 2026
Appare diametralmente opposta la view di George Brown, senior economist presso Schroders, almeno per quanto riguarda i target price sull’EUR-USD.
Brown si conferma infatti ottimista più sul dollaro USA che sull’euro, menzionando le politiche monetarie delle due banche centrali: “Ci aspettiamo che la BCE terminerà il suo ciclo di rialzi dei tassi entrro la fine dell’anno, mentre probabilmente la Fed avrà appena iniziato ad aumentarli”.
Il risultato, ha continuato Brown, è che “il differenziale tra i tassi dovrebbe ampliarsi a favore del dollaro, indebolendo l’euro”. Le previsioni puntano così a un EUR-USD destinato a scendere fino a $1,10 entro la fine del 2026.
Fase di stallo con BCE determinate entrambe ad alzare i tassi? Lo spread che può anticipare il trend
Money.it ha parlato anche Gregor Emmian, Head of Digital Marketing di Trade Rise, che ha detto di seguire da vicino i mercati valutari, confermando che il fattore a cui guardare per prevedere l’evoluzione del cambio è rappresentato proprio dal “ differenziale tra i tassi di interesse delle due banche centrali”.
Per Emmian “la regola è semplice: i capitali seguono i rendimenti” e il fatto che “questo differenziale si aggiri ora intorno ai 150 punti base ha mantenuto il cambio EUR/USD vicino a quota 1,16”.
Detto questo, “l’elemento che che molti trascurano è che, per quanto riguarda le due principali banche centrali coinvolte nelle dinamiche dell’EUR/USD, entrambe stanno attualmente adottando una politica monetaria restrittiva (hawkish)”.
E questo è per Emmian il motivo per cui “non è in atto una vera e propria operazione di divergence trade, con il cambio si sta muovendo lateralmente anziché seguire un trend”, a conferma di come “il tema di fondo che continuerà a guidare l’andamento dell’EUR/USD sarà rappresentato da chi riuscirà a sorprendere l’altra banca centrale in termini di aggressività della propria politica monetaria”.
In ogni caso, pur a fronte di diverse variabili che possono condizionare l’euro-dollaro, l’Head of Digital Marketing di Trade Rise ha dato un consiglio a chi vuole avere anticipazioni più chiare su quanto accadrà nel medio termine al rapporto: “il segnale anticipatore più chiaro è rappresentato dallo spread a 2 anni tra i rendimenti dei Treasury USA e quelli dei Bund tedeschi”, visto che si tratta di un parametro che “tende a muoversi prinma di quanto facciano i tassi spot”. Attenzione dunque a non sottovalutare le indicazioni che arriveranno da questo spread.
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