Fino a dove l’euro può continuare a scivolare nei confronti del dollaro, dopo i sell che lo hanno portato a scendere ai minimi in più di un anno?
Oggi il rapporto EUR-USD segna un nuovo calo, oscillando sotto la soglia di $1,14, attorno a quota $1,13950 circa, con gli investitori che rivolgono la loro attenzione al forum della BCE che si tiene come ogni estate a Sintra, in Portogallo. A pesare sulla moneta unica sono i dati macroeconomici appena pubblicati, che hanno messo in evidenza l’indebolimento dell’inflazione, nel mese di giugno, in Germania, Francia e Italia. In Spagna, il tasso di inflazione rimane invece vicino ai massimi degli ultimi due anni.
L’euro si avvia a chiudere il mese di giugno con una flessione superiore al 2% nei confronti del dollaro, e a portare così il bilancio del secondo trimestre del 2026 a un ribasso dell’1,3%. Gli esperti rimangono bearish nei confronti della moneta unica. Tra questi spicca JPMorgan Global Research, che ha rivisto al rialzo le previsioni sul dollaro USA, indicando di essere più ribassista verso l’euro. Ma quali sono i fattori che stanno zavorrando il trend dell’EUR-USD e quali sono le previsioni di altri esperti? Money.it ha raccolto alcune testimonianze, intervistando chi analizza l’impatto delle oscillazioni sulle tasche degli investitori e degli imprenditori.
Euro-dollaro giù fino a $1,10? Occhio anche alla view di JPMorgan, che cita la Fed di Warsh
In evidenza il commento di David Fesman, dirigente senior di Medmart, che analizza le dinamiche che interessano le catene di approvvigionamento del mercato e il modo in cui i costi di produzione variano a seconda del valore delle valute.
Fesman ha spiegato quanto sta accadendo, sottolineando che il rapporto EUR-USD sta segnalando “un riequilibrio fondamentale dell’economia piuttosto che un cambiamento temporaneo dei mercati”, tanto che “i modelli globali dei prezzi alle importazioni stanno cambiando per prepararsi a un possibile livello di 1,1000 del cambio nei prossimi 8 mesi ”.
La spiegazione risiede nel differenziale tra i tassi dell’area euro e quelli degli Stati Uniti che è destinato ad allargarsi con la politica monetaria più restrittiva che sarà adottata presumibilmente dalla Fed di Kevin Warsh e con il fatto che già oggi, con il tasso sui depositi dell’area euro che, sebbene appena alzato dalla BCE, è pari al 2,5%, a fronte di tassi sui fed funds USA al 3,5%-3,75%, “i gestori patrimoniali di tutto il mondo sono proiettati a far rimanere i propri asset in America, piuttosto che in Europa”.
Se poi questo gap tra i tassi di interesse si allargherà ulteriormente, ha detto Fesman, l’euro rimarrà “strutturalmente debole nei prossimi 12 mesi”.
A tal proposito, proprio alla metà di giugno gli analisti di JPMorgan hanno rivisto al rialzo le previsioni sul dollaro, citando come motivi il repricing delle aspettative sui tassi USA da parte dei mercati e il mercato del lavoro degli States che si distingue per la sua resilienza.
JPMorgan ha citato inoltre il differenziale tra i tassi euro e USA destinato ad allargarsi, parlando chiaramente di una Fed hawkish sui tassi.
Di conseguenza, ora il nuovo outlook del colosso di Wall Street è di un cambio EUR-USD che oscillerà tra $1,13 e $1,15 nei prossimi tre trimestri: il downgrade è notevole, se si ricorda che gli esperti di JPMorgan Global Research stimavano in precedenza un valore pari a $1,20.
L’esperto intervistato da Money.it spiega cosa sta davvero indebolendo l’euro
A dire la sua sul Super dollaro a Money.it è stato dagli Stati Uniti anche Yad Senapathy, fondatore e CEO di Project Management Training Institute (PMTI), che negli ultimi 22 anni ha formato più di 80.000 professionisti presso colossi del calibro di Amazon, General Dynamics e presso la U.S. Air Force.
Nel sottolineare che la sua “visione sul cambio EUR/USD deriva dall’osservazione di come le variazioni dei tassi di cambio possano spingere le organizzazioni a ripensare le spese, ridurre il numero di consulenti o rinviare progetti”, l’esperto ha osservato di non essere rimasto sorpreso dal fatto che l’EUR-USD abbia testato il minimo dall’agosto del 2025, in quanto “le condizioni che hanno portato a questo calo esistono da tempo e i dati mostrano che ci siamo arrivati per motivi ben precisi”.
Così il CEO di Project Management Training Institute (PMTI): “La BCE ha deciso di aumentare i tassi a giugno 2026 principalmente per il timore di una possibile inflazione legata alla situazione in Medio Oriente e credo che il mercato abbia già scontato un numero minore di futuri rialzi dei tassi ”.
Ed è questo cambiamento nelle aspettative “il fattore che sta mettendo sotto pressione l’euro, non necessariamente l’aumento dei tassi in sé”.
Tra l’altro, attenti alla Germania:
“Considero la Germania un’area di particolare interesse. Secondo gli ultimi report, la produzione industriale tedesca è diminuita del 2,8% su base annua, soffrendo quattro mesi consecutivi di crescita negativa. Per questo motivo, gli operatori di mercato non stanno facendo ulteriori scommesse su possibili interventi della BCE”.
Di conseguenza, secondo Yad Senapathy, l’euro rimarrà debole per tutto il 2026, con “la BCE che ha creato una situazione in cui è bloccata tra la gestione dell’inflazione e quella della crescita economica, e che fa sì che non possa o non voglia agire con forza in nessuna delle due direzioni”.
Anche Bank of America rivede al ribasso le stime sull’euro-dollaro
Un’altra previsione più bearish sull’euro dal mondo degli analisti è arrivata dalla divisione di ricerca di Bank of America, che ha tagliato anch’essa le previsioni sull’euro-dollaro, mostrandosi più fiduciosa nel breve termine nei confronti del dollaro USA.
Anche i suoi analisti hanno segnalato - come ha fatto JPMorgan - la solidità dei dati macro degli Stati Uniti e una Federal Reserve più hawkish sui tassi.
La banca stima ora che l’ EUR/USD chiuderà il terzo trimestre del 2026 a quota 1,12, recuperando terreno nel quarto trimestre del 2026 fino a $1,15.
Si tratta di target price inferiori rispetto alle precedenti previsioni. BofA ha spiegato le previsioni con il fatto che, a suo avviso, il mercato del forex sarà condizionato dagli sviluppi relativi alle relazioni tra Stati Uniti e Iran e dalle aspettative sulla politica monetaria della Fed sotto la guida del presidente Kevin Warsh. L’outlook è di rialzi dei tassi USA da parte della Fed che peseranno sull’euro durante l’estate.
Gli analisti di Bank of America credono inoltre che la divergenza tra la crescita del PIL USA e quella dell’area euro raggiungerà il suo picco nei prossimi mesi, prima che la crescita dell’area euro migliori verso fine anno, sostenuta dallo stimolo fiscale tedesco e dai prezzi dell’energia più bassi. Solo a quel punto la frenata dell’euro potrebbe fermarsi.
Nel frattempo, in queste ore a pesare sull’euro, oltre ai dati sull’inflazione - che si sono confermati inferiori alle attese in alcuni casi, allontanando lo spettro di un rialzo incontrollato dei pezzi -, sono le dichiarazioni che arrivano da Sintra, in occasione del forum della BCE organizzato dalla Banca centrale europea guidata da Christine Lagarde.
In evidenza soprattutto le parole del super falco tedesco Joachim Nagel, noto per essere stato sempre a favore delle strette monetarie che, interpellato dalla CNBC, ha detto che “ora dobbiamo aspettare, la situazione resta molto opaca”. Perfino il falco tedesco della BCE favorevole a dire subito stop ai rialzi dei tassi?
L’ultima parola non è detta, visto che Nagel ha aggiunto che “lo shock dei prezzi dell’energia è ancora presente nel sistema”. Ma c’è chi inizia a pensare a una Banca centrale europea che possa decidere di fermarsi dopo aver alzato i tassi nella riunione di giugno per la prima volta da settembre del 2023.