Calcolo pensione: formule, importi e guida semplificata

Simone Micocci

25/01/2021

25/01/2022 - 16:42

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Come calcolare l’importo della pensione? Ecco cosa devi sapere se vuoi scoprire quanto ti spetta quando smetterai di lavorare.

Calcolo pensione: formule, importi e guida semplificata

Calcolare l’importo della pensione futura può sembrare complicato, tuttavia farsi un’idea di quanto si andrà a percepire potrebbe essere più facile di quanto si pensa. Ovviamente non si tratta di calcolare una pensione precisa al centesimo, ma comunque di arrivare a un importo che in prospettiva si avvicini il più possibile a quello percepito.

Per fare una simulazione dell’assegno, tuttavia, è importante conoscere le regole per il calcolo della pensione, le quali oggi differiscono a seconda del periodo a cui fanno riferimento i contributi versati. Nella maggior parte dei casi, infatti, il metodo utilizzato per il calcolo della pensione è il misto, ossia una somma tra la quota retributiva della pensione e l’altra contributiva.

Esistono, infatti, due diverse sistemi: il retributivo, più vantaggioso ma destinato a sparire più si andrà avanti con gli anni, e il contributivo, il quale è sicuramente meno conveniente ma è stato introdotto per garantire sostenibilità al sistema pensionistico italiano. Per capire quanto si prenderà di pensione, quindi, bisogna comprendere come funzionano questi due sistemi e su quali periodi si applicano, così poi da poterli sommare e arrivare all’importo complessivo lordo.

A tal proposito, in questa guida ti aiuterò a capire i vari passi del procedimento che porta al calcolo della pensione, spiegandoti nel dettaglio quali sono le regole che si applicano per la “trasformazione” dei contributi in assegno di pensione.

Calcolo dell’importo della pensione: cosa incide

Prima di scendere nel dettaglio su come funziona il calcolo della pensione, è bene sottolineare cosa incide sull’importo dell’assegno.

Come anticipato, molto dipende dalla quota di riferimento, ossia se si tratta di calcolo con metodo retributivo o contributivo. La prima importante informazione, dunque, riguarda il periodo a cui i contributi riferiscono.

Nel caso della quota di pensione calcolata con sistema retributivo, ad esempio, incidono sull’importo:

  • anni di contributi;
  • le ultime retribuzioni percepite dal lavoratore.

Per la parte di pensione calcolata con il contributivo, invece, incidono:

  • contributi versati per ogni anno di lavoro;
  • età in cui si va in pensione.

Detto questo, possiamo partire dalla prima informazione, ossia su quali periodi si applica il sistema retributivo e quando invece il contributivo.

Calcolo della pensione: quale sistema si applica?

Ad oggi si applicano due sistemi per il calcolo della pensione: quello misto, ossia per una parte con il retributivo e per l’altra con il contributivo, e quello interamente contributivo.

La riforma Dini del 1995 ha sostituito il sistema retributivo per il calcolo della pensione, dove perlopiù si tiene conto della misura degli stipendi percepiti dal lavoratore, con quello contributivo dove invece - come si può facilmente intuire dal nome - si considera esclusivamente il montante contributivo dell’interessato.

Ebbene, con il passaggio dall’uno all’altro sistema per coloro che hanno contributi accreditati sia prima che dopo il 1° gennaio 1996 si applica il sistema misto. Questo, a sua volta, si suddivide in due varianti:

  • per coloro che alla data del 31 dicembre 1995 hanno maturato meno di 18 anni di contributi si applica il sistema retributivo per la quota antecedente a questa data e quello contributivo per i contributi accreditati successivamente;
  • per coloro che alla data del 31 dicembre 1995 hanno maturato almeno 18 anni di contributi, il sistema retributivo si applica per la quota antecedente al 1° gennaio 2012, e il contributivo per quella successiva.

Per chi invece non ha contributi accreditati prima del 1° gennaio 1996, si applica interamente il sistema contributivo per il calcolo della pensione; con il passare degli anni, quindi, ci sarà il totale passaggio al sistema contributivo.

Per capire come si calcola la pensione, quindi, dobbiamo vedere come funzionano questi due metodi e quali sono le regole che si applicano per ciascuno di questi.

Come funziona il sistema retributivo per il calcolo della pensione

Per calcolare la pensione con il sistema retributivo si tiene conto delle retribuzioni percepite dal lavoratore nell’arco della propria carriera.

Nel dettaglio, con il metodo retributivo il trattamento pensionistico a sua volta si basa su due quote, ossia:

  • Quota A calcolata sulle anzianità maturate al 31 dicembre 1992 che si basa sulla media degli ultimi 5 anni (ossia 260 settimane) delle retribuzioni utili percepite dal lavoratore dipendente del settore privato, o persino dell’ultimo anno per il dipendente del pubblico impiego. Nel caso dei lavoratori autonomi, invece, si guarda agli ultimi 10 anni (520 settimane);
  • Quota B calcolata sulle anzianità contributive maturate dal 1° gennaio 1993 al 31 dicembre 1995, oppure - nel caso del lavoratore che entro questa data può vantare almeno 18 anni di contributi - al 31 dicembre 2011. Per la Quota B si tiene conto della retribuzione degli ultimi 10 anni sia per il lavoratore dipendente privato che pubblico, mentre per i lavoratori autonomi degli ultimi 15 anni.

Per entrambe le quote, quindi, si fa una media delle retribuzioni percepite negli anni antecedenti al pensionamento ed è importante sottolineare che il risultato è soggetto a rivalutazione. Per questa si applicano le seguenti regole:

  • anzianità fino al 31 dicembre 1992: tasso di rivalutazione pari all’incremento del costo della vita;
  • anzianità successive al 31 dicembre 1992: il tasso di rivalutazione è pari all’incremento del costo della vita più un altro punto percentuale per ogni anno.

A questo punto, abbiamo una media delle retribuzioni rivalutate secondo le regole suddette. Questa va trasformata in pensione: per farlo, basta moltiplicare il risultato per le cosiddette aliquote di rendimento, a loro volta variabili a seconda della retribuzione media, della collocazione temporale delle anzianità maturate (se ante 1993 o post 1993) e del fondo presso il quale il lavoratore è iscritto.

Generalmente, comunque, si applica un’aliquota del 2% per ogni anno di anzianità contributiva. Tuttavia, l’anzianità complessiva riconosciuta non può comunque superare i 40 anni: di conseguenza, la quota di pensione calcolata con il retributivo nel migliore dei casi potrà essere pari, e mai superiore, all’80% della media delle retribuzioni pensionabili.

Come funziona il sistema contributivo

Il suddetto sistema retributivo era particolarmente vantaggioso per il lavoratore, specialmente per chi durante gli ultimi anni di lavoro ha percepito retribuzioni molto elevate. Tuttavia, si stava mettendo a rischio al sostenibilità del sistema, specialmente per l’invecchiamento della popolazione e - nel contempo - per la crisi del mercato del lavoro.

Per questo motivo la riforma Dini del 1995 ha decretato il passaggio dal sistema retributivo al contributivo, nel quale invece si tiene conto del solo montante contributivo del lavoratore.

Questo si calcola moltiplicando la retribuzione pensionabile annua per l’aliquota di computo, ossia la percentuale di retribuzione pensionabile che viene accantonata come contribuzione ai fini previdenziali; il risultato, a sua volta, si moltiplica per il tasso di rendimento, ossia un tasso di rivalutazione annuo dei contributi versati.

Il risultato di questo calcolo, ossia il montante contributivo, a sua volta viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione così da trasformarlo nell’importo della pensione.

Riassumendo, per eseguire il calcolo della pensione per il sistema contributivo bisogna eseguire i seguenti passaggi:

  • calcolo dell’importo dei versamenti contributivi anno per anno. A tal fine si può applicare all’imponibile previdenziale (la somma assoggettata al calcolo dei contributi previdenziali) la percentuale relativa alla propria situazione previdenziale: 33% per lavoro dipendente, 23% per lavoro autonomo, tra il 27% al 30% per parasubordinati a seconda della situazione.
  • moltiplicare l’importo così ottenuto per il coefficiente di rivalutazione anno per anno. La somma di questi numeri sarà il montante contributivo totale.
  • applicare la percentuale relativa al coefficiente di trasformazione relativo all’età di quando si va in pensione. L’importo sarà quello della rata annua.

Nel dettaglio, i coefficienti di trasformazione aggiornati per il biennio 2021-2022 sono i seguenti:

Età di uscita Valori 2019-2020Valori 2021-2022
58 4,304% 4,289%
59 4,414% 4,399%
60 4,532% 4,515%
61 4,657% 4,639%
62 4,790% 4,770%
63 4,932% 4,910%
64 5,083% 5,060%
65 5,245% 5,220%
66 5,419% 5,391%
67 5,604% 5,575%
68 5,804% 5,772%
69 6,021% 5,985%
70 6,257% 6,215%
71 6,513% 6,466%

In base all’età in cui si accede alla pensione, dunque, bisogna prendere il coefficiente di trasformazione di riferimento e applicarlo sul montante contributivo, così da arrivare alla quota di pensione calcolata con il sistema contributivo.

Calcolo pensione: riepilogo ed esempi

Conoscere le regole per il calcolo della pensione è molto importante per farsi un’idea di quale sarà l’importo dell’assegno previdenziale che verrà erogato mensilmente (per tredici mensilità) una volta che ci sarà il collocamento in quiescenza.

Seguendo passo per passo le indicazioni suddette, quindi, riuscirai a capire a grandi linee quale sarà l’importo della pensione a voi riconosciuta. Una volta calcolate le quote A e B del sistema retributivo, infatti, basterà sommare la quota C calcolata con il contributivo per arrivare all’importo complessivo.

Si ricorda, comunque, che si tratta di un importo lordo che poi andrà trasformato in netto (qui una guida completa con gli aggiornamenti per il 2022).

Arrivati a questo punto, possiamo prendere come esempio un caso di un lavoratore dipendente con le seguenti caratteristiche:

  • età del pensionamento: 67 anni;
  • anni di contributi: 35, 15 nel retributivo e 20 nel contributivo;
  • media delle ultime retribuzioni: 3.000,00€ sia nella quota A che nella quota B.

Per il calcolo non terremo conto, per semplicità, di eventuali rivalutazioni.

Come prima cosa, dunque, bisogna calcolare la quota retributiva. Dal momento che la retribuzione media è uguale tra quota A e B, basta prenderne il 30% (2% per i 15 anni) per arrivare alla quota retributiva. Il risultato è una quota di 900,00€.

Calcoliamo, invece, la quota contributiva. Mettiamo il caso che nei 20 anni di lavoro la retribuzione annua sia stata costante e pari a 36.000,00€. Considerando che di contributi se ne versa il 33%, ne risulta che per ogni anno sono stati accumulati 11.880,00€, per un montante contributivo di 237.600,00€ (da rivalutare). Per la Quota C della pensione se ne prende una parte pari al coefficiente di trasformazione che per chi va in pensione a 67 anni è pari a 5,575%.

Di conseguenza, 13.246,20€ l’anno, 1.103.83€ al mese. Sommando le due quote, dunque, arriviamo a poco più di 2.000,00€ di pensione lorda, da trasformare in netto secondo le regole attuali.

Questo è tutto, sperando che le regole per il calcolo della pensione siano state chiare.

Tuttavia, se vuoi sapere quanto prenderai di assegno ma non vuoi impegnarti in una tale procedura, puoi sempre rivolgervi ad altri strumenti a disposizione. Ad esempio, ci sono diversi simulatori online che permettono di calcolare l’importo della pensione futura; il più importante è sicuramente quello disponibile sul sito dell’INPS, nell’area dedicata a “La mia pensione”. Grazie a questo simulatore è possibile farsi un’idea, in base ai contributi versati e alle retribuzioni percepite nel corso della carriera, di quanto sarà l’importo della pensione e se questa sarà sufficiente per far fronte alle spese che ti troverai a sostenere.

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