Chi sono i presidenti di calcio più ricchi al mondo. La classifica dei patrimoni dei miliardari del pallone: tra sceicchi e imprenditori, ci sono italiani?
La classifica dei proprietari di club più ricchi al mondo: se pensate che il pallone sia solo tecnica, tattica e agonismo, vi sbagliate di grosso, visto che ormai stiamo parlando di un autentico business più che di uno sport.
Sono lontani anni luce i tempi in cui i presidenti di calcio erano prima di tutto dei tifosi, con i vari patron spesso espressione del territorio di riferimento. Fondi d’investimento, sceicchi e miliardari sono i nuovi padroni del calcio, e hanno preso il controllo non solo dei cosiddetti top club, ma anche delle squadre provinciali, creando spesso vere e proprie holding che controllano più società, come nel caso del gruppo Red Bull o del City Group.
Diagonali, pressing e dribbling sono passati in secondo piano rispetto ai termini che oggi dominano il pallone: brand, plusvalenze, diritti e marketing. Di conseguenza i nuovi presidenti - anzi, sarebbe più corretto parlare di proprietà - sono l’espressione del nuovo calcio. E per guidare i club più in vista, dalle valutazioni ormai faraoniche, servono patrimoni colossali.
Per capire chi comanda davvero, abbiamo preso in esame l’edizione 2026 della classifica annuale di Forbes sui proprietari di squadre sportive più ricchi del mondo, diffusa a marzo.
Un dato dà la misura del fenomeno: i 25 proprietari sportivi più ricchi del pianeta valgono complessivamente 903 miliardi di dollari, con un balzo del 49% rispetto ai 607 miliardi della classifica 2025, e per la prima volta tutti e 25 superano la soglia dei 10 miliardi.
Il calcio è lo sport più rappresentato in assoluto, con 13 proprietari presenti in lista, distribuiti su sette campionati diversi.
Perché in cima non c’è il fondo saudita
Una premessa doverosa, perché è proprio qui che si annida il malinteso più diffuso. La classifica Forbes misura i patrimoni personali e familiari dei singoli miliardari, e conteggia soltanto chi detiene quote di maggioranza in alcuni grandi campionati.
Per questo motivo restano fuori i grandi fondi sovrani: il Public Investment Fund saudita che controlla il Newcastle e il blocco dei club della Saudi Pro League, la Qatar Sports Investments di Nasser Al-Khelaïfi al Paris Saint-Germain e lo sceicco Mansour bin Zayed, dietro al Manchester City e al City Football Group.
Sono colossi statali o veicoli d’investimento, non fortune individuali: ecco perché, quando si parla di persone fisiche, in vetta non c’è uno sceicco, ma un imprenditore europeo.
Bernard Arnault, l’uomo più ricco d’Europa che ora sfida il PSG
Davanti a tutti c’è Bernard Arnault, il magnate francese del lusso a capo del colosso LVMH - il gruppo che riunisce oltre 75 marchi, da Louis Vuitton a Christian Dior, da Moët a Sephora. Con un patrimonio netto stimato da Forbes in 171 miliardi di dollari, il 77enne a inizio anno occupava il settimo posto nella classifica mondiale dei miliardari 2026 ed è l’unico non statunitense a entrare stabilmente nella top 10: questo lo rende, di fatto, l’uomo più ricco d’Europa.
La cosa curiosa è che Arnault sia diventato il proprietario sportivo numero uno del mondo grazie a un club dal prezzo, per i suoi standard, irrisorio. Tramite la holding di famiglia ha rilevato la quota di maggioranza del Paris FC nel 2024, per una valutazione di circa 100 milioni di dollari: appena lo 0,06% del suo patrimonio.
Il club, però, all’epoca militava in Ligue 2 e Forbes conteggia solo le squadre dei massimi campionati: l’incoronazione è arrivata soltanto dopo la promozione in Ligue 1, centrata con il secondo posto del 2025. Così Arnault ha scalzato dal trono l’ex CEO di Microsoft Steve Ballmer, proprietario dei Los Angeles Clippers, oggi terzo con 126 miliardi.Il Paris FC è da sempre il fratello minore del Paris Saint-Germain, vincitore di 11 degli ultimi 13 titoli francesi, ma Arnault punta a costruire un’alternativa credibile.
Lo fa in tandem con Red Bull, co-investitore nel club, che ha messo l’ex tecnico del Liverpool Jürgen Klopp a capo del calcio globale del gruppo. In questa stagione il Paris FC viaggia a metà classifica, comodamente fuori dalla zona retrocessione. E lo stesso patron ha portato il lusso anche in pista: nel 2024 LVMH ha firmato un accordo di sponsorizzazione decennale con la Formula 1, riferito in oltre 1 miliardo di dollari.
La classifica dei 15 proprietari di calcio più ricchi al mondo
Ecco la graduatoria dei 15 proprietari di club calcistici più ricchi al mondo, sulla base dei patrimoni stimati da Forbes nel 2026 (in dollari).
| Proprietario | Club | Patrimonio | Posizione mondiale |
|---|---|---|---|
| Bernard Arnault | Paris FC (Francia) | 171 miliardi | 7° |
| Carlos Slim | Real Oviedo (Spagna) | 125 miliardi | 16° |
| Mark Mateschitz | RB Lipsia (Germania) | 45,8 miliardi | 43° |
| Idan Ofer | Famalicão (Portogallo) | 34,6 miliardi | 61° |
| François Pinault | Rennes (Francia) | 29,5 miliardi | 81° |
| David Tepper | Charlotte FC (USA) | 23,7 miliardi | 109° |
| Stanley Kroenke | Arsenal (Inghilterra) | 22,2 miliardi | 114° |
| Philip Anschutz | LA Galaxy (USA) | 19,4 miliardi | 141° |
| James Ratcliffe | Manchester United (Inghilterra) | 18,4 miliardi | 153° |
| Anders Holch Povlsen | Midtjylland (Danimarca) | 16,9 miliardi | 171° |
| Todd Boehly | Chelsea (Inghilterra) | 9,3 miliardi | 372° |
| Evangelos Marinakis | Olympiacos / Nottingham Forest | 7 miliardi | 567° |
| Dmitry Rybolovlev | Monaco (Francia) | 6,7 miliardi | 612° |
| Florentino Pérez | Real Madrid (Spagna) | 6,3 miliardi | 664° |
| John Henry | Liverpool (Inghilterra) | 5,7 miliardi | 730° |
Dietro Arnault: il magnate del telefono e il padrone delle lattine
Al secondo posto tra i proprietari del pallone c’è Carlos Slim, il magnate messicano delle telecomunicazioni, sedicesimo uomo più ricco del mondo con 125 miliardi. Dopo aver rilevato il Real Oviedo, è riuscito a riportare il club spagnolo in Liga, completando una rincorsa attesa per anni dalla tifoseria asturiana.
A chiudere il podio è Mark Mateschitz, erede dell’impero Red Bull e custode di una galassia calcistica che ruota attorno al RB Lipsia e al Salisburgo: 45,8 miliardi di patrimonio per il modello di multiproprietà più strutturato del calcio europeo. Subito dietro, l’armatore israeliano Idan Ofer (34,6 miliardi), il cui patrimonio è quasi decuplicato in pochi anni grazie a una flotta di circa 250 navi: controlla il portoghese Famalicão e possiede anche una quota di minoranza dell’Atlético Madrid.
Poi François Pinault, 89 anni, fondatore del gruppo del lusso Kering (Gucci, Yves Saint Laurent) e grande rivale storico proprio di Arnault: il suo Rennes naviga nelle zone alte della Ligue 1.
Nella seconda metà della top 15 sfilano i grandi nomi anglosassoni: Stanley Kroenke dell’Arsenal, oggi in testa alla Premier League dopo tre secondi posti consecutivi e a caccia del primo titolo dal 2004; James Ratcliffe, il chimico britannico di INEOS che gestisce l’area sportiva del Manchester United; Todd Boehly, alla guida del Chelsea; e ancora Evangelos Marinakis (Olympiacos e Nottingham Forest), Dmitry Rybolovlev del Monaco, fino ai presidenti dei due eterni rivali della Liga e della Premier: Florentino Pérez del Real Madrid e John Henry, patron del Liverpool.
E gli italiani? Il tricolore è solo una bandierina
E qui arriva la doccia fredda per il nostro campionato: nella classifica mondiale dei proprietari di calcio non c’è un solo italiano. La Serie A è ben rappresentata, certo, ma da capitali stranieri.
I più ricchi padroni di club tricolori c’è infatti la famiglia Hartono, miliardari indonesiani arricchitisi nel tabacco e nella Bank Central Asia: con un patrimonio combinato vicino ai 38 miliardi di dollari, sarebbero da soli ai vertici della graduatoria. Hanno rilevato il Como nel 2019, quando il club era impantanato in Serie D, e lo hanno guidato attraverso tre promozioni fino alla Serie A del 2024: dopo il decimo posto dell’esordio, i lariani viaggiano oggi nella parte sinistra della classifica.
Sul gradino successivo c’è Dan Friedkin (11,4 miliardi), il magnate texano delle concessionarie Toyota proprietario della Roma, che nel dicembre 2024 ha aggiunto al suo portafoglio anche l’Everton in Premier League.
Seguono le altre proprietà d’oltreoceano: la famiglia Saputo del Bologna (6,4 miliardi), la famiglia Commisso della Fiorentina (5,6 miliardi), il fondo RedBird di Gerry Cardinale al Milan e la Oaktree di Howard Marks all’Inter.
L’unico vero spruzzo di tricolore resta quello della famiglia Agnelli-Elkann: John Elkann, con un patrimonio stimato in 2,5 miliardi di dollari, è l’unica storica proprietà italiana rimasta al timone di un grande club, la Juventus.
A completare il quadro nostrano i patron-imprenditori del nostro tessuto industriale, da Renzo Rosso (Diesel) al Vicenza, ad Antonio Percassi dell’Atalanta, fino a Danilo Iervolino della Salernitana. Segno che, anche nel calcio dei miliardari globali, un pezzetto di Italia - per quanto piccolo - resiste ancora.
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