Inter, campionati a rischio a seguito dell’indagine che ha coinvolto Gianluca Rocchi, designatore di Serie A e B? Facciamo chiarezza.
Cosa rischia l’Inter? È la domanda del giorno dopo l’inchiesta che ha coinvolto il designatore arbitrale di Serie A e B, Gianluca Rocchi, indagato per frode con un’accusa precisa: avrebbe favorito i nerazzurri.
In particolare, sono due i campionati sotto osservazione della Procura di Milano: 2023-2024 e 2024-2025, con diverse partite attenzionate. Che si tratti di un nuovo caso Calciopoli non è dato sapere, anche perché al momento non c’è alcuna dimostrazione di un chiaro coinvolgimento dell’Inter.
La situazione è in divenire, con i tifosi nerazzurri che guardano con preoccupazione agli sviluppi di una vicenda che li riguarda da vicino, anche perché il campionato 2023-2024 ha visto proprio l’Inter trionfare. Si può arrivare alla revoca del titolo? E quali conseguenze potrebbero esserci sul campionato in corso, che l’Inter si appresta a vincere?
Facciamo chiarezza su cosa può succedere.
Perché Gianluca Rocchi è stato indagato
Al centro dell’inchiesta della Procura di Milano c’è l’ipotesi di concorso in frode sportiva, lo stesso reato che fu contestato nel caso Calciopoli. Secondo l’impianto accusatorio, Rocchi - in qualità di designatore arbitrale di Serie A e B - avrebbe in qualche modo condizionato alcune decisioni arbitrali e scelte di designazione, incidendo potenzialmente sull’andamento delle partite.
Nel dettaglio, i magistrati ipotizzano tre filoni principali. Il primo riguarda la designazione dell’arbitro Andrea Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile 2025, che sarebbe stata “combinata” perché ritenuto un direttore di gara gradito ai nerazzurri, in piena corsa scudetto. Il secondo episodio riguarda invece la gestione delle designazioni in Coppa Italia: Rocchi avrebbe indirizzato la scelta su Daniele Doveri in semifinale per evitare che potesse arbitrare eventuali partite decisive dell’Inter nelle fasi successive, garantendo così direzioni considerate più favorevoli.
Il terzo e più delicato fronte riguarda la sala Var di Lissone, in particolare l’episodio di Udinese-Parma del marzo 2025. Qui l’accusa sostiene che Rocchi, pur non essendo formalmente parte del team operativo, avrebbe influenzato la decisione del Var, inducendo l’arbitro a rivedere un’azione poi conclusa con l’assegnazione di un rigore decisivo. Un’ipotesi supportata anche da un video agli atti, in cui si vedrebbe il varista cambiare orientamento dopo un’interazione avvenuta attraverso la vetrata della sala.
Accanto a questi episodi, gli inquirenti stanno analizzando anche altre partite, tra cui Inter-Verona del gennaio 2024 (dove ci fu l’episodio della gomitata di Bastoni prima del gol dei nerazzurri), per capire se si tratti di semplici errori tecnici oppure di comportamenti riconducibili a un disegno più ampio.
Va però chiarito che l’indagine è ancora in fase preliminare: non esistono al momento prove definitive né tantomeno responsabilità accertate, e lo stesso Rocchi ha respinto ogni accusa dichiarando di aver sempre agito correttamente e di avere piena fiducia nella magistratura.
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Cosa rischia l’Inter adesso?
Al momento l’Inter non rischia nulla perché l’inchiesta è ancora nella fase preliminare e non esiste alcuna prova di un coinvolgimento diretto del club.
Detto questo, gli scenari potrebbero cambiare, anche sensibilmente, nel caso in cui l’inchiesta penale dovesse produrre elementi rilevanti sul piano sportivo. Come spesso accaduto in passato, a partire da Calciopoli fino ad arrivare a vicende più recenti, il passaggio chiave sarebbe quello dalla giustizia ordinaria a quella sportiva.
La Procura federale della Figc potrebbe infatti chiedere gli atti alla Procura di Milano e valutare se i fatti contestati configurino una violazione del Codice di giustizia sportiva. A quel punto si aprirebbero due possibili strade: illecito sportivo oppure violazione del principio di lealtà sportiva.
Nel primo caso - il più grave - si entrerebbe in un terreno molto delicato, con il rischio di penalizzazioni in classifica, sanzioni pesanti e, nei casi estremi, anche la revoca di risultati o titoli. Lo scudetto 2023-2024, quindi, potrebbe anche essere revocato nella peggiore delle situazioni (e in quel caso sarebbe il Milan campione d’Italia). Nel secondo caso, invece, le conseguenze sarebbero più contenute, con possibili ammende o sanzioni disciplinari.
Anche per il campionato in corso eventuali effetti dipenderebbero esclusivamente dagli sviluppi dell’indagine.
Un nodo fondamentale riguarda la cosiddetta responsabilità oggettiva. Anche senza un coinvolgimento diretto, infatti, una società può essere sanzionata per comportamenti illeciti dei propri tesserati o di soggetti collegati, qualora venga dimostrato un vantaggio sportivo.
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