Ricardo Caballero è Ford International Professor of Economics al Massachusetts Institute of Technology (MIT), ricercatore associato del National Bureau of Economic Research (NBER) e, tra il 2008 e il 2011, è stato a capo del dipartimento di Economia del MIT. È uno dei macroeconomisti più citati al mondo, con lavori di riferimento su bolle speculative e cicli finanziari. Nelle scorse settimane ha aggiornato più volte un working paper NBER dal titolo «Speculative Growth and the AI «Bubble»», che prova a rispondere alla domanda che agita i mercati da mesi: le valutazioni monstre dei titoli legati all’AI sono giustificate dai fondamentali o sono una bolla?
Caballero propone un punto di vista diverso: parte di quel movimento potrebbe dipendere proprio dagli investimenti sull’intelligenza artificiale.
Caballero: né bolla né fondamentali, c’è «una terza possibilità»
Nell’abstract del paper, pubblicato su NBER (working paper n. 34722) e reso disponibile anche sul sito del MIT, Caballero scrive:
«Le elevate valutazioni dell’IA vengono di solito lette come fondamentali o come una bolla. Questo paper sviluppa una terza possibilità: una sopravvalutazione temporanea può lasciare un’eredità reale permanente».
Secondo l’esperto, gli investimenti in intelligenza artificiale ampliano la capacità produttiva e spostano reddito verso i proprietari del capitale, che hanno una propensione al risparmio crescente con la ricchezza; questo meccanismo può sostenere un nuovo equilibrio di «alto capitale». Per arrivarci, però, serve prima un eccesso di ottimismo che sostenga le valutazioni e spinga gli investimenti:
«L’ottimismo alza il prezzo del capitale installato, e il prezzo più alto alza la domanda di investimento. L’installazione assorbe risorse correnti, quindi il tasso reale di equilibrio sale per spingere i capitalisti a rimandare i consumi e finanziare la costruzione».
L’esito finale dipende da quanto dura questo ottimismo: «Una correzione anticipata riporta l’economia allo stato a basso capitale; una più tardiva abbassa le valutazioni ma lascia in piedi il capitale installato», e nello scenario di «alto capitale» i lavoratori guadagnano salari più alti e, alla fine, tassi reali più bassi.
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Un tassello, non una spiegazione esclusiva
Vale la pena leggere questa tesi insieme a un’altra voce, questa volta di mercato: a metà agosto Money.it Premium aveva raccontato perché potrebbero essere i bond a far scoppiare la bolla AI, con l’analista Matthew Bartolini secondo cui rendimenti più alti alzano il tasso di sconto degli utili futuri, colpendo proprio i titoli growth più esposti all’AI.
Le due letture non si escludono. Caballero descrive un meccanismo di lungo periodo in cui i tassi più alti sono il prezzo della transizione, mentre l’angolo di mercato guarda al rischio che quegli stessi tassi facciano correggere le valutazioni prima che la transizione si completi. Per un ordine di grandezza, secondo una stima di Futurum Group di febbraio 2026, le cinque maggiori tech USA avrebbero pianificato per il 2026 una spesa in conto capitale sull’IA tra 660 e 690 miliardi di dollari, quasi il doppio del 2025.