Busta paga, a giugno si aggiungono due giorni di permesso

Simone Micocci

19 Giugno 2026 - 11:12

Busta paga, a giugno due festività soppresse danno diritto ad altrettanti permessi retribuiti. Ecco cosa cambia per i lavoratori.

Busta paga, a giugno si aggiungono due giorni di permesso

Buone notizie per i lavoratori dipendenti: nella busta paga di giugno 2026 possono aggiungersi fino a due giorni di permesso in più, retribuiti al 100%, da utilizzare in caso di necessità o, in alternativa, da monetizzare al termine del periodo di riferimento secondo quanto previsto dal contratto collettivo applicato.

Il riconoscimento di questi permessi è legato alle cosiddette festività soppresse, ossia giornate che in passato erano considerate festività nazionali e davano quindi diritto all’astensione retribuita dal lavoro, ma che oggi sono a tutti gli effetti giorni feriali.

Nel mese di giugno 2026 ce ne sono due: il Corpus Domini, che quest’anno cade giovedì 4 giugno, ma con la celebrazione spostata al 7 giugno, e la festività dei santi Pietro e Paolo del 29 giugno, che resta giorno festivo solamente per chi lavora nel Comune di Roma. Per tutti gli altri lavoratori, invece, anche questa data rientra tra le ex festività.

La buona notizia è che, anche se non si tratta più di giorni festivi, in molti casi queste ricorrenze continuano a produrre effetti positivi in busta paga. La normativa vigente, insieme alla contrattazione collettiva, riconosce infatti un trattamento di favore per le giornate che coincidono con le ex festività, attribuendo al lavoratore un permesso aggiuntivo con caratteristiche simili ai cosiddetti ROL.

Questo significa che non aumenta subito lo stipendio, ma cresce il monte ore dei permessi indicato in busta paga.

Ore che il lavoratore potrà utilizzare successivamente per assentarsi dal lavoro senza perdere retribuzione oppure, visto che i permessi a differenza delle ferie possono essere monetizzati, farsi pagare alla scadenza prevista dal contratto.

Quali sono le festività soppresse di giugno

In altri tempi giugno sarebbe stato un mese ricco di festività, con la possibilità per i lavoratori di assentarsi dal lavoro per più giorni senza subire alcuna riduzione dello stipendio.

Con l’approvazione della legge n. 54/1977 e la cancellazione di alcune ricorrenze dal calendario civile, l’unico giorno festivo nazionale rimasto nel mese è il 2 giugno, data in cui si celebra la festa della Repubblica italiana.

Diverso, invece, il discorso per il Corpus Domini, che nel 2026 cade giovedì 4 giugno con celebrazioni rinviate al 7 giugno. Si tratta di una festa mobile che ricorre il giovedì successivo alla solennità della Santissima Trinità, ma che in Italia non è più riconosciuta come giorno festivo agli effetti civili. Per questo motivo, dal punto di vista lavorativo, il 4 giugno resta una normale giornata feriale.

La stessa logica vale, nella gran parte d’Italia, per la festa dei santi Pietro e Paolo del 29 giugno. Anche questa, infatti, rientra tra le festività soppresse, salvo un’eccezione importante: il Comune di Roma. Poiché Pietro e Paolo sono i patroni della Capitale, per chi lavora a Roma il 29 giugno continua a essere considerato un giorno festivo, con tutte le tutele previste in caso di astensione dal lavoro o di eventuale prestazione svolta in giornata festiva.

Nelle altre città, invece, lunedì 29 giugno 2026 sarà un normale giorno lavorativo. Proprio per questo, al pari del Corpus Domini del 4 giugno, potrà dare diritto alla maturazione di un permesso aggiuntivo per festività soppressa, secondo quanto previsto dal contratto collettivo applicato.

Cosa si guadagna per le festività soppresse

Come anticipato, in termini economici immediati non si guadagna nulla: nelle giornate lavorative che coincidono con le festività soppresse, quindi, non bisogna aspettarsi un aumento dello stipendio.

A guadagnarci è però il monte permessi. Solitamente, infatti, i contratti collettivi riconoscono al lavoratore un giorno di permesso retribuito per ogni festività soppressa che cade in una giornata lavorativa. Permessi di cui si potrà beneficiare in un secondo momento, in caso di necessità, oppure che in alternativa possono essere monetizzati se non goduti entro il termine previsto dal contratto.

Sono sempre i contratti collettivi a definirne condizioni e modalità di maturazione. Ad esempio, in alcuni casi non basta che la ex festività cada in una giornata ordinariamente lavorativa, ma è necessario anche che in quella giornata il lavoratore abbia diritto all’intero trattamento economico. Di conseguenza, a seconda delle regole applicate dal contratto, anche un’assenza non retribuita o la richiesta di un permesso non retribuito potrebbero incidere sulla maturazione del permesso aggiuntivo.

Come detto sopra, quindi, nella busta paga riferita alla mensilità di giugno 2026 molti dipendenti potrebbero trovare una piacevole sorpresa: fino a due permessi extra, uno per il Corpus Domini del 4 giugno e l’altro per il 29 giugno, festa dei santi Pietro e Paolo.

Fa eccezione il caso di chi lavora nel Comune di Roma, dove il 29 giugno resta una festività a tutti gli effetti. In questo caso, infatti, la giornata non viene trattata come festività soppressa, ma come giorno festivo, con le relative tutele previste in caso di astensione dal lavoro o di prestazione lavorativa svolta in un giorno festivo.