Oggi la pensione non è più quella di una volta. Anche i redditi familiari spesso non bastano e sempre più italiani cercano un modo per far fruttare i propri risparmi così da ottenere un’entrata aggiuntiva stabile nel tempo. Il motivo è semplice: l’inflazione percepita dalle famiglie molto spesso appare superiore a quella ufficiale. Il costo della vita continua a crescere più rapidamente rispetto agli aumenti di stipendi e pensioni e così, mese dopo mese, molte persone hanno la sensazione che il proprio reddito non basti mai davvero. Per questo motivo chi ha dei risparmi da parte, e statisticamente gli italiani oggi ne hanno molti meno rispetto ai decenni scorsi, cerca sempre più spesso di metterli a rendita per integrare entrate e pensione.
Sui mercati azionari, nel lungo periodo, i rendimenti mediamente sono più elevati. È vero: storicamente, su orizzonti superiori ai 10 anni e con una buona diversificazione globale, le probabilità di guadagno aumentano sensibilmente. Ma molti risparmiatori italiani non cercano necessariamente il rendimento massimo. Cercano soprattutto una cosa: le cedole. Avere un’entrata periodica da utilizzare per integrare stipendio o pensione è diventata una priorità. Ecco perché la preferenza continua ad andare verso i titoli di Stato italiani e, in particolare, verso i BTP.
Negli ultimi anni, oltre agli ETF che distribuiscono cedole, si sono diffusi anche molti fondi comuni di investimento a distribuzione, cioè strumenti che puntano a garantire entrate periodiche attraverso stacchi mensili, trimestrali o annuali. Una soluzione sempre più scelta da chi vuole integrare reddito e pensione senza dover vendere continuamente gli investimenti. Ma il piccolo risparmiatore continua a sentirsi più sicuro con strumenti tradizionali come Buoni Postali e BTP. La domanda allora è semplice: conviene di più comprare un Buono Postale a cedola oppure un BTP?
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Quanto rendono davvero Buoni Postali e BTP
Il Buono Postale a Cedola 8 anni di Poste Italiane ha una durata di 8 anni e prevede cedole semestrali con un rendimento annuo lordo a scadenza del 2%. Inoltre, consente il rimborso anticipato totale o parziale del capitale investito.
Su un investimento di 10 mila euro, il capitale netto rimborsato a scadenza resta pari a 10 mila euro, mentre il totale delle cedole nette incassate nell’arco degli 8 anni arriva a 1.421,86 euro. Va inoltre considerato che nel Buono Postale a Cedola 8 anni le cedole non sono elevate fin dall’inizio, ma crescono progressivamente nel tempo. Il tasso cedolare annuo lordo parte infatti dall’1% il primo anno, sale gradualmente negli anni successivi e arriva al 4% soltanto nell’ultimo anno.
Nel dettaglio:
- 1° anno: 1,00%
- 2° anno: 1,25%
- 3° anno: 1,50%
- 4° anno: 1,75%
- 5° anno: 2,00%
- 6° anno: 2,25%
- 7° anno: 2,50%
- 8° anno: 4,00%.
Il rendimento effettivo annuo lordo a scadenza arriva così al 2%. Nei BTP, invece, la cedola è normalmente fissa e spesso più elevata fin dall’inizio. Questo permette al risparmiatore di ottenere da subito flussi cedolari più alti e costanti nel tempo, caratteristica che per molti rappresenta un vantaggio importante soprattutto per chi cerca una rendita immediata.
Il funzionamento del Buono è molto semplice: ogni sei mesi viene accreditata una cedola sul conto del sottoscrittore. Tuttavia c’è un aspetto importante da considerare. Se il buono viene rimborsato prima della data di pagamento della cedola, si perde il diritto agli interessi maturati fino a quel momento. Inoltre, nei primi sei mesi non viene riconosciuto alcun interesse in caso di rimborso anticipato.
Anche questa volta, nonostante i Buoni Postali appaiano più semplici da acquistare e gestire, i BTP riescono generalmente a offrire rendimenti superiori.
Tra i titoli di Stato con scadenza simile al Buono Postale troviamo il BTP agosto 2034 con cedola al 5%. Il rendimento effettivo lordo a scadenza è del 3,58%, mentre quello netto si attesta al 2,98%. Il prezzo di riferimento è pari a 110,21.
Con 10 mila euro investiti oggi si acquistano circa 9.073 euro nominali di titolo. La cedola annua lorda del 5% equivale quindi a circa 454 euro lordi all’anno, cioè quasi 397 euro netti. Da qui alla scadenza il risparmiatore incasserebbe diverse migliaia di euro in cedole. È vero che il titolo quota sopra 100 e quindi a scadenza verrà rimborsato a 100, generando una perdita sul capitale rispetto al prezzo di acquisto, ma il rendimento complessivo netto resta vicino al 3% annuo.
Tradotto in numeri, 10 mila euro investiti potrebbero generare un guadagno netto complessivo nell’ordine di circa 2.500 euro tra cedole e rendimento finale fino alla scadenza.
A differenza del Buono Postale, inoltre, se il BTP viene venduto prima della scadenza si ha comunque diritto al rateo della cedola maturata fino a quel momento. Va però ricordato che il prezzo del titolo sul mercato può anche scendere rispetto al valore di acquisto. Questo significa che il rateo incassato potrebbe essere compensato, almeno in parte, da una perdita sul prezzo di vendita del BTP.
C’è poi un altro titolo molto interessante: il BTP Tf 2,45% settembre 2033.
In questo caso il rendimento lordo a scadenza è del 3,44%, mentre quello netto sale al 3,11%. Il prezzo di riferimento è pari a 93,84. Il fatto che il titolo quoti sotto 100 è un vantaggio importante, perché oltre alle cedole si ottiene anche un guadagno in conto capitale a scadenza, dato che il Tesoro rimborserà il titolo a 100.
Con 10 mila euro investiti si acquistano circa 10.656 euro nominali di BTP. Le cedole annue lorde sarebbero quindi intorno ai 261 euro, pari a circa 228 euro netti annui. A queste si aggiunge il guadagno sul rimborso finale dato dalla differenza fra il prezzo di acquisto sotto la pari e il rimborso a 100. Nel complesso, il rendimento netto effettivo supera il 3% annuo e il guadagno totale potenziale fino a scadenza può arrivare a circa 2.300-2.500 euro netti su 10 mila euro investiti (un rendimento di circa il 75% in più rispetto al Buono Postale).
Dove conviene davvero investire oggi
Va detto però che i Buoni Postali partono con alcuni vantaggi pratici. Non prevedono commissioni di acquisto, non richiedono costi di intermediazione e non obbligano ad aprire un dossier titoli.
Sia i Buoni Postali sia i BTP pagano invece la stessa imposta di bollo dello 0,20%.
Per acquistare BTP normalmente serve un conto titoli e bisogna sostenere commissioni di acquisto ed eventuali costi di tenuta del dossier. Alcune banche azzerano queste spese, ma non sempre.
La conclusione è abbastanza semplice.
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Chi cerca soprattutto comodità e semplicità può continuare a preferire i Buoni Postali. Sono strumenti facili da capire, senza oscillazioni di mercato e senza costi di acquisto.
Ma chi punta a ottenere una rendita più elevata e un rendimento superiore oggi trova generalmente maggiore convenienza nei BTP. Anche considerando costi e commissioni, i titoli di Stato italiani continuano infatti a battere i Buoni Postali sul fronte del rendimento netto finale.