Btp Short Term o BOT? Ecco quale rende il 20% in più

Claudia Cervi

26 Aprile 2025 - 07:51

Meglio Btp Short Term o BOT protagonisti delle aste di aprile? Rendimenti netti e scadenze a confronto su 10.000 euro investiti. Ecco quale conviene di più e perché (la risposta non è scontata).

Btp Short Term o BOT? Ecco quale rende il 20% in più

Per investire la liquidità ferma sul conto corrente (e farla fruttare), meglio un Btp Short Term o un BOT?
In un momento in cui l’incertezza domina i mercati e i rendimenti obbligazionari sono su livelli interessanti, strumenti come Btp Short Term e BOT sono dei veri e propri alleati per chi cerca sicurezza e flessibilità, ma non sempre offrono guadagni superiori a quelli di un conto deposito.

Non parliamo di investimenti speculativi, ma di soluzioni semplici, pensate proprio per chi ha un orizzonte di breve termine. E proprio questo mese si presentano due occasioni concrete: il 24 aprile è andata all’asta la settima tranche del Btp Short Term, mentre il 28 aprile toccherà ai BOT a 6 e 12 mesi, entrambi con vita residua ridotta. Due opzioni diverse per rendimento, struttura e durata, ma entrambe ideali per chi vuole mettere al lavoro la propria liquidità senza esporsi troppo.

Facciamo un confronto concreto su un investimento di 10.000 euro: ecco chi vince tra i due.

Btp Short Term in asta il 24 aprile

Il Btp Short Term in asta il 24 aprile (Isin IT0005633794) scade il 25 febbraio 2027 e offre una cedola annua lorda del 2,55%, suddivisa in due pagamenti semestrali.

Sebbene il rendimento possa sembrare interessante per uno strumento a breve termine, c’è un dettaglio da considerare: il titolo viene quotato sopra la pari, a 101. Questo significa che per acquistare 1.000 euro nominali bisogna sborsare 1.010 euro.

In pratica, se investiamo 10.000 euro, si riescono ad acquistare 99 quote. La cedola netta, una volta applicata la tassazione agevolata del 12,5%, scende a circa il 2,23% netto, generando un guadagno di 221 euro all’anno.

Tuttavia, considerando anche il fatto che si è pagato un piccolo sovrapprezzo all’acquisto, il rendimento effettivo netto annuo si riduce intorno all’1,67% (scontando un’aliquota ridotta del 12,5%). Su una durata di due anni, questo si traduce in un guadagno complessivo netto di circa 306 euro. Non è una cifra elevata, ma per un investimento breve e relativamente sicuro può comunque rappresentare un’alternativa interessante al parcheggio della liquidità sul conto corrente.

Confrontiamolo con un conto deposito. Oggi, il miglior conto deposito sul mercato offre un rendimento del 4% lordo su base annua, ma solo per il primo anno. Se decidessimo di investire 10.000 euro per due anni, come nel caso del Btp Short Term, otterremmo 296 euro netti di interessi nel primo anno (considerando la tassazione del 26%), ma niente nel secondo.

Tradotto in numeri: il rendimento netto annuo effettivo è del 2,96% il primo anno, ma scende a zero l’anno successivo, portando la media a un 1,48% annuo su due anni. Questo significa che, nonostante il conto deposito sembri più conveniente inizialmente, sul medio termine rende meno del Btp Short Term, che garantisce flussi costanti per tutta la durata dell’investimento.

Riapertura asta BOT il 28 aprile

Il MEF ha annunciato la riapertura dell’asta BOT per il prossimo 28 aprile 2025, relativo a due tranche di titoli già in circolazione.

L’asta prevede l’emissione di:

Un BOT a 12 mesi, Isin IT0005611659, con scadenza al 12 settembre 2025 e durata residua di 135 giorni. Il prezzo attuale è 99,212, che corrisponde a un rendimento effettivo netto del 1,77% annuo (2,13% lordo).

Un BOT a 6 mesi, Isin IT0005643009, con scadenza al 30 settembre 2025 e durata residua di 153 giorni. Il titolo sarà offerto con un’offerta minima garantita di 2 miliardi di euro. Il prezzo attuale è 99,12, con un rendimento netto effettivo dell’1,83% (2,11% lordo).

Il guadagno dei due BOT non deriva da interessi periodici (sono infatti titoli zero coupon), ma dalla differenza tra il prezzo d’acquisto e il rimborso a 100 euro alla scadenza.

Avendo una durata residua inferiore ai 5 mesi, un investimento di 10.000 euro su questi strumenti porterebbe a un guadagno netto di circa 69 euro per il titolo con scadenza a settembre (135 giorni residui) e 77 euro per quello con scadenza a fine settembre (153 giorni residui). Su un periodo così breve, il rendimento è più basso rispetto a quello che offrirebbe un conto deposito, che nei primi 5 mesi può fruttare anche 123 euro netti (con tasso lordo del 4%).

Tuttavia, se si riuscisse a reinvestire in BOT semestrali con condizioni simili dopo la prima scadenza, il rendimento annuo salirebbe a circa 165-185 euro netti e, su 2 anni, potrebbe arrivare a 330-370 euro (fino al 20% in più rispetto al Btp Short Term, su un periodo di 2 anni).

Dunque, la scelta tra Btp Short Term e BOT dipende da cosa si cerca: un flusso cedolare più regolare e un orizzonte poco più lungo, oppure una soluzione super liquida, da rinnovare a breve. Tutto sta nel bilanciare rendimento, flessibilità e sicurezza.

Btp Short Term vs BOT su 10.000 euro

Riassumiamo in una tabella i rendimenti e le caratteristiche dei due strumenti finanziari pensati per remunerare la liquidità a breve termine:

Caratteristica Btp Short Term BOT (5 mesi)
Durata Fino a febbraio 2027 (2 anni) Fino a settembre 2025 (5 mesi)
Rendimento netto annuo 1,67% 1,65-1,85%
Guadagno totale stimato 306 euro in 2 anni 69-77 euro (5 mesi), circa 330-370 euro in 2 anni
Frequenza cedole Semestrale Nessuna (zero coupon)
Prezzo d’acquisto Sopra la pari (101) Sotto la pari
DISCLAIMER
Le informazioni e le considerazioni contenute nel presente articolo non devono essere utilizzate come unico o principale supporto in base al quale assumere decisioni relative agli investimenti. Il lettore mantiene la piena libertà nelle proprie scelte d’investimento e la piena responsabilità nell’effettuazione delle stesse, poiché egli solo conosce la sua propensione al rischio e il suo orizzonte temporale. Le informazioni contenute nell’articolo sono fornite a mero scopo informativo e la loro divulgazione non costituisce e non è da considerarsi un’offerta o sollecitazione al pubblico risparmio.