BTP e spread mollati dalla BCE. Italia meglio di Francia e Germania anche nel 2025?

Laura Naka Antonelli

03/01/2025

Gli analisti rispondono agli interrogativi sull’outlook 2025 dei BTP e dello spread BTP-Bund. I grafici chiave.

BTP e spread mollati dalla BCE. Italia meglio di Francia e Germania anche nel 2025?

I BTP italiani batteranno i titoli di Stato francesi e tedeschi anche nel 2025, e anche senza più l’assist di quel bazooka monetario della BCE che ha sostenuto secondo alcuni economisti più i bond del made in Italy che i Bund e gli OAT in questi ultimi anni?

Ormai è un dato di fatto: la Banca centrale europea ha decretato la fine dell’altro QE, visto come una sorta di scudo anti-spread salva BTP. Dopo l’annuncio della data di scadenza da parte della presidente Christine Lagarde, la pacchia pro-BTP è ufficialmente finita.

Se da un lato la BCE ha concesso all’area euro il quarto taglio dei tassi, sempre mini, dall’altro lato la stessa ha sancito la fine dei giochi per quel sostegno che aveva sorretto (o drogato?) i BTP e gli altri bond dell’area euro che, accerchiati anche dal fattore tassi Fed, qualche scossone lo hanno già patito, verso la fine del 2024, in previsione anche di un altro fattore di rischio che prescinde dalla BCE. Dunque, che succede ora ai BTP e, di conseguenza, allo spread BTP-Bund?

BTP e spread BTP-Bund motivo di vanto per Meloni anche nel 2025?

In realtà, è possibile che lo spread BTP-Bund si confermi motivo di vanto per il governo Meloni anche nel 2025: a prevederlo sono diversi analisti, che sono stati interpellati dalla Reuters.

L’ottimismo è stato spiegato con quella “insolita stabilità politica” dell’Italia che dovrebbe continuare a supportare gli acquisti dei BTP anche quest’anno, a fronte dell’incertezza che assedia la Francia e la Germania: la prima, da poco alle prese con il governo Bayrou appena nato, che dovrà convincere l’Unione europea e i mercati della sua determinazione a rimettere a posto i conti pubblici di Parigi, nella speranza che, nel frattempo, non si manifesti un’altra tempesta che travolga gli OAT; la seconda, in attesa dell’esito delle elezioni anticipate che si conoscerà soltanto con il voto del 23 febbraio, e che ha già fatto scattare l’attenti sull’altro spread, diventato osservato speciale.

Certo, i rischi per l’Italia rimangono, anche perché sui mercati il sentiment può cambiare in modo alquanto repentino e stravolgere in men che non si dica lo status quo.

Ma per ora, conferma Reuters, i mercati sono concentrati sulle opportunità che il mercato del debito di Roma, che vale ben 2,5 trilioni di euro, tra i più grandi del mondo, può offrire: “L’Italia non è considerata più il sick man of Europe”, ha commentato a tal proposito Christopher Dembik, consulente degli investimenti senior investment di Pictet AM, facendo notare che, in particolare, gli investitori giapponesi si stanno spostando dai titoli di Stato francesi OAT per posizionarsi sui BTP.

Lo stato dei tassi dei BTP e dello spread BTP-Bund. Occhio anche a spread Italia-Francia

Gli effetti degli acquisti dei BTP da parte degli investitori di tutto il mondo sono sotto gli occhi di tutti, chiaramente manifestati nello specifico dal trend dello spread BTP-Bund, che è arrivato a battere il mese scorso anche il target del ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, affondando al minimo in più di tre anni.

Lo spread BTP-Bund è poi risalito nelle ultime sedute di dicembre - ora è scambiato a un livello poco al di sopra della soglia di 116 punti base - a fronte di tassi dei BTP a 10 anni che oggi oscillano in lieve rialzo al 3,55%.

Puntano più verso l’alto i rendimenti degli OAT francesi, che avanzano al 3,26%: l’effetto è l’ulteriore restringimento dello spread Italia-Francia, ovvero dello spread BTP-OAT a 10 anni.

In picchiata lo spread BTP-OAT In picchiata lo spread BTP-OAT In forte restringimento negli ultimi anni, a causa del peggioramento dei conti pubblici francesi, dello spread Italia-Francia a 10 anni. (Fonte LSEG Datastream/Stefano Bernabei)

I mercati continuano insomma a premiare i BTP a spese degli OAT, diventati simbolo di un paese ostaggio del caos istituzionale che ha fatto cadere il governo Barnier, nato appena tre mesi prima: la carica di sell che ha colpito i titoli di Stato d’Oltralpe è stata tale da azzerare addirittura lo spread tra i tassi dei bond di Parigi e quelli dei bond della Grecia: un fenomeno che ha fatto gridare al miracolo i Paesi ex PIIGS, che tuttavia non hanno poi alla fine grandi motivi per brindare.

Detto questo, con rendimenti che rimangono ancora elevati, i BTP vengono considerati in questo momento la scelta migliore per chi va a caccia di occasioni nel mercato obbligazionario in un contesto di tassi in calo, a discapito sicuramente della Francia, dove la minaccia dell’instabilità politica rimane in agguato.

Gli spread BTP-Bund e OAT-Bund negli ultimi anni Gli spread BTP-Bund e OAT-Bund negli ultimi anni BTP meglio dei OAT francesi? Occhio al trend dello spread Italia-Germania e Francia-Germania a 10 anni degli ultimi anni. (Fonte LSEG Datastream/Stefano Bernabei)

La view più bullish sui BTP porta la firma di BG Saxo

La view più bullish sui BTP è quella che porta probabilmente la firma di Althea Spinozzi, strategist della divisione del reddito fisso di BG Saxo che, in un report recente, ha addirittura ventilato la possibilità di uno spread BTP-Bund che si restringa fino ad avvicinarsi allo zero: qualcosa di impensabile in precedenza.

Così Spinozzi:

“Mentre si è prestata molta attenzione al restringimento dello spread tra i BTP italiani e gli OAT francesi in mezzo alle turbolenze politiche, gli investitori dovrebbero anche concentrarsi sempre più sulle dinamiche mutevoli tra i Bunds tedeschi e i BTP italiani. Il rallentamento dell’economia tedesca e l’aumento delle incertezze politiche potrebbero spingere al rialzo i rendimenti dei Bund. Allo stesso tempo, il contesto politico relativamente stabile dell’Italia, la solida base degli investitori e la domanda sostenuta dall’attuale panorama macroeconomico potrebbero porre le basi per un inaspettato allineamento dei rendimenti nel corso del lungo termine”.

A vantaggio dell’Italia andrebbe tra l’altro la stessa strategia adottata dal governo Meloni, tesa a rifilare ai piccoli risparmiatori la maggiore quantità possibile del debito pubblico italiano, attraverso le emissioni di BTP retail, che nel 2023 hanno preso forma in particolare con i BTP Valore.

Spinozzi ha ricordato che “i BTP italiani beneficiano di una struttura proprietaria unica e stabile ”.

Circa il 50% dei BTP è detenuto da investitori nazionali” - ha spiegato la strategist di BG Saxo - “mentre un altro 24% è detenuto dalla Banca d’Italia, lasciando agli investitori stranieri solo il 26% del mercato”.

Diverso il caso dei Bund. In Germania, infatti, “ il 46% dei titoli di Stato tedeschi è di proprietà di investitori stranieri , che li espongono a un maggiore volatilità legato al sentiment di mercato. Questa vulnerabilità è amplificata dalle attuali debolezze economiche della Germania, (la cui economia è attesa scivolare in recessione per il secondo anno consecutivo), dalle incertezze politiche (vedi collasso del governo Scholz ed elezioni anticipate) e dalla prospettiva di un imminente stimolo fiscale”. Per i BTP People, la buona notizia per il 2025 è che il MEF continuerà a emettere BTP Valore. Occhio anche alle novità che riguardano i BTP Italia, mentre per tutti gli investitori che guardano ai BTP, vale la pena tenere presenti tutte le aste dei titoli di Stato previste per il 2025 e, nell’immediato, le aste di gennaio dei BTP e dei BOT.

BTP e Bund, BG Saxo: chi detiene i titoli di Stato di Italia e Germania BTP e Bund, BG Saxo: chi detiene i titoli di Stato di Italia e Germania BG Saxo: «I BTP italiani beneficiano di una struttura proprietaria unica e stabile. Circa il 50% dei BTP è detenuto da investitori nazionali, mentre un altro 24% è detenuto dalla Banca d'Italia, lasciando agli investitori stranieri solo il 26% del mercato. Per contro, il 46% dei titoli di Stato tedeschi è di proprietà di investitori stranieri, che li espongono a un maggiore volatilità legato al sentiment di mercato».

BTP: il pericolo della crescita al massimo da zero virgola del PIL dell’Italia

Detto questo, i BTP non sono certo immuni da diversi tipi di rischi: in primis, quello che si sta già concretizzando, ovvero una crescita del PIL dell’Italia che, a dispetto dei proclami della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, è stata pari a zero nel terzo trimestre del 2024, e che al massimo, così sembra, può ambire a una espansione pari a zero virgola.

Una crescita tanto anemica del prodotto interno lordo italiano inevitabilmente rende più difficile il consolidamento dei conti pubblici, dunque la riduzione dei rapporti debito-PIL e deficit-PIL promessi dall’esecutivo italiano.

L’altro fattore, segnala Reuters, è che il continuo calo dei rendimenti dovuto ai continui tagli dei tassi da parte della BCE potrebbe rendere meno appetibile la carta italiana.

I BTP potrebbero scontare inoltre anche il ritorno dell’avversione al rischio su base globale visto che, vale la pena di ricordare, i bond italiani non rientrano certo nella categoria dei safe asset, a causa del debito pubblico mostruoso che angoscia l’Italia.

La stessa Francia potrebbe rappresentare un rischio per l’Italia, sebbene per ora proprio i problemi di Parigi abbiano portato gli investitori a fuggire dagli OAT per rifugiarsi nei BTP: un trend tuttavia che, secondo Aymeric Guedy, co-manager della società francese di asset management firm Carmignac, non è certo una garanzia, come ha riferito lui stesso all’agenzia di stampa Reuters: “Finora, la crisi politica e fiscale della Francia non ha avuto un impatto sui più ampi spread europei, ma se (la situazione) dovesse degenerare e trasformarsi in una crisi finanziaria, allora i BTP non sarebbero immuni ”.

Inoltre, sebbene diversi siano gli analisti che prevedono che la domanda per i BTP italiani rimarrà solida anche nel 2025, pochi - segnala Reuters - condividono lo scenario roseo di Spinozzi.

Per esempio, lo strategist di UniCredit Francesco Maria Di Bella ritiene che sia improbabile che lo spread BTP-Bund, che oscilla attorno alla soglia di 115 punti base, possa scendere al di sotto della soglia di 100 punti base.

BTP premiati nel 2025 dalle agenzie di rating? Ma occhio al fattore PNRR

C’è tuttavia un altro fattore che, secondo alcuni, potrebbe andare a beneficio dei BTP e, di conseguenza, dello spread BTP-Bund nel corso del 2025, rivestendo un ruolo significativo: la possibilità che le agenzie di rating, citate tra l’altro dalla stessa presidente del Consiglio Giorgia Meloni in una intervista appena pubblicata, promuovano l’Italia e altri Paesi della periferia dell’area euro.

È possibile che le agenzie di rating, più che punire, decidano di premiare” i titoli di Stato, ha commentato lo strategist della divisione di reddito fisso di BBVA, Filippo Mormando.

Tra l’altro, sia Fitch che DBRS hanno già migliorato a positivo, nel mese di ottobre, l’outlook sull’Italia, lasciando il rating invariato. Meno fiduciosa Moody’s, che ha bocciato la valutazione sugli OAT francesi, e che tuttora attribuisce a Roma un rating appena al di sopra di quello “junk”, ovvero spazzatura, con outlook stabile. Vero è che quel downgrade che tanto aveva seminato il panico nell’autunno del 2023, quando i BTP avevano rischiato di entrare nel girone spazzatura di Moody’s, almeno non si è avverato.

Occhio, però, a quelli che sono stati definiti una manna dal cielo, o meglio da Bruxelles, per l’Italia, ovvero i fondi europei del NextGenerationEU, da utilizzare con l’attuazione del PNRR. Il governo Meloni dovrà continuare infatti a centrare le pietre miliari e gli obiettivi fissati per continuare a ricevere decine di miliardi di euro dall’Unione europea.

Finora, ha fatto notare Reuters, Roma è riuscita a ottenere in modo regolare le rate previste, ma non si è certo messa in luce per averle investite in modo efficiente.

E la crescita del PIL dell’Italia, ha avvertito l’economia senior di ING Paolo Pizzoli, “dipenderà in modo cruciale da quanto in modo efficiente saranno spesi i soldi del Recovery Fund”.

Di conseguenza, dall’attuazione efficace del PNRR dipenderà anche la direzione del debito-PIL, prevista già in rialzo fino al 2026. E, dunque, il giudizio delle agenzie di rating e dei mercati.

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