BTP di guerra, se ne riparla. E anche il Regno Unito valuta bond per finanziare la difesa

Laura Naka Antonelli

29 Luglio 2026 - 12:52

In Italia il dibattito riguarda i fondi SAFE, dopo le dichiarazioni del ministro Giorgetti. Ma di bond per finanziare la difesa si parla anche in UK. Cosa sono i War Bonds.

BTP di guerra, se ne riparla. E anche il Regno Unito valuta bond per finanziare la difesa

BTP di guerra, o anche BTP per la difesa e, in generale, War Bonds. Con la necessità dell’Europa di finanziare le spese per la difesa, se ne torna a parlare. Un riferimento alla possibilità di emettere debito pubblico per motivi di sicurezza nazionale è arrivato alla fine di giugno dallo stesso ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.

BTP per finanziare spese per la difesa o fondi SURE? Il dubbio di Giorgetti

In un intervento a Il giorno della Verità, il titolare del Tesoro ha ricordato che, “tra qualche settimana, al massimo entro settembre, dovremo andare a definire ed approvare il capitolo relativo alla maggior spesa per difesa”, sulla base degli “impegni internazionali”.

Come finanziare questa maggiore spesa per la difesa? “Io come ministro dell’Economia devo valutare se 15 miliardi presi col SAFE costano più o meno che finanziandoli emettendo BTP ”, ha precisato il titolare del Tesoro.

Va chiarito che i cosiddetti “BTP di guerra”, espressione giornalistica per indicare eventuali titoli di Stato dedicati al finanziamento della difesa, non sono al momento uno strumento annunciato dal governo italiano.

Giorgetti non ha parlato di BTP di guerra.

Le sue affermazioni hanno però alimentato il grande dubbio: all’Italia conviene prendere a prestito i miliardi del programma SAFE o emettere per caso BTP ad hoc - appunto BTP di guerra o anche War Bonds - per finanziare le spese per la difesa?

Il Regno Unito di Andy Burnham valuta i War Bonds. Ma arriva subito la critica dell’ex premier Sunak

Mentre il governo Meloni riflette sul da farsi, un Paese europeo sta considerando attivamente l’opzione dei War Bonds. Si tratta del Regno Unito, o meglio del Regno Unito governato dal neo premier Andy Burnham.

Stando a quanto riportato dalla CNBC, il primo ministro britannico Andy Burnham starebbe considerando l’idea di emettere bond di guerra per finanziare l’aumento della spesa per la difesa.

L’idea è stata già bocciata da una voce altisonante della politica del Regno Unito, ovvero dall’ex premier UK Rishi Sunak che, in un editoriale pubblicato sul Sunday Times, ha così commentato:

“I War Bonds sembrano una buona idea, ma si tratta sempre di prestiti, chiamati in un altro modo”.

Sunak non ha risparmato un avvertimento: “Saremmo stupidi a testare la disponibilità del mercato a prestarci ancora più soldi”.

War Bonds, scommessa rischiosa per un Paese già alle prese con rendimenti bond al 5%?

Le parole dell’ex premier Sunak si riferiscono ovviamente a quanto sta accadendo sul mercato dei Titoli di Stato UK, attaccato più volte dai bond vigilantes.

Vero che nelle ultime sessioni i rendimenti dei Gilt a 10 anni sono riusciti a scendere al di sotto della soglia pericolo del 5%.

Tuttavia, la preoccupazione per le misure di politica economica già annunciate da Burnham è evidente in quanto, più che puntare a mettere ordine nelle casse dello Stato, sembrano andare nella direzione opposta (vedi taglio dell’IVA sulle bollette dell’elettricità a partire dal mese di ottobre).

L’ansia per il futuro dei conti pubblici del Regno Unito, insomma, permane ed è tutta riflessa nel trend dei rendimenti decennali dei Gilt, che in un mese sono balzati di 25 punti base e che oggi oscillano attorno al 4,97%, confermandosi gli yield più elevati tra tutti quelli dei Titoli di Stato dei principali Paesi europei.

War Bonds in UK? L’Ex Bank of England guarda ai risparmi parcheggiati nelle banche dai cittadini britannici

Eppure, l’idea di Burnham sui War bonds sarebbe stata appoggiata da alcuni funzionari del governo UK.

Tra di loro, soprattutto John Healey, nuovo Cancelliere dello Scacchiere, ed ex ministro della Difesa del governo Starmer.

D’altronde, Healey si sarebbe dimesso il mese scorso dalla carica di ministro della Difesa proprio a seguito di uno scontro con il Tesoro UK, che non avrebbe accolto la sua richiesta di aumentare le spese per la difesa.

A sostenere l’iniziativa anche Andy Haldane, ex capo economista della Bank of England e consigliere informale di Burnham, che ha rilanciato l’idea in un articolo pubblicato dal Financial Times, facendo notare quanto emerso dai sondaggi, ovvero che circa 1/4 dei cittadini UK sarebbe disposto ad acquistare i War Bond: un risultato che ha portato Haldane a proporre di estendere gli incentivi fiscali, facendo sì che i risparmi dei cittadini britannici parcheggiati al momento nelle banche sotto forma di depositi - pari a 2.000 miliardi di sterline circa - finiscano per essere in parte investiti nei War Bond.

Tra le misure ipotizzate figurano un temporaneo aumento delle soglie fiscali agevolate per gli Individual Savings Accounts (ISA), maggiori benefici previdenziali o agevolazioni sull’imposta di successione.

L’attenti: idea allettante, ma gli investitori facciano attenzione. E la storia in UK non è di buon auspicio

L’articolo della CNBC ha però commentato:

“L’idea (dei War Bonds) può apparire allettante. Tuttavia, gli investitori dovrebbero ricordare un principio ben noto ai consulenti finanziari: non bisogna lasciare che il vantaggio fiscale condizioni la qualità dell’investimento. In altre parole, una decisione di investimento dovrebbe essere guidata principalmente dal rendimento atteso e dal profilo di rischio, non dalla sola ottimizzazione fiscale”.

Tra l’altro, almeno nel Regno Unito, la storia insegna.

Fu proprio Londra a emettere nel 1914 un War Loan per finanziare il conflitto contro la Germania e i suoi alleati, con una cedola del 3,5%.

L’emissione si rivelò tuttavia fallimentare, stando ai calcoli fatti da Norma Cohen, ex giornalista del Financial Times e oggi honorary research fellow presso la Queen Mary University di Londra: il Tesoro UK riuscì a raccogliere appena 91 milioni di sterline (circa 121 milioni di dollari), ben al di sotto dell’obiettivo di 350 milioni di sterline.

A colmare il divario fu la Bank of England, che sottoscrisse la parte rimasta invenduta, mantenendo però nascosta al pubblico la verità per diversi decenni.

Poco più di due anni dopo, il Cancelliere dello Scacchiere David Lloyd George diventato primo ministro, tentò una seconda emissione di War Bonds, con un annuncio a dir poco in pompa magna, che tenne l’11 gennaio 1917:

Voglio vedere assegni sfrecciare nell’aria... Ogni assegno ben compilato, ben finanziato e pronto all’uso è un’arma di distruzione più potente di un proiettile da 12 pollici... Un grande prestito contribuirà a garantire la vittoria”. Ancora David Llyod George: “Un grande prestito contribuirà anche ad abbreviare la guerra ”.

L’emissione fu accompagnata da un’intensa campagna pubblicitaria, il cui slogan recitava: “A differenza del soldato, l’investitore non corre alcun rischio ”.

Per i tre milioni di sottoscrittori, che investirono complessivamente 2,5 miliardi di sterline, quella promessa si rivelò però infondata in quanto nel 1932, nel bel mezzo della Grande Depressione, Neville Chamberlain, altro cancelliere dello Scacchiere che sarebbe diventato premier britannico, decise che la cedola del 5% su quei bond di guerra era insostenibile, convincendo così gli investitori a scambiare i Titoli di Stato sottoscritti con bond perpetui, con una cedola pari al 3,5%.

Trattandosi di un debito irredimibile (perpetual bond), i risparmiatori britannici si ritrovarono con obbligazioni che sarebbero state rimborsate solo a discrezione dello Stato. Gli anni passarono e il riaccendersi continuo dell’inflazione durante il Novecento, soprattutto negli anni ’70, erose il valore reale delle cedole, facendo crollare il prezzo dei War Bond.

Il caso si risolse soltanto nel 2015 (ma senza lieto fine, tutt’altro) quando, con i tassi d’interesse ormai prossimi allo zero, l’allora Cancelliere dello Scacchiere George Osborne, decise di rimborsare i 1,9 miliardi di sterline di debito ancora in circolazione. A quel punto, però, il potere d’acquisto dell’investimento si era praticamente dissolto: 100 sterline investite nel 1917 valevano in termini reali poco più di 2 sterline.

Per Borghi (Lega) meglio BTP per finanziare la difesa che prestiti SURE

La storia insegna, ma Burnham e i suoi sostenitori vanno avanti per la loro strada, riflettendo sull’opportunità di utilizzare i War bond, i bond di guerra, oggetto di un dibattito che, anche in Italia, non è affatto nuovo.

Negli ultimi mesi il senatore della Lega Claudio Borghi ha sostenuto che, se fosse necessario finanziare maggiori spese per la difesa, sarebbe preferibile fare affidamento sulla capacità di raccolta dei BTP presso il risparmio domestico piuttosto che ricorrere ai prestiti europei del programma SAFE. (anche il senatore non ha parlato di BTP di guerra).

Ieri, martedì 28 luglio, l’alta tensione sul dossier è esplosa quando il ministro degli Affari esteri Antonio Tajani ha prima affermato che “abbiamo deciso di utilizzare SAFE chiedendo un intervento di 14,9 mld”, per poi fare la seguente precisazione:. “Abbiamo prenotato 14,9 miliardi, quanti ne useremo lo decideremo a fine anno, probabilmente saranno di meno, forse sei-sette-otto o nove”.

Borghi ha reagito sottolineando di prendere “atto con piacere delle precisazioni di Tajani sui fondi SAFE” e aggiungendo che “non c’è nessuna decisione sul loro utilizzo o meno e deciderà il Parlamento sulla base dei dati di opportunità e convenienza”.

Ma il dilemma rimane: che cosa deciderà di fare l’Italia? Il governo Meloni deciderà o no di utilizzare i fondi SAFE, mentre il pressing dell’UE si fa sempre più forte?

O per caso guarderà anch’esso in modo più puntuale all’ipotesi dei War Bonds su cui sta ragionando il nuovo governo UK di Andy Burnham, confermando le indiscrezioni su eventuali emissioni di BTP per la difesa, ribattezzati per l’appunto BTP di guerra?

E soprattutto, dopo aver risposto agli appelli della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni “Più Titoli di Stato nelle mani degli italiani”, i cosiddetti BTP People, che hanno fatto finora grande incetta di BTP Valore, di BTP Più e di BTP Italia Sì, si dimostreranno patriottici anche nei confronti di BTP eventualmente concepiti per finanziare la guerra?