BP dopo 60 anni dice addio all’Alaska, ecco perché

Con l’obiettivo di ridurre il debito, dopo 60 anni BP ha ceduto gli asset in Alaska a Hilcorp. Secondo i rumor, il presidente Trump sarebbe intenzionato a ridurre i vincoli che proteggono le risorse del Paese.

BP dopo 60 anni dice addio all'Alaska, ecco perché

Dopo 60 anni BP dice addio all’Alaska. Il colosso energetico britannico ha annunciato di aver raggiunto un accordo per la vendita dagli asset nello stato a Hilcorp Energy.

L’operazione è legata al calo della produzione che, dopo il picco registrato alla fine degli anni ‘80, è risultata in calo costante.

Le azioni BP sul listino di Londra segnano un rialzo del 2,18% a 498,7 pence.

BP: questi gli asset venduti in Alaska

Nell’operazione rientra la quota detenuta in Prudhoe Bay, il maggiore giacimento mai scoperto in territorio statunitense, e gli oleodotti nello Stato.

Grazie a questa operazione, costata ad Hilcorp 5,6 miliardi di dollari, la compagnia fondata da Jeffery Hildebrand diventa il secondo maggiore produttore dello Stato alle spalle di ConocoPhillips.

BP: ecco perché ha detto addio dall’Alaska

BP, ha detto Pavel Molchanov di Raymond James Financial, “vuole a creare una struttura maggiormente orientata alla crescita” e l’Alaska “è una delle aree a livello mondiale più mature per quanto riguarda l’estrazione di petrolio”.

Si tratta di un’operazione, ha invece rilevato Michael Hewson (Chief Market Analyst di CMC Markets UK), “che sembrerebbe rappresentare l’ammissione da parte del management che, prezzi del petrolio in calo e l’acquisizione delle attività di scisto di BNP Billiton continuano a pesare sui margini”.

La società britannica, “ha bisogno di accelerare la riduzione debito netto”, attualmente a 45 miliardi di dollari. Il prezzo di breakeven di BP, continua Hewson, “era di poco sotto i 50 dollari al barile che, in presenza di Brent e WTI in quota 70 e 65 dollari al barile rappresentava un margine sufficiente”.

Ma al momento i due benchmark passano rispettivamente di mano a 59,7 e 55,7 dollari.

Alaska: produzione di petrolio in calo costante

La produzione di greggio dell’Alaska ha toccata un massimo storico 2 milioni di barili giornalieri nel 1988 e da allora ha segnato un calo costante. L’anno scorso la media giornaliera si è attestata a 479 mila barili al giorno.

Negli ultimi anni Anadarko Petroleum, Pioneer Natural Resources e Marathon Petroleum hanno venduto le loro partecipazioni nel Paese. Secondo gli analisti di Wood Mackenzie, la prossima potrebbe essere Exxon Mobil, che entro la fine del 2021 punta a cedere asset per 15 miliardi di dollari.

Alaska: Trump vuole minori vincoli

Secondo i rumor riportati dal Washington Post, il presidente statunitense Trump sarebbe intenzionato ad abolire le restrizioni allo sfruttamento delle risorse naturali, energetiche e minerarie dell’Alaska.

In particolare, l’inquilino della Casa Bianca punterebbe ad allentare le restrizioni sul taglio e trasporto del legname ed abolire le norme che limitano la costruzione di nuove strade.

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