3 azioni europee per approfittare della trimestrale NVIDIA. Una è a Piazza Affari

R. F.

26 Febbraio 2026 - 13:10

NVIDIA batte ogni record e rilancia il boom dell’AI. Ecco 3 azioni europee per approfittarne.

3 azioni europee per approfittare della trimestrale NVIDIA. Una è a Piazza Affari

Ieri sera, 25 febbraio, sono usciti i dati trimestrali di Nvidia. Il mercato ha reagito in maniera “sonnolenta” ma è il caso di approfondire la questione, perché ci aiuta a capire se davvero siamo in una bolla speculativa sull’AI, oppure siamo entrati in una nuova era dei mercati finanziari.

Mentre il mondo si interroga se l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale sia destinato a svanire, NVIDIA ha risposto nell’unico modo che conosce: polverizzando ogni record precedente. I dati ufficiali del quarto trimestre fiscale 2026 (chiuso il 25 gennaio) descrivono un’azienda che non sta solo vendendo componenti, ma sta costruendo le «fabbriche» della nuova rivoluzione industriale: i data center.

E senza andare oltreoceano, è possibile approfittare del boom di NVIDIA anche guardando Piazza Affari e le altre Borse europee. Sebbene il «cervello» sia in California, la società a più alta capitalizzazione al mondo ha diverse aziende «amiche» in territorio europeo. Tenetele sott’occhio perché se arriva una correzione saranno le prime 3 azioni europee da mettere in portafoglio.

I numeri da record di NVIDIA

Sono numeri che lasciano il segno, non c’è che dire. Guardando il bilancio, la prima cosa che colpisce è l’accelerazione della crescita dei ricavi, come accade da molti trimestri. Nel solo ultimo trimestre, NVIDIA ha fatturato 68,1 miliardi di dollari, un balzo del +73% rispetto all’anno precedente. Se guardiamo l’intero anno fiscale, quindi guardando a tutti e quattro i trimestri anno 2025, il totale dei ricavi raggiunge la cifra mostruosa di 215,9 miliardi, con un aumento del +65% sul 2024. E, notate bene, questi risultati NVIDIA li ottiene con zero debiti, cioè senza dipendere da finanziamenti esterni, ma autofinanziandosi con il cash flow, cioè reinvestendo totalmente gli utili e pagando solo una miseria agli azionisti sottoforma di dividendo, 0,04 dollari per azione (magari però i soldi li restituisce quando effettua un buyback, cioè un riacquisto di azioni proprie). Sono queste le aziende che mi piacciono da sempre: tirchie con gli azionisti ma generose con la CapEX aziendale.

Ma il dato che mi fa impressione è l’utile netto trimestrale: 43 miliardi di dollari. In pratica, quasi due terzi di ciò che entra nelle casse di NVIDIA si trasforma in puro profitto. È un livello di efficienza quasi mai visto in un’azienda di hardware di queste dimensioni. In termini tecnici si chiama ROS, il Return on Sales. Per ogni 100 dollari che entrano dalle vendite, 63 euro sono guadagno pulito. Per avere un metro di paragone, una «normale» azienda sana nello stesso settore merceologico viaggia tra il 10% e il 20%. NVIDIA in questo momento è su un altro pianeta. Anche perché se non deve pagare interessi su alcun debito, la “catena del profitto”, dalla prima riga del conto economico (cioè l’EBITDA, in sintesi la differenza ricavi-costi) sino all’ultima (Utile netto delle tasse), è più corta. E il motore di tutto ciò sono i Data Center.

Il vero cuore pulsante del business è ormai il settore dei Data Center, che oggi rappresenta oltre il 91% delle entrate totali. Con 62,3 miliardi di dollari di ricavi trimestrali (un +75% anno su anno), questo comparto non è più solo una divisione aziendale, ma il centro di gravità dell’intera infrastruttura tecnologica globale.

La domanda dei servizi e delle strutture relative ai data center di Nvidia non arriva più solo dai grandi colossi del cloud (come Microsoft o Google), ma si sta diversificando verso governi e aziende di ogni settore che corrono per accaparrarsi i chip Blackwell e i nuovi sistemi di rete.

Un’altra cosa che mi colpisce di Nvidia oltre i chip: la velocità nel presentare nuovi prodotti. NVIDIA sa che per mantenere questo vantaggio non può fermarsi. Per questo ha già presentato l’architettura Vera Rubin, il successore di Blackwell. Non si tratta di un semplice potenziamento: Rubin promette di raddoppiare la velocità di calcolo riducendo drasticamente l’energia necessaria. E la strada sarà proprio questa in futuro: produrre architetture hardware sempre più potenti nella elaborazione dati ma sempre più “economiche” per quanto riguarda il consumo di energia.

La strategia è chiara: creare un «ciclo di aggiornamento» continuo. Le aziende che hanno appena finito di installare i sistemi attuali sentiranno la necessità di passare a Rubin per non perdere competitività, garantendo a NVIDIA una visibilità sui ricavi per tutto il 2026 e il 2027. In pratica, NVIDIA adotta una strategia che fidelizza sempre più il cliente: infatti le previsioni per il prossimo trimestre indicano già un fatturato di 78 miliardi di dollari, superando di gran lunga le stime degli analisti.

Non solo NVIDIA. I titoli europei per approfittare del boom

Ma l’Europa è in prima linea nella guerra sull’innovazione impostata da Nvidia: attenzione a questi titoli.
Nel mio precedente articolo sulla intelligenza artificiale (vedi qui: La bolla dell’AI sta per scoppiare? Sì. Ed è proprio per questo che dovresti comprare. Ecco cosa) ho elencato alcune azioni che bisogna comprare alla grande se arriva lo scoppio della bolla della AI, perché sono le aziende che costruiranno il futuro della nostra civiltà e cambieranno il nostro modo di vivere.

NVIDIA, dal canto suo, sebbene il «cervello» sia in California, ha delle «mani amiche» che costruiscono questo futuro che sono spesso europee. Tenetele sott’occhio perché se arriva una correzione saranno le prime 3 azioni europee da mettere in portafoglio:

  • L’olandese ASML rimane l’alleato ombra indispensabile: senza le sue macchine da centinaia di milioni di dollari, i chip di NVIDIA non potrebbero essere stampati.
  • In Italia e Francia, STMicroelectronics gioca un ruolo chiave nel portare l’intelligenza di NVIDIA dentro le auto di prossima generazione.
  • Colossi come la francese Schneider Electric stanno vedendo ordini record per le infrastrutture elettriche e di raffreddamento necessarie a ospitare questi supercomputer, che altrimenti consumerebbero troppa energia per essere gestiti.

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