Wall Street resta sotto pressione tra guerra, petrolio e timori sui tassi. Lo S&P 500 entra in aprile in una fase fragile e il ribasso potrebbe non essere finito.
Ci sono fasi di mercato in cui i prezzi scendono abbastanza da far nascere una domanda quasi inevitabile: si sta creando un’occasione oppure si sta solo entrando in una zona ancora più fragile? Quando l’incertezza geopolitica torna a pesare, il confine tra queste due letture diventa molto sottile. Ed è proprio in questi momenti che il rumore di fondo rischia di confondere più dei numeri. 
Nelle ultime settimane Wall Street ha mostrato un volto molto diverso da quello ordinato e lineare visto in altre fasi del ciclo. Il mercato americano è arrivato a fine marzo con cinque settimane consecutive di debolezza, mentre il rialzo del petrolio e i timori su inflazione e tassi hanno rimesso sotto pressione il listino più osservato al mondo. Il risultato è un contesto nel quale la parola “opportunità” è tornata a circolare, ma sempre accompagnata da una cautela molto più marcata del solito. 
È in questo quadro che il tema dello S&P 500 torna centrale. Perché da un lato alcune grandi case continuano a vedere spazio di recupero nei prossimi mesi, dall’altro il comportamento storico del mese di aprile suggerisce che il calendario potrebbe offrire un supporto statistico non trascurabile. Ma la vera questione è un’altra: capire se questa combinazione tra valutazioni più interessanti e stagionalità favorevole basti davvero a cambiare il passo del mercato, oppure se il 2026 sia un anno troppo condizionato da variabili esterne per affidarsi ai precedenti storici. [...]
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