Borsa di Milano oggi 6 dicembre: Ftse Mib ed Europa in ribasso

Violetta Silvestri - Giacomo Andreoli

06/12/2022

06/02/2023 - 16:30

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Borsa di Milano oggi 6 dicembre: Ftse Mib e piazze europee si mostrano deboli e chiudono in rosso, sulla scia di una seduta negativa a Wall Street. In Italia, lo spread non va oltre i 186 punti.

Borsa di Milano oggi 6 dicembre: Ftse Mib ed Europa in ribasso

Borsa di Milano oggi 6 dicembre: il Ftse Mib chiude in rosso, in calo dai 24.547 punti di chiusura di ieri. Anche le borse europee chiudono in calo.

Lo spread Btp-Bund non va oltre i 186 punti e il titolo di Stato decennale rende attorno al 3,7%, in lieve calo. In Italia, si continua a dibattere della Legge di Bilancio 2023, dopo che ieri sono emersi appunti critici da parte di Bankitalia e dell’Ufficio parlamentare di bilancio.

Sul listino milanese si palesa la ripresa dei bancari dopo l’apertura in rosso. Saipem perde oltre il 3%. In calo Telecom. Male Enel, nonostante abbia avviato la realizzazione di una gigafactory a Catania per la produzione di pannelli solari.

In Europa, è la giornata del Consiglio di Economia e Finanza, nel quale si discuterà, tra gli altri temi, di ripresa economica dell’area, Pnrr, tassazione dei prodotti energetici, finanziamento all’Ucraina.

Borsa di Milano oggi 6 dicembre aggiornamento delle ore 18.00: il Ftse Mib non migliora

Il Ftse Mib perde l’1,15% e chiude a 24.265,45 punti. Rimane stabile lo spread tra Btp e Bund tedeschi, attorno ai 185 punti base. Non varia in modo significativo nemmeno il rendimento del titolo decennale, che viaggia attorno al 3,7%.

In positivo Unicredit (+0,69%). L’istituto beneficia del giudizio positivo di Jp Morgan, i cui analisti hanno alzato il target price da 15 a 16 euro. In coda, invece, Saipem (-2,68%), che ha esercitato l’opzione di acquisto relativa a Santorini, che sta operando nella flotta del gruppo sulla base di un contratto di noleggio a lungo termine.

Aggiornamento delle ore 13.00: Ftse Mib va in rosso

Il Ftse Mib è in ribasso dello 0,32%. Sul listino milanese recuperano le banche ma non gli industriali, con Buzzi Unicem a -1,04%, Campari a -0,98%, Cnh Industrial a -0,67%, Diasorin a -2,00%, Ferrari a -1,07%, Iveco Group a -1,09%, Moncler a -1,24%, Nexi a -0,96%, Recordati Ord a -2,17%.

Anche Eni scambia in calo così come Tenaris. Snam e Erg guadagnano, con quest’ultimo a+2,35%.

Borsa di Milano oggi 6 dicembre aggiornamento delle ore 10.30: Ftse Mib flette

Il Ftse Mib perde lo 0,01% oscillando tra frazionali aumenti e parità. Sul listino milanese Diasorin Ferrari, Finecobank, Recordati e Saipem sono in calo di oltre l’1%. Telecom Italia si mette in mostra con un +1,45: il ministro degli Esteri Tajani ha detto, come riportato da Milano Finanza: “Su Telecom non è statalizzazione ma tutela di una rete, che deve essere in mano nazionale: non possiamo cedere ad esterni che poi possono cedere ad altri.”

Eni cede lo 0,59%, mentre spicca Erg con +2,35%. Anche Prysmian e Snam viaggiano positivi.

Asia mista, futures su azioni Usa tentano il rialzo

In Asia, la seduta si è chiusa per lo più in rialzo. Gli indici cinesi continuano a beneficiare del clima di ottimismo generato dalle politiche allentate sui controlli per i casi Covid. Hong Kong, però, rimane in territorio negativo, con una chiusura prossima a -0,58%.

La banca centrale australiana ha alzato i tassi al massimo da 10 anni e le azioni di S&P/ASX 200 vanno in rosso.

I futures azionari Usa vengono scambiati leggermente in rialzo, mentre gli investitori cercano di scrollarsi di dosso il selloff della sessione precedente.

La chiusura di lunedì ha segnato un inizio negativo della settimana di trading. Il Nasdaq Composite ha guidato la carica al ribasso, scendendo dell′1,93%. L’S&P 500 ha perso l′1,79% e il Dow l′1,4%.

I dati ISM Services di novembre migliori del previsto, che esaminano il livello di acquisto dei produttori come indicatore della salute dell’economia in generale, hanno messo sotto pressione le azioni. Questo perché gli investitori sono convinti che la Federal Reserve dovrà aumentare i tassi di interesse più a lungo di quanto precedentemente previsto per ridurre l’inflazione.

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