Pos, contanti, lotta all’evasione, tasse, stipendi e Irpef: perché la Banca d’Italia boccia la manovra Meloni

Stefano Rizzuti

5 Dicembre 2022 - 13:00

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Bankitalia boccia la manovra del governo Meloni, ritenendo che sia in contrasto con la modernizzazione del Paese. Vediamo perché, analizzando le misure su lotta all’evasione e tasse per i lavoratori.

Pos, contanti, lotta all’evasione, tasse, stipendi e Irpef: perché la Banca d’Italia boccia la manovra Meloni

La Banca d’Italia boccia la prima legge di Bilancio targata Giorgia Meloni. Il giudizio dei tecnici di Bankitalia è netto e per il governo le critiche sono sicuramente maggiori rispetto agli elogi. Fabrizio Balassone, capo del servizio Struttura economica del dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia, è intervenuto in audizione nelle commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, esprimendo un giudizio negativo sulla manovra.

In particolare, le critiche di Balassone si sono concentrate sulle misure riguardanti i contanti, il Pos e non solo: “Le disposizioni in materia di pagamenti in contante e l’introduzione di istituti che riducono l’onere tributario per i contribuenti non in regola rischiano di entrare in contrasto con la spinta alla modernizzazione del Paese che anima il Pnrr e con l’esigenza di continuare a ridurre l’evasione fiscale”.

Quanto costa la manovra Meloni

La prima analisi di Bankitalia riguarda l’importo lordo della manovra, stimato in 39,2 miliardi di euro. Anche se non è escluso che si debba rivedere questa cifra: “Che ci sia qualche arrotondamento che potrà essere rivisto io non lo escludo”, afferma Balassone, riferendosi soprattutto al fatto che il testo completo degli allegati tecnici è arrivato solo da pochi giorni.

Contante ed evasione, le misure contestate da Bankitalia

Al di là delle misure contro il caro energia, le criticità segnalate da Bankitalia riguardano diverse misure. Soprattutto si ricorda che la Banca d’Italia ha più volte segnalato, in passato, delle perplessità su “misure analoghe”. È sicuramente il caso delle contestazioni su contanti e Pos, perché le soglie più alte come quella a 5mila eurofavoriscono l’economia sommersa”.

Al contrario, “l’uso di pagamenti elettronici, permettendo il tracciamento delle operazioni, ridurrebbe l’evasione fiscale”. Per la Banca d’Italia i limiti all’uso del contante sono un “ostacolo per diverse forme di criminalità ed evasione” e, d’altronde, bisogna ricordare che anche le raccomandazioni Uesi muovono in questa direzione”.

Inoltre, tornando sulle multe per chi rifiuta pagamenti con Pos sotto i 60 euro, Balassone sottolinea anche che “il contante ha costi legati alla sicurezza: furti, rapine, errori materiali, assicurazioni. Le nostre stime indicano che per gli esercenti il costo del contante in percentuale del valore della transazione è superiore a carte di credito e debito”.

La posizione della Banca d’Italia viene condivisa anche da Tiziano Treu, presidente del Cnel: “La diffusione della moneta elettronica è importante perché favorisce la verifica e l’effettività delle risorse trasmesse e anche perché è utile per tante operazioni di tracciabilità per l’Agenzia dell’entrate”.

Lavoratori dipendenti svantaggiati rispetto ad autonomi

Bankitalia sottolinea anche un altro aspetto critico della manovra: i lavoratori dipendenti risultano essere sempre più svantaggiati rispetto agli autonomi. Si sottolinea, in particolare, la “discrepanza di trattamento tributario tra dipendenti e autonomi e, all’interno di questi, tra quelli sottoposti a regime forfettario ed esclusi risulta accresciuta”.

Inoltre l’elevata inflazione, con un regime in cui esistono sia la flat tax che un sistema progressivo (parliamo dell’Irpef), comporta “un’ulteriore penalizzazione per chi è soggetto a quest’ultimo”. Ovvero l’inflazione sfavorisce maggiormente i lavoratori dipendenti.

Le previsioni sul Pil della Banca d’Italia

Balassone, infine, si sofferma anche sull’indebolimento del Pil nell’ultimo trimestre di quest’anno. Per il 2023, invece, si prevede un’attività in espansione nella media, seppure con un forte rallentamento dei tassi di crescita rispetto agli ultimi due anni. La Banca d’Italia, comunque, sottolinea che la piena attuazione delle riforme e degli investimenti del Pnrr può essere un contributo determinante per la crescita economica italiana.

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