Bonus spese sanitarie Inps, fino a 10.000 euro per maestri e maestre

Simone Micocci

23 Settembre 2026 - 16:39

Esiste un bonus per le spese sanitarie esclusivamente rivolto a maestri e maestre della scuola dell’infanzia o primaria. Richiesta all’Inps, ecco come funziona.

Bonus spese sanitarie Inps, fino a 10.000 euro per maestri e maestre

L’Inps gestisce oltre 400 prestazioni e servizi, alcuni dei quali riservati a specifiche categorie di lavoratori e pensionati. Tra questi rientra un bonus per le spese sanitarie che può arrivare fino a 10.000 euro, destinato agli iscritti alla Gestione Assistenza Magistrale e ai loro familiari assistibili.

Ci riferiamo, in particolare, a maestri e maestre delle scuole statali dell’infanzia e primaria assunti a tempo indeterminato, che conservano l’iscrizione anche dopo il pensionamento. Si tratta della gestione ex Enam, oggi amministrata dall’Inps, alla quale appartengono anche alcune categorie di dirigenti scolastici e altri soggetti iscritti secondo le regole previste.

Il cosiddetto bonus spese sanitarie permette di recuperare una parte dei costi sostenuti per sé e per i familiari ammessi alla tutela. L’importo dipende dall’Isee: il rimborso varia dal 40% al 60% delle spese riconosciute, entro il limite complessivo di 10.000 euro e nel rispetto delle soglie minime e dei massimali previsti per le singole tipologie di spesa. Tra quelle ammesse figurano visite specialistiche, accertamenti diagnostici, cure odontoiatriche e acquisto di occhiali da vista.

Vediamo quindi chi può richiedere il contributo, quali spese vengono rimborsate e come presentare domanda all’Inps, partendo dai requisiti necessari per accedere all’agevolazione.

Come funziona il bonus spese sanitarie per maestre e maestri

Il bonus spese sanitarie è un contributo economico con cui l’Inps rimborsa una parte dei costi sostenuti dagli iscritti alla Gestione Assistenza Magistrale per le proprie cure e per quelle dei familiari ammessi alla tutela.

Il rimborso arriva quindi dopo aver sostenuto la spesa: il beneficiario paga la prestazione sanitaria e successivamente presenta domanda all’Inps, allegando la documentazione richiesta.

L’importo riconosciuto dipende dall’Isee e dalle spese ammesse, fino a un massimo complessivo di 10.000 euro.

A chi spetta

Come anticipato, l’agevolazione è riservata agli iscritti alla Gestione Assistenza Magistrale dell’Inps, l’ex Enam che comprende principalmente maestri e maestre delle scuole statali dell’infanzia e primaria assunti a tempo indeterminato, anche dopo il pensionamento.

Ne fanno parte anche i dirigenti scolastici provenienti dall’ex ruolo dei direttori didattici e i direttori dei servizi generali e amministrativi appartenenti alle categorie previste dalla legge n. 1213 del 1967.

Possono accedere al contributo anche gli iscritti a domanda, purché ancora in servizio e con almeno 5 anni continuativi di contribuzione volontaria.

Il rimborso può coprire anche le spese sostenute per i familiari assistibili, tra cui il coniuge o l’unito civilmente convivente e a carico, i figli conviventi e a carico fino al limite dei 26 anni e i genitori a carico.

Sono inoltre previste specifiche tutele per figli con inabilità totale e permanente al lavoro, fratelli e sorelle inabili, vedovi e orfani, alle condizioni stabilite dal regolamento.

Cosa spetta

Abbiamo già anticipato il valore massimo del bonus, pari a 10.000 euro. Ma come si arriva a questa cifra? Il calcolo dipende dalle spese sanitarie ammesse al rimborso e dall’Isee del nucleo familiare del beneficiario, che determina la percentuale riconosciuta dall’Inps.

Nel dettaglio, il regolamento prevede quattro fasce, ciascuna con una diversa soglia minima di spesa per accedere al contributo:

Isee Percentuale di rimborso Spesa minima richiesta
Fino a 8.000 euro 60% 300 euro
Da 8.000,01 a 24.000 euro 50% 650 euro
Da 24.000,01 a 32.000 euro 45% 1.000 euro
Oltre 32.000 euro 40% 1.400 euro

Ad esempio, con un Isee di 20.000 euro e 2.000 euro di spese interamente ammesse, il contributo è pari al 50%, quindi a 1.000 euro.

Su cosa spetta?

Ma quali sono le prestazioni che danno diritto al contributo? Il regolamento Inps ammette diverse spese per cure, visite e acquisto di prodotti sanitari. Nel dettaglio, rientrano:

  • cure e protesi dentistiche e ortodontiche;
  • protesi ortopediche, acustiche, oculari e altre protesi sanitarie o ortesi;
  • occhiali da vista e lenti a contatto;
  • visite mediche e specialistiche;
  • esami diagnostici e di laboratorio;
  • farmaci, compresi quelli omeopatici;
  • presìdi antidecubito, letti ortopedici e parrucche successive alla chemioterapia;
  • trattamenti terapeutici e riabilitativi, comprese psicoterapia e logopedia;
  • cure termali;
  • interventi chirurgici, escluse le spese di degenza;
  • cure e trattamenti di fecondazione assistita, entro tre trattamenti per iscritto.

Per alcune voci valgono limiti specifici: ad esempio, per i farmaci la spesa valutabile arriva a 300 euro per iscritto, mentre per la montatura degli occhiali sono riconosciuti al massimo 100 euro quando il costo è indicato separatamente dalle lenti.

Sono escluse le spese per finalità medico-legali e per trattamenti o interventi estetici. Se una spesa è stata già rimborsata da Asl, altri enti pubblici o assicurazioni, può essere considerata soltanto la parte rimasta a carico.

Ogni tipologia di spesa deve essere accompagnata da una prescrizione medica precedente al pagamento e dalla relativa documentazione fiscale.

Come farne richiesta

La domanda per il bonus spese sanitarie deve essere presentata online sul sito dell’Inps, attraverso il Portale Prestazioni Welfare, raggiungibile anche dalla scheda del servizio “Contributo per spese sanitarie per iscritti alla Gestione Assistenza Magistrale”.

Alla richiesta vanno allegati:

  • le prescrizioni mediche, rilasciate prima delle spese;
  • le fatture, ricevute o quietanze, intestate alla persona per la quale è stata sostenuta la spesa;
  • una dichiarazione di conformità delle copie agli originali;
  • una copia del documento d’identità del dichiarante.
  • Per alcune categorie di familiari assistibili occorre anche la documentazione che attesta la totale e permanente inabilità al lavoro.
  • Bisogna poi rispettare due condizioni: le spese devono essere state sostenute nei 12 mesi precedenti l’invio della domanda e devono essere trascorsi almeno 12 mesi da un’eventuale richiesta precedente.

L’esito è consultabile nell’area riservata del sito Inps. In caso di rigetto è possibile presentare istanza di riesame entro 30 giorni dalla ricezione della comunicazione.