Bonus partite IVA, scovate le prime truffe: 87.000 euro sequestrati dalla Finanza

Bonus partite IVA, la Guardia di Finanza ha sequestrato 87.000 euro di contributi a fondo perduto percepiti da quattro società. La truffa è stata sventata dall’incrocio delle banche dati, strumento centrale per i controlli sui contributi erogati per l’emergenza Covid-19.

Bonus partite IVA, scovate le prime truffe: 87.000 euro sequestrati dalla Finanza

Bonus partite IVA, la Guardia di Finanza scova le prime truffe. È pari ad 87.000 euro la somma indebitamente percepita a titolo di contributi a fondo perduto da parte di quattro società in Lombardia.

I rappresentanti legali delle quattro Spa con sedi a Milano, Pozzo d’Adda e Grezzago sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Milano per indebita percezione di erogazioni a danno dello stato, art. 316-ter del Codice Penale.

I controlli della Guardia di Finanza sulle partite IVA beneficiarie dei bonus Covid-19 proseguono incessanti. L’incrocio dei dati è la chiave di volta per individuare le truffe a carico dell’Erario. La crisi economica causata dal Covid-19 porta alla necessità di controlli extra, per assicurare che le risorse pubbliche stanziate vadano a chi ne ha realmente bisogno.

Bonus partite IVA, scovate le prime truffe: 87.000 euro sequestrati dalla Finanza

La notizia dei controlli sui bonus riconosciuti ai titolari di partita IVA arriva direttamente dalla Guardia di Finanza, che il 28 settembre 2020 informa sull’attività in corso per stanare le truffe a danno dello Stato.

Questa volta è toccato a quattro società di capitali del milanese, che hanno percepito indebitamente una somma pari ad 87.000 euro di contributi a fondo perduto.

L’accesso al bonus riconosciuto dall’Agenzia delle Entrate è previsto in favore delle partite IVA che per il mese di aprile 2020 abbiano registrato un ammontare di fatturato e corrispettivi inferiore ai due terzi rispetto a quello dello stesso mese del 2019.

Ed è proprio sul dato di confronto che sono “inciampate” le società. In spregio alle regole stabilite dal decreto Rilancio, le società individuate hanno dichiarato nella domanda di bonus Covid-19 inviata all’Agenzia delle Entrate un livello di fatturato per aprile 2019 totalmente falso.

Mai avrebbero potuto conseguirlo, considerando che l’attività di impresa era stata avviata soltanto nel mese successivo, a maggio 2019. Una frode che non sarà certo ricordata per creatività e per astuzia e che la Guardia di Finanza è riuscita a smascherare mediante l’incrocio delle banche dati.

Bonus partite IVA, dopo i pagamenti controlli serrati

Come riportato dalla Guardia di Finanza, la Procura milanese ha subito disposto l’esecuzione di un sequestro preventivo d’urgenza finalizzato al recupero delle somme pubbliche indebitamente conseguite, pari a circa 87.000 euro.

I Finanzieri hanno quindi bloccato il corrispondente importo dei saldi attivi dei conti correnti intestati alle società.

I controlli della Guardia di Finanza proseguiranno a stretto giro. L’analisi verrà effettuata sui titolari di partita IVA che hanno percepito dei bonus Covid-19, non solo i contributi a fondo perduto ma verosimilmente anche il bonus INPS.

L’attenzione è massima, soprattutto in periodi di emergenza come quello connesso all’emergenza sanitaria ancora in corso. L’obiettivo è di assicurare che le risorse pubbliche finalizzate al sostegno delle imprese danneggiate dal Covid-19 e per rilanciare l’economia, vengano effettivamente destinate a chi ne ha diritto.

Chissà se le risorse sbloccate potranno essere ora utilizzate per pagare le tante partite IVA ancora in attesa del proprio contributo a fondo perduto.

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