Bonus part-time al posto della pensione: perché conviene?

Ritardare la pensione accettando di lavorare part-time comporta diversi vantaggi sia per il dipendente che per l’azienda grazie al bonus introdotto dalla Legge di Stabilità 2016 che può essere richiesto per tutto il 2018.

Bonus part-time al posto della pensione: perché conviene?

Come anticipato nella giornata di ieri il Governo sta pensando di introdurre un incentivo economico per chi, pur soddisfando i requisiti necessari per la Quota 100 e Quota 41, ritarda l’uscita dal lavoro rinunciando, seppur momentaneamente, alla pensione.

Al momento però non c’è ancora nulla di certo poiché della riforma delle pensioni se ne continuerà a discutere nei prossimi mesi; dovete sapere però che già quest’anno è possibile beneficiare di un bonus ritardando l’accesso alla pensione e continuando a lavorare.

Previsto dalla Legge di Stabilità 2016, questo contributo ritarda fino ad un massimo di tre anni la pensione, consentendo al dipendente di continuare a lavorare ma con orario part-time, beneficiando di un bonus in busta paga e della piena contribuzione.

Si può richiedere entro il 31 dicembre 2018 e possono farlo tutti coloro che entro quest’anno maturano i requisiti per la pensione di vecchiaia, ovvero 66 anni 7 mesi d’età e 20 di contributi.

Vediamo quindi come funziona il bonus part-time per chi rinuncia alla pensione, e quali sono i vantaggi di un’uscita graduale dall’attività lavorativa.

Chi può richiedere il bonus part-time

Come anticipato questo incentivo può essere richiesto da tutti i lavoratori a tempo pieno e indeterminato che entro il 31 dicembre 2018 maturano il diritto alla pensione di vecchiaia. Può essere richiesto però solamente dai dipendenti del settore privato iscritti all’assicurazione obbligatoria dell’INPS oppure alle sue forme sostitutive.

Può essere richiesta, salvo una proroga, entro il 31 dicembre del 2018 e l’uscita da lavoro si può anticipare fino ad un massimo di 3 anni.

Come funziona

Richiedendo il bonus part-time il lavoratore rinuncia momentaneamente alla pensione continuando a lavorare ma con un orario ridotto.

Nel dettaglio, l’orario può essere ridotto da un minimo del 40% ad un massimo del 60%; calcolatrice alla mano, quindi, un dipendente impiegato per 40 ore settimanali può lavorare per un minimo di 16 ore a settimana e per un massimo di 24.

I vantaggi

Ma per quale motivo il lavoratore dovrebbe rinunciare alla pensione per continuare a lavorare? In realtà i vantaggi di questa misura sono diversi.

Per il dipendente c’è innanzitutto un vantaggio economico; questo, infatti, beneficia di un bonus sullo stipendio, mentre l’INPS gli accredita i contributi come se stesse ancora lavorando full-time.

Per capire meglio come funziona questo strumento prendiamo come esempio un dipendente con stipendio di 1.600€ mensili che accetta di non andare in pensione riducendo del 50% il suo orario di lavoro.

Lavorando part-time questo ha diritto a circa 800€ di stipendio, il quale però viene integrato del 33% della retribuzione persa. L’incentivo, quindi, è pari alla contribuzione persa per il passaggio da full-time a part-time.

Nel caso dell’esempio, quindi, questo ha diritto ad un incentivo di 264€ (il 33% di 800€) percependo così uno stipendio di 1.064€.

Inoltre questo una volta che andrà in pensione beneficerà di un assegno più alto rispetto a quello maturato al raggiungimento dell’età di vecchiaia; nel periodo del part-time, infatti, l’INPS accredita i contributi sul 100% della retribuzione e di conseguenza questi contribuiranno a rendere più alta la pensione.

Il vantaggio per il dipendente, quindi, è quello di rendere graduale l’uscita dal lavoro così da non vedere diminuito drasticamente il suo potere d’acquisto (visto che solitamente l’importo della pensione è più basso di quello dello stipendio); c’è un vantaggio però anche per l’azienda, la quale grazie a questo strumento riesce a risparmiare sui costi del personale.

Come richiedere il bonus part-time

Se siete convinti della convenienza di questo strumento e volete utilizzarlo per ritardare la vostra uscita dal lavoro, allora dovrete stipulare un accordo con il vostro datore di lavoro il quale poi dovrà essere trasmesso sia all’INPS che all’ispettorato territoriale del lavoro.

Dopodiché lavoratore e azienda siglano un vero e proprio contratto di lavoro part-time, accordandosi sulla percentuale di riduzione dell’orario; il contratto dovrà essere sottoposto al vaglio dell’ispettorato territoriale del lavoro che entro 5 giorni deve rilasciare l’autorizzazione.

A questo punto spetterà all’azienda trasmettere per via telematica all’INPS la quale una volta accertata la congruità rispetto alla copertura finanziaria accoglie l’istanza dando il via libera alle agevolazioni.

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Argomenti:

Part-time Pensione

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