Bonus terzo figlio, cosa spetta a mamme e famiglie numerose nel 2026

Simone Micocci

15 Gennaio 2026 - 11:50

Cosa spetta oggi a chi ha almeno tre figli? Ecco una serie di bonus e agevolazioni per le famiglie numerose.

Bonus terzo figlio, cosa spetta a mamme e famiglie numerose nel 2026

Va subito specificato che in Italia non esiste un vero e proprio bonus terzo figlio, o almeno non più: tuttavia, per le famiglie con tre o più figli il sistema di welfare continua a prevedere una serie di agevolazioni e sostegni economici che, nel loro insieme, possono fare la differenza nel bilancio familiare. Si tratta di un pacchetto articolato di bonus, detrazioni e trattamenti di favore che diventano tanto più consistenti al crescere del numero dei figli.

A essere maggiormente tutelate dal nostro sistema di welfare sono proprio le famiglie numerose, per le quali lo Stato riconosce un’esposizione economica più elevata e un maggiore carico di cura. In questo quadro rientrano non solo dei veri e propri contributi in denaro, ma anche agevolazioni fiscali, soglie Isee più favorevoli e misure specifiche rivolte alle madri, sia sul fronte del lavoro che su quello previdenziale.

Va però ribadito un punto fondamentale: il vecchio bonus per il terzo figlio, pari a circa 145 euro al mese e gestito dai Comuni per le famiglie con Isee molto basso, non è più in vigore da anni ed è stato superato dalle riforme del sistema di sostegno alla genitorialità. Oggi quindi, il riferimento non è più a un singolo assegno, ma a un insieme di strumenti che premiano la numerosità del nucleo familiare.

A tal proposito, in questa guida vediamo quali bonus e agevolazioni spettano nel 2026 a chi ha tre o più figli, distinguendo tra misure per le famiglie e quelle dedicate alle mamme, e chiarendo requisiti, importi e condizioni di accesso.

Il bonus per mamme lavoratrici

Alle mamme con almeno 3 figli, di cui almeno uno minorenne, spettano delle agevolazioni in busta paga.

Ad esempio, per coloro che ne hanno fatto domanda nel 2024, spetta anche quest’anno l’esonero contributivo in busta paga che taglia la quota di contributi a carica della lavoratrice, pari al 9,19% per il settore privato e all’8,80% nel pubblico impiego. Uno “sconto” che garantisce un risparmio massimo di 3.000 euro l’anno (soglia massima prevista dalla normativa), quindi circa 230 euro lordi al mese. Al netto delle imposte dovute sulla minore contribuzione versata, si tratta di circa 170 euro netti al mese.

Per le lavoratrici dipendenti, come pure per le autonome, che non ne hanno fatto domanda nel 2024 ma hanno comunque tre figli (di cui almeno uno di età inferiore a 18 anni), l’agevolazione spetta comunque ma sotto una diversa forma. Lo sgravio, infatti, si trasforma in un vero e proprio bonus pagato a fine anno (previa domanda all’Inps della diretta interessata) che nel 2025 ha avuto un importo pari a 40 euro al mese mentre nel 2026 sale a 60 euro. Di fatto, per chi è impiegata almeno da gennaio 2026, a fine anno è in arrivo un bonus di 720 euro. Ma attenzione, serve anche che il reddito percepito risulti pari o inferiore a 40.000 euro (si considera solo il reddito della madre). Per il momento comunque non è ancora possibile fare domanda per l’edizione 2026 di questo bonus, bisognerà attendere il via libera da parte dell’Inps.

Assegno unico universale, quali sono le maggiorazioni per chi ha tre figli?

L’Assegno unico universale prevede delle maggiorazioni per coloro che hanno almeno 3 figli a carico.

Nel dettaglio, secondo le stime sui nuovi importi 2026, per ogni figlio successivo al secondo si applica un incremento dell’importo base di massimo di 99,06 euro (per chi ha un Isee fino a 17.468,51)..

A ciò si aggiunge la maggiorazione introdotta dal governo Meloni nel 2023 che riconosce alle famiglie con almeno 3 figli (ma un Isee inferiore a 40.000 euro) un incremento del 50% dell’importo base per ogni figlio di età inferiore ai 3 anni. E per le famiglie con almeno 4 figli, si aggiunge un ulteriore incremento forfettario di 150 euro.

Il terzo figlio abbassa l’Isee

Il valore dell’Isee viene calcolato sulla base della situazione economica e patrimoniale del nucleo familiare, nonché dalla composizione del nucleo stesso.

Il valore dell’Ise (Indicatore della situazione economica) viene infatti diviso per la Scala di equivalenza (Se) che appunto aumenta tanto più sono i figli a carico.

Nel dettaglio, di base viene assegnato un valore che varia in base al numero dei componenti del nucleo:

  • persona sola: indicatore pari a 1;
  • 2 componenti: 1,57;
  • 3 componenti: 2,04;
  • 4 componenti: 2,46;
  • 5 componenti: 2,85.
  • più di 5 componenti: si aggiunge uno 0,35 a persona.

A questi valori si aggiungono poi altre maggiorazioni, come:

  • 0,25 se nel nucleo familiare ci sono 3 figli minorenni;
  • 0,40 se nel nucleo ci sono 4 figli minorenni;
  • 0,55 in caso di 5 figli.

Si aggiunge poi uno 0,20 per la presenza di figli minorenni, elevato a 0,30 in presenza di almeno un figlio di età inferiore ai 3 anni compiuti ma a patto che entrambi i genitori (o comunque l’unico indicato nella Dsu) abbiano svolto attività di lavoro o d’impresa per almeno 6 mesi nell’anno di riferimento dei redditi dichiarati.

Il bonus bollette

Oggi alle famiglie, indipendentemente dal numero di figli, che hanno un Isee che non supera i 9.530 euro spetta il bonus sociale, uno sconto sulle bollette di luce, gas e acqua. Non bastano tre figli per avere diritto a un’agevolazione sullo stesso: solo nel caso di almeno quattro figli, infatti, il bonus spetta anche con un Isee non superiore a 20.000 euro.

La Carta Dedicata a te

Si rinnova anche nel 2026 la social card conosciuta come Carta Dedicata a te. Un bonus di 500 euro, una tantum, da utilizzare per fare la spesa acquistando beni di genere alimentare.

Per averne diritto serve che nel nucleo familiare ci siano almeno tre componenti: basta quindi un solo figlio, ma nel caso in cui ce ne siano tre è comunque più semplice rientrare tra i beneficiari. Intanto perché si dà precedenza a chi ha figli di età inferiore a 14 anni (e con tre figli è più semplice soddisfare questa condizione), dopodiché perché come visto sopra possiamo presumere che con tre figli anche l’Isee sia più basso. Ed è proprio al valore dell’attestazione che si guarda per definire chi ha la precedenza.

Le agevolazioni per la pensione

Come anticipato sopra, per le donne con figli potrebbero spettare agevolazioni anche ai fini dell’accesso alla pensione. Ad esempio, va detto che per coloro che hanno iniziato a lavorare dopo il 1996 (e non hanno contribuzione versata per il periodo precedente) spetta uno sconto tanto per la pensione di vecchiaia a 67 anni quanto per quella anticipata contributiva a 64 anni pari a:

  • 4 mesi per chi ha un figlio;
  • 8 mesi per chi ne ha due;
  • 12 mesi per chi ne ha tre;
  • 16 mesi per chi ne ha quattro.

In alternativa la lavoratrice può optare per un calcolo più favorevole dell’assegno. In particolare, per chi ha 1 o 2 figli spetta un coefficiente di trasformazione - ossia quel parametro utilizzato per trasformare il montante contributivo in assegno di pensione - maggiorato di un anno. Chi quindi va in pensione a 67 anni vedrà l’assegno calcolato come se ci fosse andato a 68 anni. Per chi invece ha 3 o più figli la maggiorazione è di due anni.

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