Niente bonus in busta paga né aumenti di stipendio: perché la strategia di Meloni contro il caro energia è fallimentare

Stefano Rizzuti

15 Novembre 2022 - 15:23

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Bonus 150 euro non riconfermato, nessun nuovo aumento di stipendi e aiuti per tutti sulle bollette: perché il piano del governo Meloni contro il caro energia rischia di essere fallimentare.

Niente bonus in busta paga né aumenti di stipendio: perché la strategia di Meloni contro il caro energia è fallimentare

I bonus in busta paga non ci saranno più. Gli aumenti di stipendio più volte annunciati vengono rimandati almeno di un anno. E intanto l’unica cosa che resta contro il caro energia del governo Meloni, per il primo decreto e per la legge di Bilancio, sono gli aiuti in bolletta. Niente più che una conferma delle misure già esistenti.

Una conferma parziale, in realtà, considerando che i bonus per lavoratori e pensionati - sia quello da 200 che quello da 150 euro - non verranno rinnovati. Mentre la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha voluto prorogare le misure sul fronte bollette a favore di aziende e famiglie ed è intenzionata a prorogare per tutto il 2023 anche il taglio del cuneo fiscale per i redditi sotto i 35mila euro.

Solo una conferma, però, senza alcun incremento in busta paga per chi guadagna meno. Ma siamo sicuri che questa sia la soluzione migliore per fronteggiare l’inflazione e il caro energia? Il rischio è che questa strategia si riveli fallimentare per più di un motivo.

Innanzitutto continuare con aiuti indiscriminati in bolletta rischia di sostenere la domanda di gas, così il prezzo non scende e le scorte possono terminare a fine inverno, causando problemi per la stagione 2023/2024. Inoltre eliminando bonus e aumenti di stipendio non si sostiene il potere d’acquisto delle famiglie più in difficoltà, rischiando poi di trovarsi di fronte a una crisi sociale ed economica ancora più ampia.

Salta il bonus 150 euro in busta paga

La prima misura che è saltata è stata il bonus da 150 euro in busta paga destinato a lavoratori e pensionati con redditi inferiori ai 20mila euro. Era stato introdotto dal governo Draghi e molti esponenti del centrodestra - e anche di Fratelli d’Italia - avevano detto di volerlo rinnovare con il decreto Aiuti quater. La presidente del Consiglio ha però detto no a nuovi bonus e nel provvedimento non c’è stato alcun nuovo bonus o conferma di quelli precedenti. Niente aiuti, quindi, ai redditi più bassi.

Niente aumenti di stipendio nel 2023

Allo stesso modo, non ci saranno ulteriori aumenti di stipendio attraverso il taglio del cuneo fiscale nel 2023. L’obiettivo di Meloni è arrivare a uno sgravio contributivo del 5%, ma si tratta di uno scopo a lungo termine. Con la prossima legge di Bilancio, invece, ci sarà solamente la conferma del taglio del 2% già introdotto da Draghi per i redditi inferiori a 35mila euro. Gli stipendi, quindi, non aumenteranno.

Aiuti in bolletta e sconti su benzina per tutti

Il decreto Aiuti quater e la legge di Bilancio confermeranno, invece, gli aiuti in bolletta per le famiglie e le imprese italiane. Così come è già stato confermato per tutto il 2022 il taglio delle accise sul carburante: uno sconto di 30,5 centesimi su benzina e diesel che riguarda tutti i consumatori, senza distinzioni. Così come vale e varrà anche per le bollette: gli sconti, per esempio con l’abbassamento dell’Iva sul gas o il taglio degli oneri di sistema, valgono per tutti i cittadini allo stesso modo.

Perché i bonus sono utili contro l’inflazione

Andiamo con ordine. Tagliare i bonus - che siano da 200 o da 150 euro - vuol dire ridurre ulteriormente il potere d’acquisto di cittadini e famiglie. Come spiegava in un’intervista a Money.it Carlo Altomonte, docente di Politica monetaria europea all’Università Bocconi, è necessario aiutare le fasce più deboli: non solo con sconti in bolletta, ma anche dando loro soldi in più da spendere attraverso i bonus. E tutti gli aiuti, sostiene il professore, devono essere basati non sui prezzi ma sui redditi, cercando di aiutare davvero chi ha meno soldi a disposizione. Contrariamente a quanto avviene per bollette e benzina, per esempio.

Caro energia, perché serve aumentare gli stipendi

Lo stesso ragionamento vale per il taglio del cuneo fiscale: i redditi bassi vanno aiutati per sostenere il loro potere d’acquisto e il mancato aumento degli stipendi non va di certo in questa direzione. Confermare lo sgravio del 2% oggi in vigore era il minimo sindacale per il governo e non basterà per contrastare l’inflazione.

Come spiega Altomonte è comunque vero che gli aumenti in busta paga sono una soluzione a breve termine, utile per ridare potere d’acquisto senza però creare una spirale inflazionistica, e non devono inseguire l’inflazione attuale, limitandosi a un intervento mirato e limitato. Ma è altrettanto vero che innalzare il taglio del cuneo fiscale nel 2023 sosterebbe il potere d’acquisto senza creare ulteriore inflazione, soprattutto se si continuasse ad aiutare solamente i redditi sotto i 35mila euro, come già avviene oggi.

Aiuti in bolletta, perché non riducono i consumi di gas

Al di là del mancato intervento su bonus e stipendi, un altro possibile rischio per la strategia di Meloni è rappresentato dalla conferma degli aiuti indiscriminati in bolletta. Permettere a tutti di risparmiare, infatti, non disincentiva i consumi e di conseguenza il ricorso al gas. E inoltre avvantaggia chi è più ricco, perché chi ha più possibilità economiche ha solitamente case coibentate e più calde e ha quindi meno necessità di accendere i riscaldamenti, per esempio.

Come detto da Matteo Villa, analista dell’Ispi, in un’intervista a Money.it c’è poi un altro problema, riguardante le scorte di gas per il prossimo inverno: bisogna evitare di intaccare la nostra riserva strategica. Possibile, certo, ma solo se vengono ridotti i consumi. Riducendo, invece, i costi in bolletta c’è il rischio che in molti non percepiscano gli aumenti delle tariffe e non siano quindi propensi a consumare meno.

Ovviamente questo non vuol dire che non sia necessario aiutare a pagare le bollette chi ha più difficoltà, ma gli sconti uguali per tutti, indipendentemente dal reddito, non aiutano a ridurre i consumi. Una soluzione proposta da Villa, per esempio, è quella di fornire maggiori incentivi a chi risparmia di più, garantendosi così anche minori consumi. Ovviamente questo vorrebbe dire rinviare gli aiuti alla fine dell’inverno, ma di certo per qualche famiglia con più disponibilità economica non sarebbe un grosso problema.

È evidente che gli aiuti in bolletta a chi è più in difficoltà devono essere elargiti subito, ma per altri è possibile pensare a una sorta di rimborso basato sull’effettiva riduzione dei consumi, secondo quanto pensato dall’analista. Di certo, però, gli aiuti uguali per tutti non disincentivano i consumi e rischiano di far anche risalire il prezzo del gas.

Caro energia, perché la strategia di Meloni è fallimentare

Mettendo insieme questi elementi è lecito dubitare che la strategia di Meloni contro il caro energia - in realtà non un caso unico in Europa, anzi - possa avere successo. I bonus e gli aumenti di stipendi che servirebbero per sostenere il potere d’acquisto dei redditi più bassi non ci saranno e per molti esperti sono la soluzione migliore contro l’inflazione; gli aiuti in bolletta e sui carburanti continueranno ad arrivare a tutti allo stesso modo, disincentivando la riduzione dei consumi di gas. E il rischio recessione resta dietro le porte. Per il nuovo esecutivo gestire la crisi energetica e l’inflazione non sarà facile nei prossimi mesi.

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