Busta paga, sono diversi i bonus confermati anche quest’anno. Ecco in che modo, a parità di lordo, aumentano lo stipendio netto.
Anche quest’anno sull’importo netto in busta paga possono incidere una serie di bonus, utili a incrementare la retribuzione e dare un maggior supporto ai lavoratori.
Solitamente i bonus spettano a seconda del reddito percepito: meno si guadagna e maggiori possibilità si hanno di accedere a quei contributi economici che, ad esempio, riducono le imposte dovute sullo stipendio oppure riconoscono un vero e proprio trattamento integrativo che si aggiunge alla retribuzione.
L’elenco dei bonus in busta paga è stato profondamente rivisto lo scorso anno con l’entrata in vigore delle nuove regole sul taglio del cuneo fiscale, con il passaggio da uno sgravio di tipo contributivo - che andava quindi a ridurre la quota di contributi a carico del dipendente - a uno fiscale, con il quale invece scatta una vera e propria riduzione di imposta.
Questo meccanismo è stato confermato anche nel 2026, come pure altre tipologie di aiuti come la detassazione dei fringe benefit e dei premi di produttività. Ma non è tutto, perché nel frattempo si aggiungono anche delle nuove forme di supporto: dal taglio dell’Irpef alla flat tax sui compensi accessori, strumenti che appunto vanno a tagliare le tasse di fatto comportando un aumento dello stipendio netto.
Alla luce delle novità introdotte tra questo e lo scorso anno, possiamo quindi fare un riepilogo di quelli che sono i bonus presenti oggi nelle buste paga, facendo una distinzione in base all’importo del reddito percepito.
Trattamento integrativo
La legge di Bilancio dello scorso anno ha introdotto per i lavoratori con reddito da lavoro dipendente non superiore a 20.000 euro un trattamento integrativo esentasse che contribuisce ad aumentare l’importo dello stipendio netto.
Non c’è una soglia minima per beneficiarne (a differenza dell’ex bonus Renzi di cui parleremo di seguito), e l’importo è calcolato in percentuale sul valore dello stipendio percepito.
Nel dettaglio, il trattamento integrativo in questione, pagato per 12 mensilità l’anno, è pari a:
- 7,1%, se il reddito di lavoro dipendente non è superiore a 8.500 euro (653 euro lordi);
- 5,3%, se il reddito di lavoro dipendente è superiore a 8.500 euro ma non a 15.000 euro (1.153 euro al mese);
- 4,8%, se il reddito di lavoro dipendente è superiore a 15.000 euro (entro un limite di 20.000 euro appunto).
Bonus 1.000 euro
Sempre con l’obiettivo di ridurre il cuneo fiscale, per i redditi il cui importo annuo lordo è compreso tra 20.000 e 32.000 euro è prevista una maggiorazione della detrazione per redditi da lavoro dipendente pari a 1.000 euro l’anno.
Anche questo bonus viene riconosciuto per 12 mensilità (visto che sulla tredicesima non si applicano le detrazioni per lavoro dipendente); in busta paga, quindi, spetta una maggiore detrazione di circa 83 euro al mese, soldi che vanno interamente ad aumentare l’importo dello stipendio netto.
La maggiorazione parziale della detrazione per redditi da lavoro dipendente
Il terzo bonus è quello che invece si applica nei confronti dei lavoratori con reddito annuo lordo compreso tra 32.000 e 40.000 euro, per i quali spetta una maggiorazione solo parziale della detrazione in oggetto.
Nel dettaglio, questa viene calcolata utilizzando la seguente formula:
1.000 * [(40.000 - Reddito complessivo)]/8.000
Ad esempio, per un reddito di 35.000 euro spetta una maggiorazione mensile di circa 52 euro, mentre per chi ne guadagna 38.000 euro la maggiorazione scende a 20 euro circa al mese.
Trattamento integrativo ex Bonus Renzi
Viene mantenuto anche nel 2026, e si affianca ai bonus suddetti, il trattamento integrativo ex bonus Renzi il cui valore è pari a 100 euro netti in busta paga, 1.200 euro l’anno (anche questo, infatti, non si applica sulla tredicesima).
Ad averne diritto sono coloro che hanno un reddito imponibile ai fini Irpef - al netto quindi dei contributi versati - che supera gli 8.145 euro. Il limite massimo, invece, è di 15.000 euro (sopra questa soglia potrebbe spettare in misura parziale ma non più in busta paga, bensì in sede di dichiarazione dei redditi).
Taglio dell’Irpef
Novità del 2026 è il taglio dell’Irpef. Non un vero e proprio bonus, ma comunque un’agevolazione che andrà a comportare un aumento del netto a parità di lordo.
Nel dettaglio, quest’anno il secondo scaglione Irpef - quello che va da 28.000 a 50.000 euro - non viene più tassato al 35% ma al 33%, con un risparmio del 2% sulla quota che rientra in questa fascia.
Di fatto, con la nuova Irpef si arriva a risparmiare fino a un massimo di 440 euro l’anno (cifra che si raggiunge per coloro che guadagnano 50.000 euro o più (ma non oltre 200.000 euro).
La detassazione dei compensi accessori
Altro bonus presente quest’anno in busta paga è la flat tax che si applica sui compensi accessori. Va fatta però una distinzione tra dipendenti pubblici e privati:
- settore privato: si applica una flat tax del 15% (comprensiva anche delle addizionali) sui compensi percepiti per lavoro festivo, notturno o per le indennità di turno. L’agevolazione spetta su un limite massimo di 1.500 euro annui, e solo per i lavoratori che lo scorso anno non hanno superato la soglia dei 40.000 euro;
- pubblico impiego: l’imposta sostitutiva è sempre del 15% e si applica più generalmente sui compensi accessori, comprendendo quindi anche gli straordinari. Il limite per l’imposta agevolata è però pari a 800 euro. La soglia di reddito da non superare è invece pari a 50.000 euro.
Bonus busta paga per chi non va in pensione
Anche nel 2026 poi è previsto un bonus busta paga per coloro che al raggiungimento dei requisiti per la pensione anticipata - 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne - scelgono di ritardare il collocamento in quiescenza.
In quel caso, il lavoratore può scegliere o meno di beneficiare di uno sconto contributivo, con il quale si azzera completamente la quota a suo carico. Non si versa quindi il 9,19% calcolato sullo stipendio lordo, generando così un aumento del netto in busta paga.
Il tutto però con lo svantaggio di versare meno contributi all’Inps, il che comporta una pensione più bassa rispetto a quella che sarebbe spettata altrimenti.
Bonus mamme in busta paga
Nel 2026 spetta poi uno sgravio contributivo fino a un totale di 3.000 euro l’anno per le lavoratrici dipendenti che hanno almeno 3 figli di cui almeno uno minorenne. Per queste è previsto il cosiddetto bonus mamme, il quale azzera i contributi dovuti dalla lavoratrice, entro il limite suddetto appunto, aumentando così l’importo netto dello stipendio.
Il bonus spetta però solamente a quelle lavoratrici che ne hanno fatto domanda nel 2024, per le quali questo sarà l’ultimo anno in cui lo sgravio verrà riconosciuto in busta paga. Per chi ne soddisfa i requisiti ma non lo ha richiesto entro la suddetta scadenza, il bonus spetta ma con modalità differenti: viene pagato direttamente dall’Inps a fine anno, previa domanda da parte dell’interessata, con un importo che quest’anno è pari a 60 euro per ogni mese lavorato, 720 euro totali.
Fringe benefit
Negli anni scorsi è stata anche estesa la soglia di esenzione dei cosiddetti fringe benefit, i quali possono essere riconosciuti dall’azienda per riconoscere ai dipendenti una sorta di trattamento economico che si aggiunge allo stipendio.
Nel dettaglio, anche nel 2026 le soglie di esenzione per i fringe benefit sono le seguenti:
- 2.000 euro l’anno per i dipendenti con figli a carico;
- 1.000 euro l’anno per tutti gli altri.
Confermate anche le varie voci che rientrano tra i fringe benefit, compreso il rimborso delle bollette per le utenze di luce e gas, il canone di locazione e gli interessi del mutuo.
Premi produttività
Infine, sempre la legge di Bilancio 2025 favorisce quei datori di lavoro che vogliono riconoscere dei premi di produttività ai propri dipendenti. L’imposta Irpef che si applica su queste voci, infatti, continua a essere del 5% anziché del 10%, entro un limite però di 3.000 euro l’anno.
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