Bonus Agricoltura 2026: salgono le aliquote del credito d’imposta ZES per i macchinari, ma si azzerano gli sgravi sulle assunzioni. Tutte le novità.
I bonus agricoltura 2026 sono stati ridisegnati profondamente dalla Legge di Bilancio 2026. Se da un lato la Manovra potenzia i contributi destinati all’acquisto dei macchinari agricoli e all’innovazione tecnologica per le imprese della ZES Unica, dall’altro taglia in parte gli sgravi contributivi per chi assume. La scelta strategica della manovra è quella di concentrare le risorse sullo sviluppo del capitale lasciando fuori dai bonus gli incentivi che potevano fungere da leva occupazionale.
Bonus per la Zes Agricola
La Zes Unica, che accorpa Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna e Umbria, comprende anche la Zes Agricola. Quest’ultima, introdotta dal decreto legge numero 91 del 2017 aveva lo scopo di agevolare gli investimenti realizzati dalle imprese agricole, forestali, della pesca e dell’acquacoltura ubicate nelle Regioni del Mezzogiorno.
Nel 2026 la Zes Agricola continua a rappresentare uno strumento volto a sostenere l’ammodernamento delle imprese agricole con l’innovazione tecnologica per aumentare la competitività delle filiere agroalimentari. Lo scopo primario è quello di aumentare la produttività delle aziende locali azzerando parte del carico fiscale sugli investimenti.
Credito di imposta Zes Agricola
Possono accedere al credito d’imposta le Pmi e le grandi aziende che operano nei seguenti comparti:
- produzione agricola primaria;
- silvicoltura e settore forestale;
- pesca e acquacoltura.
Per sbloccare il beneficio è necessario investire in impianti, attrezzature e macchinari nuovi e l’investimento deve essere connesso all’attività produttiva svolta nella sede aziendale.
Per accedere al bonus è necessario che:
- l’investimento in beni strumentali nuovi sia destinato a strutture ubicate nelle Regioni della Zes Unica;
- l’investimento deve essere collegato all’attività agricola;
- gli investimenti devono rispettare le condizioni previste dalla normativa europea sugli aiuti di Stato;
- per l’azienda è necessario acquisire la certificazione obbligatoria del revisore legale che attesti l’effettivo sostenimento delle spese.
Proprio per quest’ultimo punto il Dm 17 maggio 2024 prevede all’articolo 7, comma 14 che
“Ai fini del riconoscimento del credito d’imposta, l’effettivo sostenimento delle spese ammissibili e la corrispondenza delle stesse alla documentazione contabile predisposta dall’impresa devono risultare da apposita certificazione rilasciata dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti.”.
La certificazione è uno dei requisiti essenziali per accedere al beneficio.
Quali beni sono agevolabili?
Con il credito Zes Agricola sono agevolabili:
- macchinari;
- impianti;
- attrezzature dedicate alle strutture produttive esistenti o da realizzare;
- beni strumentali nuovi;
- investimenti capitalizzabili iscritti nel bilancio dell’impresa.
Le nuove aliquote del bonus agricoltura
Le spese devono essere sostenute nel periodo previsto annualmente per l’agevolazione (acquistati tra il 1° gennaio e il 15 novembre 2026). Il credito di imposta, poi, è riconosciuto in percentuale sul costo degli investimenti ammissibili ricalcolati per il 2026 nelle seguenti misure:
- per PMI e microimprese agricole/forestali: la quota di credito d’imposta sale al 58,7839% (sostituendo la precedente misura del 15,25%);
- per grandi imprese del settore: l’aliquota viene rideterminata al 58,6102% (rispetto al vecchio 18,48%).
A questa rimodulazione del beneficio si aggiunge una maggiorazione integrativa pari al 14,6189% che è riservata a coloro che avevano inoltrato la comunicazione telematica a fine 2025, a patto che gli stessi beni non abbiano ottenuto l’accesso per il credito “Transizione 5.0”.
In agricoltura arriva lo scudo per le tasse catastali
Passare dagli incentivi della Transizione 4.0 al nuovo iperammortamento rischiava, in agricoltura, di escludere i produttori agricoli che calcolavano l’imponibile sulla base del reddito agrario e dominicale invece che sul reddito di impresa.
Per colmare il vuoto normativo la Manovra ha istituito un credito di imposta del 40% per l’acquisto di beni tecnologicamente avanzati, con un tetto massimo di spesa di 1 milione di euro per ogni impresa.
L’agevolazione, valida fino a settembre 2028, ha un budget molto ridotto (2,1 milioni di euro ogni anno) e questo limita l’accesso solo ai progetti che saranno presentanti prima.
Le esenzioni Irpef per i coltivatori diretti e per gli imprenditori agricoli professionali sono confermate: i redditi agrari sono esentasse al 100% fino a 10.000 euro e al 50% per la quota compresa tra 10.000 e 15.000 euro.
Stop agli sgravi contributivi
Se il bilancio è positivo dal punto di vista degli investimenti, la Manovra segna, però, una battuta di arresto per le assunzioni. Non c’è stata la proroga attesa per la decontribuzione dei giovani, delle donne svantaggiate e per i contratti di lavoro siglati nella Zes che è cessata il 31 dicembre 2025. Il nuovo incentivo occupazionale per la Zes Unica, che si può applicare anche alle imprese agricole, è subordinato alle risorse residue e questo rende frammentato il sistema visto che non permette di comprendere le misure attivabili.
Anche se la proroga della Zes Agricola e la rimodulazione delle percentuali del credito di imposta sono una misura importante per l’innovazione e gli investimenti, la riduzione degli sgravi contributivi rischia di incidere sulla crescita del comparto, soprattutto nelle Regioni più economicamente fragili. Lo squilibrio costringerà le imprese agricole ad affrontare costi per il lavoro più alti e a ricorrere a consulenti aziendali per valutare la cumulabilità delle misure rimaste.