Investire sul reddito fisso con cedole staccate ogni 3 mesi per un totale di 48 accrediti complessivi in 12 anni fino 20 febbraio 2038
Nei giorni del collocamento del neo bond retail MEF, il grosso delle attenzioni dei piccoli risparmiatori è tutta concentrata lì. Tuttavia, altri emittenti sovrani e non stanno proponendo i loro prodotti, magari senza premio fedeltà ma pur sempre con coupon da valutare caso per caso.
A cambiare non è solo la natura emittente, ma anche la struttura cedolare, la durata, la garanzia sul capitale e annesso rischio di credito, etc. Ad esempio la nuova dual tranche targata banca Intesa Sanpaolo (ISP) si distingue perlomeno per la valuta di denominazione e il modulo step-down dei tassi. L’investimento, infatti, prevede interessi fissi e discendenti ogni 3 mesi a partire dal 9,50% sul bond Intesa Sanpaolo.
Investire in obbligazioni corporate per 12 anni
La dual tranche ISP si compone di due bond in valuta estera a medio-lunga e a lunga scadenza. Analizziamo quest’ultimo a maggiore durata e duration, e con matricola ISIN IT0005695850. L’obbligazione è rivolta al mercato retail, è denominata in dollari americani (USD oppure $) con taglio minimo di ingresso di 2mila USD. Al cambio attuale €/$ di 1,1614 vuol dire che servono € 1.722,06 € per sottoscrivere un bond ISP, a cui andrà aggiunta la commissione bancaria.
Questo prestito obbligazionario ha data emissione venerdì 20 febbraio e scadenza alla stessa data del 2038, tra 12 anni. L’emittente non ha previsto la possibilità di call, per cui si tratta di un investimento lungo a tutti gli effetti.
In alternativa lo si potrà rivendere e/o negoziare direttamente sul MOT e su EuroTLX di Borsa Italiana in base alle proprie strategie operative o necessità. Il titolo non manca di escursioni delle quotazioni sul mercato secondario vista la durata e la valuta, più adatte a chi cerca titoli speculativi. Sul portale emittente, alla pagina dedicata al prodotto, i prezzi min/max intraday dal 1° giorno di quotazione sono, nell’ordine, 99,77 e 105,46 $. L’acquisto, l’incasso degli interessi e il rimborso del capitale finale, infatti, avvengono sempre nella valuta di emissione.
La struttura dei rendimenti dell’obbligazione in dollari di banca Intesa
A differenza del citato BTP Valore Mz32 di fresca emissione con tassi step-up, il bond ISP prevede invece una struttura cedolare del tipo step-down. I tassi annui sono fissi e decrescenti da principio alla fine, pagati su base trimestrale al pari del Valore Mz32, ma secondo lo schema seguente:
- 9,50% lordo il 1° anno (da emissione fino al 20/02/2027), pari al 7,03% al netto della ritenuta d’imposta del 26%;
- 8,00% lordo, e 5,92% netto, nel solo 2° anno (dal 20/02/’27 al 20/02/’28 escluso);
- 5,00% (netto: 3,70%) nel 3° e 4° (dal 20 febbraio 2028 incluso fino al 20 febbraio 2030 escluso);
- 4,00% (netto: 2,96%) nel 5° e 6°, cioè dal 20/02/’30 al 20/02/’32 escluso;
- 3,50% lordo, e 2,59% netto, in ciascuno anno che va dal 7° al 12°, per 6 anni, come a dire dal 20 febbraio ‘32 al giorno del definitivo rimborso, il 20 febbraio 2038.
Se sommiamo tutti i coupon otteniamo un 56,5% lordo complessivo. Se lo dividiamo per i 12 anni di vita fruttifera ne deriva una cedola annua lorda ipotetica del 4,708%, circa il 3,484% al netto della sola ritenuta. Stamane tuttavia lo si acquista sotto la parità con i prezzi denaro-lettera pari, nell’ordine, a 98,78 e a 99,50. A questi corsi saremmo un pò oltre il 3,5% annuo netto a scadenza.
Vantaggi e criticità del bond in dollari Intesa Sanpaolo
A dire il vero lo yield non è trascendentale alla luce della durata, della natura e della valuta del bond, tre elementi che lo rendono un bond non proprio free risk. Inoltre rispetto alla data di lancio gli yield si sono impennati di svariati decimali sul mercato, per cui un’ottimizzazione del prezzo di carico non potrebbe che far bene.
A titolo di raffronto, il pari durata a tasso fisso sovrano come il BTP Tf 3,25% Mz38 (ISIN IT0005496770) oggi rende il 3,66% lordo, il 3,24% netto (dati: Borsa Italiana). In termini di numeri assoluti, yield contro yield, la spunterebbe il bond ISP, il cui punto di forza sta nei ricchissimi coupon dei primi due anni.
Ai fini del ritorno complessivo dell’investimento si potrebbe pensare di reinvestirli e generare nuovi interessi sugli interessi. Ragioniamo di fantasia e immaginiamo di impegnare le prime 10 cedole, cioè quelle dei primi 2,5 anni, su un ipotetico capitale iniziale di 8mila $. L’incasso netto sarebbe sui 1.200 USD, più o meno mille euro al cambio attuale. Reinvestiti per gli anni residui del bond (9,5) potrebbero fruttare un altro 3-4-5% annuo in base allo strumento prescelto e alla strategia del prodotto (distribuzione o accumulazione).
Sono esercizi di calcolo che lasciano il tempo che trovano data la molteplicità di variabili e di ipotesi in campo che qui è impossibile considerare. Tuttavia, fanno intuire come eventualmente potenziare il ritorno su un capitale e conferirgli più appeal rispetto a quello derivante dalla semplice strategia cassettista.
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Un contro del bond ISP è che i coupon si sgonfiano velocemente e restano a lungo nella parte bassa del range 9,00%-3,50%. Ancora, un altro limite attiene il modesto flottante di soli 60 mln di $ che si ripercuote sulla liquidità del titolo sul mercato secondario. Abbiamo già visto, infatti, come lo spread bid/ask si attesti a quasi 1 centesimo, e non è poco.
Quanto al rischio di credito, l’attuale rating delle obbligazioni ISP è pari a BBB+/A3. Infine occhio al rischio legato all’andamento del tasso di cambio. Oggi il cross EUR/USD è sceso a 1,1614 rispetto al picco a 1,2079 del 27/01/’26, ma pur sempre all’interno di un canale che al momento sembra rialzista. Si tratta della variabile più imprevedibile che sia a scadenza che prima può dare o togliere tanto all’economia dell’investimento. Tutto dipenderà da quanto, nel tempo, il dollaro USA avrà la forza, nell’ordine, di apprezzarsi o deprezzarsi sull’eurovaluta.
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