Bolla tecnologica in vista? I primi segnali di stress dietro la corsa all’IA

Redazione Money Premium

18 Settembre 2025 - 07:03

Il recente sell-off dei titoli big tech mette in discussione la sostenibilità della corsa all’intelligenza artificiale: tra valutazioni gonfiate, ritorni incerti e rischi per il sistema finanziario globale.

Bolla tecnologica in vista? I primi segnali di stress dietro la corsa all’IA

Negli ultimi dieci anni, big tech ha incarnato il cuore pulsante dei mercati globali, trainando indici e capitalizzazioni verso nuovi massimi storici. La combinazione di crescita esponenziale, economie di rete e un contesto macroeconomico favorevole ha consolidato il dominio dei colossi americani, da Alphabet ad Amazon, fino a Nvidia, la cui capitalizzazione oggi supera quella di interi listini nazionali.

Tuttavia, la situazione sta cambiando. L’ultima settimana ha visto un calo significativo dei titoli tecnologici, segnale che l’ottimismo potrebbe essersi spinto troppo oltre. Con le dieci maggiori aziende statunitensi a rappresentare il 40% dell’S\&P 500, la dipendenza da pochi attori non è mai stata così forte. Questo “sbilanciamento strutturale” espone gli investitori a rischi elevati: se la crescita dei campioni tecnologici dovesse rallentare, l’impatto si ripercuoterebbe a cascata su tutto l’ecosistema finanziario.

La narrativa dominante negli ultimi due anni è stata semplice: inserire l’intelligenza artificiale in qualsiasi business equivale a generare nuovi margini e crescita. Ma i dati iniziano a raccontare una storia diversa.
Un recente studio del MIT ha rivelato che il 95% delle aziende non registra alcun ritorno tangibile dai propri investimenti in AI. Solo una minoranza – circa il 5% – è riuscita a estrarre valore significativo dai progetti implementati. Questo dato smonta l’idea che basti aggiungere algoritmi per trasformare radicalmente i modelli di business.

Persino i leader del settore iniziano a ridimensionare le aspettative. Sam Altman, CEO di OpenAI, ha ammesso che la bolla speculativa è reale e che “molti investitori perderanno soldi”. Il lancio del nuovo modello GPT-5, accolto con entusiasmo tiepido, dimostra che l’effetto sorpresa dell’AI sta rallentando.

Se nei mercati pubblici i segnali di surriscaldamento sono visibili, nei mercati privati si celano rischi ancora meno monitorati. La costruzione dell’infrastruttura necessaria per l’AI – enormi data center e reti energetiche – richiederà circa 3 trilioni di dollari nei prossimi tre anni. Solo metà di questo capitale sarà finanziato dai giganti tecnologici; il resto arriverà da private equity, venture capital e debito privato.

Qui il problema è duplice: da un lato, la concentrazione di capitali in un’unica narrativa (AI) aumenta l’esposizione del sistema a uno shock improvviso; dall’altro, la crescente partecipazione di fondi pensione e investitori retail nel debito privato espone milioni di risparmiatori a rischi poco compresi. UBS ha già segnalato che il debito privato destinato all’AI è cresciuto di 100 miliardi di dollari in un anno, raggiungendo quota 450 miliardi.

Se i progetti non dovessero generare i ritorni attesi, il rischio è di assistere a una “crisi di fiducia” con effetti contagiosi, in stile subprime. A differenza del 2008, però, questa volta la scintilla non sarebbe il credito immobiliare, ma il finanziamento delle infrastrutture tecnologiche.

Il punto centrale è che intelligenza artificiale e big tech restano settori cruciali, ma il percorso non sarà lineare. Dopo una fase di euforia, sta emergendo un realismo più cauto: le potenzialità dirompenti ci sono, ma non tutte le aziende e non tutti i progetti genereranno valore.
La domanda che investitori e policy maker devono porsi è se l’attuale livello di concentrazione finanziaria su pochi player e un’unica tecnologia sia sostenibile. La storia dei mercati ci insegna che ogni volta che un settore diventa “too big to fail”, i rischi sistemici non tardano a manifestarsi.

Forse, il recente sell-off è solo un avvertimento: l’era in cui l’AI era vista come un biglietto garantito per la crescita infinita potrebbe essere già alle sue battute finali.