Il vertice Trump-Xi produce la prima commessa di jet commerciali americani dopo circa un decennio. Ma Wall Street vende il titolo: le aspettative erano ben più alte e restano dubbi sull’accordo.
Il presidente americano Donald Trump ha lasciato Pechino con quello che, almeno sulla carta, sembra un risultato storico: la Cina ha accettato di acquistare 200 aerei Boeing, mettendo fine a quasi dieci anni di gelo commerciale nel settore aeronautico.
Lo ha annunciato lo stesso Trump in un’intervista a Fox News al termine dei colloqui bilaterali con il presidente cinese Xi Jinping. Un accordo multimiliardario che, nelle intenzioni, dovrebbe segnare la riapertura di uno dei mercati più strategici per il colosso di Seattle, scomparso dalla lista degli acquirenti cinesi dal 2017.
Il problema è che i mercati non ci hanno creduto: mentre Trump esultava, il titolo Boeing cedeva quasi il 5% a Wall Street.
Perché il titolo Boeing è crollato dopo l’annuncio di Trump
La risposta è nella distanza tra aspettative e realtà. Nei giorni precedenti il vertice, le voci che circolavano negli ambienti finanziari parlavano di una commessa da 500, persino 600 aerei. Quando Trump ha annunciato “solo” 200, la delusione è stata immediata.
Ma c’è un problema ancora più strutturale: quello che è stato comunicato non è tecnicamente un ordine firmato, quanto “piuttosto un impegno”, come lo stesso Trump ha ammesso. Una distinzione tutt’altro che irrilevante per chi gestisce posizioni su un titolo che in Cina non consegnava un jet da oltre un anno.
A peggiorare il quadro, il fatto che nel frattempo Airbus si sia mossa con efficacia: nelle settimane precedenti il vertice, China Southern aveva siglato un accordo per 137 jet A320, mentre gli ordini complessivi di Airbus dalla Cina nel 2025-2026 avrebbero raggiunto un valore superiore ai 55 miliardi di dollari.
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Cosa aspettarsi dall’accordo?
Al di là della reazione di Borsa, la sostanza geopolitica del vertice Trump-Xi non è priva di valore per il mondo delle imprese. I due leader hanno discusso la creazione di un Board of Trade e di un Board of Investment per gestire i rapporti commerciali bilaterali e Trump ha già invitato Xi alla Casa Bianca per il 24 settembre: si apre così una finestra di relativa stabilità geopolitica di circa quattro mesi, utile per chi deve pianificare investimenti o rinegoziare contratti di fornitura con controparti cinesi o americane.
Sul fronte Boeing, il CEO Kelly Ortberg, presente nella delegazione di 17 grandi CEO di Wall Street che ha accompagnato Trump a Pechino, aveva già chiarito nei mesi scorsi la condizione necessaria per riaprire davvero il mercato cinese: “Senza il sostegno dell’amministrazione, non credo che vedremo grandi ordini a breve termine dalla Cina”.
Il supporto politico ora c’è. Manca ancora la firma contrattuale, la tempistica di consegna e la certezza che i rapporti bilaterali reggano abbastanza a lungo da trasformare un impegno diplomatico in un ordine industriale vero.
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