Cosa fare se si scopre di aver ereditato Bitcoin, criptovalute e altri token digitali? Come devono essere dichiarati? Devono essere pagate le imposte di successione? Ecco cosa sapere.
Attenzione a Bitcoin e wallet digitali, devono essere dichiarati ed entrano nell’asse ereditario: è ufficiale. Spazzati via tutti i dubbi, ora gli eredi nella dichiarazione di successione devono inserire eventuali Bitcoin di cui era titolare il de cuius e devono versare le imposte anche su tali valori.
La perdita di un parente getta spesso nello sconforto, ma nonostante questo è necessario iniziare le pratiche per la successione mortis causa. La normativa italiana prevede che i beni, mobili e immobili, non possano restare senza un intestatario, quindi, i beni devono passare a nuovi proprietari al momen to del decesso del proprietario.
Spesso diventa però difficile ricostruire un patrimonio, soprattutto nel caso in cui lo stesso comprenda beni mobili, in particolare nel caso in cui si sia di fronte a un’eredità digitale. La natura decentralizzata e crittografica di questi beni pone non pochi problemi, infatti, senza le chiavi private o le credenziali di accesso agli exchange, il patrimonio rischia di rimanere bloccato o andare perduto per sempre. Allo stesso tempo l’Agenzia delle Entrate potrebbe reclamare le imposte.
Ecco cosa succede ai Bitcoin e altre monete digitali, quando il titolare muore, chi deve dichiarare tali asset e come sono tassati.
Bitcoin e token digitali: come è attribuita la proprietà e la successione ereditaria
Il Regolamento UE n. 2023/1114, universalmente noto come MiCA attribuisce ai token digitali la qualifica di beni immateriali dotati di una precisa rilevanza economica e suscettibili di valutazione pecuniaria. L’attribuzione di tali beni in capo a un soggetto deriva dal potere di controllo esclusivo esercitato attraverso le chiavi private.
Il possesso di tali credenziali di accesso equivale alla detenzione di un titolo di proprietà e la stessa acquista rilevanza anche al momento della successione mortis causa, in capo ai successori legittimi o testamentari.
Nella normativa italiana a chiarire le sorti dei token digitali, criptovalute, Bitcoin è il decreto legislativo 139 del 2024 che riordina la materia delle successioni. I bitcoin vengono parificati ai beni mobili, come i conti corrente. Diventa importante però a questo punto determinare la base imponibile per le imposte sulla successione. La normativa stabilisce che deve essere preso come riferimento il valore delle criptovalute al momento dell’apertura della successione.
Bitcoin e successione: come determinare la territorialità
Ai fini della tassazione in sede di successione diventa importante stabilire la territorialità dell’imposizione fiscale. Per i soggetti che al momento del decesso avevano la residenza fiscale in Italia, si applicano le norme italiane e soprattutto le entrate sono a carico dell’Italia. Questo indipendentemente dal fatto che le criptovalute erano detenute su dispositivi hardware privati o presso piattaforme di scambio (exchange) situate in giurisdizioni estere.
Nel caso in cui la residenza fiscale del deceduto non fosse in Italia al momento del decesso, l’imposizione fiscale italiana viene applicata solo per i cespiti localizzati in Italia.
Come dividere l’eredità in Bitcoin
Cosa succede se ci sono più eredi? Come sono divisi i Bitcoin? La divisione può avvenire in natura, trasferendo le quote di criptovaluta ai wallet personali degli eredi, oppure tramite liquidazione, convertendo gli asset in valuta fiat (Euro) e dividendo il ricavato.
Come si può notare la questione dell’eredità di Bitcoin, criptovalute, token digitali apre divcerse propsettive e dubbi,
proprio per evitare dubbi, sono in molti a collocare i Bitcoin e le altre criptoattività con il trust e, quindi, separare questa parte del patrimonio dal patrimonio personale e ottenere agevolazioni fiscali.
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