Criptovalute per pagare? Ecco chi le usa davvero (e perché preferisce il cash)

Alberto De Pasquale

13/04/2026

A dispetto del luogo comune, i possessori delle valute digitali cercano caratteristiche simili a quelle delle tradizionali cartacee. Lo studio.

Criptovalute per pagare? Ecco chi le usa davvero (e perché preferisce il cash)

Nell’immaginario collettivo vengono percepite come perfette rivali del contante, anche se a ben vedere le criptovalute, soprattutto quando si parla di pagamenti, sono apprezzate dagli utilizzatori perché molto vicine al denaro “cash” e capaci di garantire transazioni con simili livelli di privacy. I tipici possessori delle crypto sono generalmente giovani uomini interessati a migliorare la propria condizione finanziaria, ma c’è qualche differenza tra l’investimento e l’utilizzo come metodo di pagamento.

L’opinione comune vuole che il possesso delle criptovalute sia legato soprattutto a profili che utilizzano poco i contanti, o che addirittura si affidano quasi esclusivamente ai pagamenti digitali, rifiutando il denaro cartaceo tradizionale. In realtà uno studio della Banca centrale europea arriva alla conclusione che esiste una chiara complementarità tra contanti e criptovalute, in particolare per chi cerca un metodo di pagamento attento alla riservatezza.

Questo vale però in tempi per così dire “normali”. Molto cambia nelle fasi di stress economico. Lo studio evidenzia infatti che in periodi delicati (come l’inizio della pandemia) il rapporto si inverte: le famiglie fuggono verso il contante, visto come rifugio sicuro, riducendo l’esposizione alle criptovalute.

Il profilo tipo

L’analisi ha considerato un campione di circa 39 mila persone in 17 Paesi dell’Eurozona, Italia inclusa. Dai dati della survey Space (Study on the payment attitudes of consumers in the euro area) della Bce (risalenti al 2022, ma ancora validi) emerge nel dettaglio il profilo tipo del possessore di crypto in Europa. Chi possiede criptovalute ha generalmente un reddito più elevato della media e anche maggiori probabilità di essere laureato, occupato e residente in un’area urbana. Il 52,7% dei possessori di cripto ha un reddito familiare superiore a 2.501 euro al mese, mentre il 35% percepisce tra i 1.001 e i 2.500 euro e soltanto il 12,3% ha guadagni compresi tra i 500 e i mille euro. In fatto di istruzione, il 42,5% è laureato o ha conseguito un titolo superiore, mentre il 42% ha il diploma e solo il 15,5% è senza diploma. Come prevedibile, il possesso di criptovalute è strettamente legato a una padronanza del digitale e di Internet superiore alla media: il 91,8% dei “crypto owner” accede quotidianamente alla rete.

Investimento e pagamento

I dati citati finora si riferiscono ai possessori di criptovalute. Ma come sottolinea lo stesso studio, «i possessori di criptovalute e coloro che le utilizzano per i pagamenti sono due gruppi fondamentalmente diversi». Il tipico possessore di criptovalute corrisponde infatti al profilo di un investitore, esperto dal punto di vista finanziario e tecnologico, che apprezza la velocità e la praticità delle carte digitali, ma allo stesso tempo è più attento della media a detenere somme in contanti a scopo precauzionale e ad apprezzare la privacy del contante. Il gruppo molto più ristretto dei “crypto payers”, invece, ossia di chi utilizza le criptovalute per i pagamenti, cerca uno strumento digitale che possa replicare le caratteristiche principali del denaro fisico.

Anche se esperti di digitale, uno dei principali tratti comuni tra i due gruppi è la tendenza a conservare somme in contanti: lo fa il 50,1% dei possessori e il 51,4% dei pagatori in crypto, contro una media generale del 38,6%. Ma poi subentrano le differenze. Tra i possessori è lo 0,8% del campione a dichiarare di non utilizzare carte (di debito o credito), mentre tra i pagatori in cripto è solo lo 0,3%, così come tra i possessori è il 61,5% a sostenere di preferire strettamente il contante, contro il 57,3% dei crypto payers. Qualcosa cambia anche alla voce “values cash privacy”, ossia all’importanza che si dà alla riservatezza della transazione in contanti, apprezzata dal 43,2% dei possessori di criptovalute e, leggermente superiore, dal 44% dei pagatori in crypto. È questo uno degli aspetti che traccia la linea tra utilizzatori e pagatori in crypto e il campione complessivo: il valore della privacy del contante è importante solo per il 35,1% di tutti i rispondenti (circa dieci punti percentuali in meno rispetto a possessori e pagatori in criptovalute).

Il possesso di criptovalute in Europa

Sempre secondo la survey Space, stavolta aggiornata al 2024, risulta che di recente l’Italia ha aumentato la quota di possessori di criptovalute, allineandosi alla media dell’Eurozona. Nel 2024 il 9% dei residenti nei 20 Paesi dell’area euro ha dichiarato di possedere criptovalute, in crescita rispetto al 2% della survey del 2022. In Slovenia la diffusione è tra il 15% della popolazione e in Grecia al 14%, mentre in Austria, Cipro, Irlanda, Lituania e Ungheria al 13%. In Italia le criptovalute sono possedute dal 9% della popolazione (era circa il 2% nel 2022). Nel 54% dei casi i possessori italiani detengono criptovalute per motivi di investimento, mentre il 20% le utilizza per scopi di pagamento: a un livello che è tra i più alti d’Europa, dietro solo a Francia e Malta.

Le criptovalute nell'Eurozona Le criptovalute nell’Eurozona Possesso di criptovalute, ripartizione per Paese (2024)

Lo studio arriva alla conclusione che l’ampio divario tra l’alto numero di possessori di criptovalute e il basso numero di chi le usa per i pagamenti, oltre a essere legato alla limitata disponibilità degli esercenti ad accettarli, mostra fattori comportamentali più profondi. Nell’Eurozona il possessore di cripto risulta quindi «un mix tra un investitore e un utente transazionale di nicchia che cerca di replicare in formato digitale gli attributi più apprezzati del contante, in modo che criptovalute e contante siano complementari per i possessori ma non per chi effettua i pagamenti».

Fonte:

Bce