Bill Armstrong, il texano che punta a dominare il petrolio venezuelano dopo Maduro

Roberto Vivaldelli

21 Luglio 2026 - 11:26

Mentre Exxon e Chevron temporeggiano, i petrolieri indipendenti lanciano l’assalto al petrolio del Venezuela.

Bill Armstrong, il texano che punta a dominare il petrolio venezuelano dopo Maduro

Dall’Artico ai Caraibi, il passo è più breve di quanto si possa immaginare, almeno per Bill Armstrong. Il petroliere texano, uno dei cosiddetti wildcatters gli esploratori indipendenti che per decenni hanno scandagliato i territori più impervi in cerca di greggio è pronto a scrivere un nuovo capitolo della sua carriera in Venezuela.

Secondo quanto riportato dal Financial Times, Armstrong avrebbe infatti negoziato con le autorità venezuelane una bozza di contratto per l’esplorazione di idrocarburi e acquistato dati sismici per ottenere un vantaggio sui rivali.

Le mani del petrolio Usa sul Venezuela

Due viaggi a Caracas, incontri con la presidente ad interim Delcy Rodríguez e un’audizione alla Casa Bianca a gennaio, quando Donald Trump esortò i rappresentanti dell’industria petrolifera a investire nel paese sudamericano. Ora, con l’accordo allo studio e i dati geologici in mano, Armstrong è passato dalle parole ai fatti. «Ha una geologia da sogno e una risorsa gigantesca», ha dichiarato al FT. «Non avrei mai pensato che il Venezuela sarebbe stato aperto agli affari. E poi, dal nulla, con quel blitz a mezzanotte, sono arrivati e hanno portato via Maduro».

La regia di Rubio

Il riferimento è all’arresto dell’ex presidente Nicolás Maduro, avvenuto lo scorso gennaio per mano delle forze statunitensi, un evento che ha profondamente ridisegnato i rapporti tra Washington e Caracas. Da allora gli Stati Uniti hanno concesso licenze generali che autorizzano alcune aziende selezionate a operare direttamente in progetti petroliferi, mentre altre possono svolgere attività preparatorie e negoziare contratti. Il Tesoro americano ha inoltre permesso alle istituzioni finanziarie di effettuare transazioni con la Banca Centrale del Venezuela.Tutto ciò non sorprende, visto che – come è emerso di recente – a guidare le mosse del governo venezuelano di Rodríguez ci sarebbe il “viceré” di Caracas: il segretario di Stato americano Marco Rubio, che con la stessa Rodríguez si scambierebbe cordiali e affettuosi SMS di auguri.

Gli indipendenti battono le major

Il caso Armstrong, fondatore di Armstrong Oil and Gas, non è isolato. Mentre i grandi colossi del petrolio sembrano muoversi con cautela, sono gli imprenditori più audaci a farsi avanti. Bryan Sheffield, co-fondatore di Formentera Partners, ha visitato Caracas ad aprile e ha manifestato interesse per i giacimenti di gas, pur condizionando un eventuale ingresso all’esito delle elezioni. È una corsa contro il tempo, in un Paese che possiede le più grandi riserve di petrolio accertate al mondo, ma la cui produzione è collassata negli anni del governo Maduro a causa di cattiva gestione, mancanza di investimenti e sanzioni.

I numeri, però, mostrano timidi segnali di ripresa. Secondo la Banca Centrale del Venezuela, le esportazioni di petrolio nel primo trimestre del 2026 hanno raggiunto i 5,5 miliardi di dollari, in crescita del 21% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La produzione ha superato la soglia di 1,2 milioni di barili al giorno, un traguardo che Rodríguez ha celebrato come «un passo avanti sulla via della ripresa economica», nonostante il Paese sia ancora alle prese con le conseguenze del doppio terremoto che a giugno ha causato danni stimati in 37 miliardi di dollari.

Il quadro normativo e il peso del debito

Il quadro giuridico sta lentamente mutando. A fine gennaio, l’Assemblea Nazionale venezuelana ha approvato una riforma parziale della legge sugli idrocarburi. Le modifiche, secondo gli esperti, introducono maggiori garanzie – come la possibilità di risolvere le controversie tramite arbitrati indipendenti – ma non sono sufficienti per attrarre investimenti su larga scala: nelle società miste, lo Stato deve detenere ancora più del 50% del capitale.

Parallelamente, il governo ad interim di Delcy Rodríguez sta lavorando a un piano di ristrutturazione del debito sovrano, che ammonta a circa 240 miliardi di dollari. Con la consulenza della banca d’investimento statunitense Centerview Partners, Caracas intende rendere pubbliche le proprie passività nelle prossime settimane e raggiungere un accordo con i creditori entro la fine dell’anno.

Per Armstrong, che ha costruito la sua fama in Alaska con la scoperta del giacimento di Pikka nel 2013 – poi ceduto per 850 milioni di dollari – il Venezuela rappresenta la prossima frontiera.