Per il presidente Joe Biden, ora, le brutte notizie arrivano anche da uno Stato insospettato, la democratica California.
Per la prima volta da quando è alla Casa Bianca, non era mai successo che fosse “sott’acqua”, come dicono in gergo i sondaggisti, nello Stato liberal per eccellenza. Ossia che ci sono più cittadini che bocciano il suo operato - il 52% - rispetto a quelli che lo approvano, il 44%. Lo dice il sondaggio di questa settimana della Università di Berkeley, ribaltando i dati di febbraio, quando il 57% lo aveva promosso e il 39% lo aveva bocciato. Biden ha perso seguito tra le donne, i giovani, gli asiatici e gli ispanici, fasce che lo avevano votato con ampie percentuali di vantaggio nel 2020: è un disamore che ha trasformato il 40% dei suoi ex supporter in severi critici in California, ed è allineato ad altre rilevazioni nazionali negative.
Secondo un recente sondaggio della Quinnipiac University, il 25% dei votanti afro-americani ha detto che preferisce Trump. È oltre il doppio del 12% emerso dagli exit poll dopo il voto presidenziale del 2020, e tre volte tanto l’8% andato mediamente al candidato Repubblicano nelle ultime sei elezioni. Tra gli ispanici, un sondaggio della CBS News ha addirittura scoperto che la percentuale migrata da Biden a Trump è del 47%, una sostanziale parità rispetto al 36% di tre anni fa. Anche i giovani stanno abbandonando Biden e avvicinandosi a Trump: un sondaggio Emerson College di metà ottobre, oltre a confermare il trend generale che vede Trump vincente su Biden per 47% a 45% (i due erano pari al 45% solo un mese fa), ha estrapolato le preferenze degli elettori tra i 18 e i 30 anni. Il Repubblicano è stato indicato dal 47%, due punti in più del 45% per Biden, con l’8% di indecisi. Ma il risultato è ancora più sorprendente e significativo se viene rapportato all’exit poll, nella stessa fascia di età, dopo le elezioni del 2020: tre anni fa, il Democratico aveva superato molto agevolmente il Repubblicano per 59% a 35%.
La lunga marcia della presidenza Biden verso l’abisso si riassume nel confronto tra la media dei sondaggi RCP (Real Clear Politics) del novembre del 2020 e quella del 10 novembre 2023: allora l’indice di favore per Biden era del 55%, adesso è al 40,6%, con il 54,6% che lo giudicano male. La débacle di perdere quasi 15 punti percentuali in 3 anni è il combinato disposto di due fattori: le politiche del presidente che hanno prodotto disagio e malessere sul piano economico-sociale tra la gente, e il suo deterioramento fisico-psichico che non è più materia di battute spiritose, ma di seria preoccupazione anche nel suo staff.
Biden sperava che l’aver evitato la recessione, che in tanti temevano sarebbe arrivata quest’anno, sarebbe bastato a far giudicare positivamente la sua Bidenomics, fatta di spesa di welfare e di cancellazione dei debiti studenteschi. Così non è stato, perché l’aver dilatato il debito pubblico a colpi di trilioni ha mantenuto l’inflazione, almeno quella che grava sui bilanci delle famiglie quando vanno a fare la spesa, a livelli fastidiosamente elevati. Non a caso la Federal Reserve, mentre il Prodotto Interno Lordo è cresciuto del 4,9% nel terzo trimestre, non esclude di rialzare ancora i tassi di interesse della Fed nel 2024, oggi al 5,4%: è il tasso più elevato da 22 anni, tiene alti i mutui per la casa e frena il mercato immobiliare.
Le misure di apertura dei confini all’immigrazione senza né limiti né criteri selettivi sono state la causa dell’arrivo di 6 milioni e mezzo di persone, che non possono più essere chiamate clandestine: i funzionari federali alle frontiere infatti li accolgono a braccia aperte, come ho constatato lo scorso settembre visitando i centri di accoglienza umanitari a El Paso, in Texas. Da lì, o sono spediti a New York, Chicago o Washington DC dalle autorità texane, o vengono lasciati liberi di andare dove vogliono. Hanno in mano un documento federale che li “regolarizza”, con l’invito di presentarsi davanti a un giudice prestabilito per ottenere l’asilo politico. Ma solo una ridicola percentuale lo fa, quelli che pensano davvero di avere i requisiti. La grande maggioranza, così, diventa formalmente “irregolare” , entrando nelle statistiche dei sociologi. Concretamente, entrano però anche negli elenchi ufficiali degli assistiti dalle città e dagli Stati, gravando sui bilanci pubblici e sulle strutture sociali, scuole e ospedali.
La gente lo vede, e lo sopporta con crescente malcontento. Infatti, solo il 33% approva il lavoro di Biden sulla immigrazione, mentre due americani su tre lo bocciano. Quanto al voto in economia, ci sono 21 punti di distanza tra gli americani che lo disapprovano, il 59,3%, e quelli che lo approvano, il 38,3%.
Questo scenario di sostanza politica negativa si accompagna alla condizione di salute personale, che è forse peggio. Per l’agenzia Axios, di simpatie liberal, Biden sta usando scarpe da tennis per evitare di scivolare quando sale e scende dalla scaletta del suo aereo Air Force One. Sulla quale, infatti, è incespicato già un paio di volte. Inoltre, c’è una squadra speciale, chiamata nel suo staff “the Fall Guys” (“i ragazzi della caduta”) che lo circonda e lo assiste quando, finito di parlare su un podio, si gira e non sa dove andare. “I Democratici, compresi alcuni nella stessa amministrazione”, conclude Axios, “hanno il terrore che Biden possa avere una brutta caduta, con uno scenario da incubo se dovesse avvenire nelle settimane prima delle elezioni del novembre 2024”.
Finora, l’argomento forte che, all’interno del suo partito, sosteneva la candidatura di Biden, era la convinzione che fosse l’unico in grado di battere Trump. Per questo, non a caso, i media di sinistra, i Democratici e la magistratura amica con la raffica dei processi “politicizzati”, operano da tempo per garantire che i Repubblicani si stringano attorno a Trump. Adesso il postulato non vale più.
Da una parte Trump batte Biden nei testa a testa negli stati ballerini, come è emerso dal sondaggio del New York Times-Siena College. Dall’altra ci sono sondaggi statali, per esempio l’ultimo in Georgia, che mostrano che non solo Trump batte Biden, ma anche altri candidati del GOP: per esempio Nikki Haley, che lo supera per 43,4% a 40,9%. Ma è tra gli stessi Democratici che prende quota l’esigenza di fare fronte alla crisi del leader di 81 anni: il deputato del Minnesota Dean Phillips è sceso in campo presentandosi alle primarie Democratiche, e ha detto a chiare lettere che Biden è troppo vecchio per fare il presidente. Lui è uscito allo scoperto, uno del 71% degli interpellati del sondaggio citato del New York Times che hanno detto la stessa cosa. E del 62% che pensano che Biden manchi della “chiarezza mentale” necessaria per reggere quella responsabilità.
Il cerchio si stringe attorno a Biden, e lo prova pure una voce incontrollata, un mix di speranza impossibile e di panico vero, su chi potrebbe sostituirlo: “Michelle Obama”, ha scritto su X (Twitter) Sarah Palin, vicepresidente mancata con John McCain.