Mani avanti della Bce e metrò di Pechino paiono dirci che andrà (ancora) tutto bene

Mauro Bottarelli

26 Novembre 2022 - 13:00

Nel silenzio generale, 1 cinese su 3 oggi è in lockdown. E la Pboc inietta 70 miliardi di liquidità a sostegno dell’economia. Il Covid torna strumento di politica monetaria risk-free sul collaterale

Mani avanti della Bce e metrò di Pechino paiono dirci che andrà (ancora) tutto bene

Nella maggior parte dei casi, le notizie che contano sono quelle che non approdano sulle prime pagine dei giornali per l’intero arco del loro sviluppo. Le conquistano solo a cosa fatte. E, spesso, già sotto mentite spoglie. In modo che nessuno ne colga l’iter, la reale origine. E la finalità. In compenso, ci sono segnali della loro evoluzione.

La Bce ha pubblicato le sue minute e il vice-presidente, Luis de Guindos, ha voluto sintetizzarle così: lo scenario per il 2023 è quello di una crescita bassa in regime di inflazione alta. Situazione che rende quindi necessaria una prosecuzione della politica di rialzo dei tassi, ancorché un primo caveat già si prospetti all’orizzonte: una possibile pausa nell’aumento del costo del denaro è ipotizzabile in caso di recessione profonda.

Di fatto, il numero due della Bce mette le mani avanti. Perché dopo la cantonata sull’inflazione transitoria e la negazione a oltranza dell’ipotesi stessa di contrazione dell’economia dell’eurozona, ora l’Eurotower sposa - interessatamente - un approccio maggiormente conservativo. E legato ai dati. Gli stessi che, alla luce del CPI di ottobre, imporrebbero un regime da marcia forzata verso un livello di tassi che, oggi come oggi, vede quello di deposito europeo ancora all’1,50% contro il 3,75-4% della Fed.

Andrà così? Molto dipenderà da un quarto di punto. Ovvero, il discrimine prospettico è quello che ci attende dopo la riunione del 15 dicembre: se saranno altri 75 punti base di aumento, Francoforte non avrà solo deciso di sottostimare l’impatto della recessione. Avrà scelto di stimolarlo. Anzi, farlo detonare. Se invece il ritocco si limiterà a mezzo punto e, soprattutto, dal tavolo del Consiglio verrà temporaneamente tolto il dibattito sul contestuale QT del bilancio Bce, allora quelle mani avanti messe da vice-presidente diventeranno il simbolico corrispettivo del gesto compiuto dal giocatore di calcio in barriera per tutelare dalle pallonate la sua parte più esposta e sensibile.

D’altronde, questa immagine

Andamento dell'indice di liquidità in eccesso nell'eurozona Andamento dell’indice di liquidità in eccesso nell’eurozona Fonte: Bloomberg

ci dice come, al netto del rimborso anticipato del 24 novembre, il calo della liquidità in eccesso nell’eurozona sia stato frazionale. Restano ancora 4,4 trilioni di euro nel sistema, al netto di quei 248 miliardi ripagati dalle banche rispetto ai prestiti della terza tranche di TLTRO. Formalmente, nessun problema di tenuta. Nessun rischio di controparte. Formalmente, però. Perché il sistema non è quello che si legge attraverso la voce attivi dei bilanci. Il sistema gioca, dissimula, si nasconde. E, soprattutto, fa circolare vorticosamente quella liquidità in eccesso, tramutandola in swaps, derivati, accantonamenti sovrastimati. E leverage. Tanto leverage.

Troppo leverage. Perché come dimostra questo altro grafico,

Emissioni di nuovi leveraged loans e junk bonds Usa su base annua Emissioni di nuovi leveraged loans e junk bonds Usa su base annua Fonte: Financial Times

negli Usa, dove il QT è ancora solo formalmente realtà, la situazione sta già ticchettando come una bomba a orologeria che abbia cominciato il suo conto alla rovescia. Emissioni di nuovi leveraged loans e junk bonds ai minimi. Calma piatta. Silenzio premonitore. Occorre operare con la cautela di un chirurgo, calcolando ogni singolo rischio. Perché finché tutto resta coperto dal complicato lessico da addetti ai lavori e non raggiunge le prime pagine, allora quella cifra di 4,4 trilioni di euro di liquidità può apparire fin troppo rassicurante. Ma come ci ha dimostrato il Regno Unito, basta un’incauta uscita politica per mettere a rischio l’esistenza di 5.000 fondi pensione. Dalla sera alla mattina.

Il sistema se la caverà anche questa volta? Sì. Il problema sta nella natura non più transitoria di questa ormai strutturale propensione ai cicli di crisi come attivatore di emergenze salvifiche. Per quanto il mondo occidentale lo neghi, tutto ruota attorno alla Cina. E mentre guardiamo, ancorché ancora un po’ distrattamente, alle rivolte in Iran, ecco che ignoriamo questo:

lockdown come mezzo di repressione contro gli operai della più grande fabbrica di iPhone al mondo, in rivolta contro le condizioni salariali. Prima la polizia che bastona, poi le restrizioni da Covid come metodo alternativo di risoluzione sul nascere delle dispute sociali. Perché rischiare una nuova Tienanmen che mi metta all’angolo del consesso mondiale, ora che sono ai vertici, quando c’è il virus?

Ragionamento dietrologico? Forse. Ma queste due immagini,

Andamento dell'operatività della metropolitana di Pechino (2020, 2021, 2022) Andamento dell’operatività della metropolitana di Pechino (2020, 2021, 2022) Fonte: Bloomberg
Andamento dei requisiti di riserva della Pboc per tipologia di banche Andamento dei requisiti di riserva della Pboc per tipologia di banche Fonte: Bloomberg

apparentemente correlate persino negli andamenti, sembrano dirci altro. Se i media ci informano a spizzichi e bocconi di nuovi lockdown imposti dalle autorità cinesi in sperdute e sconosciute aree del Paese, ecco che la realtà è quella mostrata plasticamente dal numero di viaggi compiuti dalla metropolitana di Pechino. Un crollo. Perché già oggi, 1 ciittadino cinese su 3 vive in regime di lockdown. I contagi sarebbero tornati a salire esponenzialmente, si chiude tutto. E in perfetta contemporanea, la PBOC taglia di 25 punti base i requisiti di riserva per liberare nel sistema 70 miliardi di liquidità a sostegno dell’economia rallentata e indebolita dai lockdown. Creo il problema e lo risolvo.

La ruota del criceto globale può tornare a girare nel senso giusto. Crisi, chiusura, Qe, riapertura. E così di seguito, apparentemente in soluzione assoluta di continuità. Direte voi, la Cina è un regime comunista, un simile laboratorio di controllo sociale a cielo aperto sarebbe ingestibile e impraticabile in democrazie liberali? Davvero?

Forse qualcuno sta cominciando a ragionarci sopra. E la questione di fondo è che l’inganno sta proprio nel far credere ai cittadini che la repressione arriverà in modalità cinese, tramite polizia e droni che ordinano il confinamento a casa. Qui non serve. Qui basta ricattare uno Stato con lo spread o con la fine dei reinvestimento titoli. E immediatamente, torneranno i contagi. Ma accompagnati dalla retorica melensa dell’andrà (ancora) tutto bene, non da idranti e manganelli. La sostanza? Identica, però. L’alternativa? La fine del nostro mondo tutto social, Black Friday e iPhone costruiti in galere travestite da fabbrica.