Basta un passo falso e sui mercati può tornare la crisi del 2022

Tommaso Scarpellini

21 Settembre 2025 - 07:53

Segnali contrastanti tra inflazione e tassi riaccendono lo spettro del 2022: mercati e banche centrali divisi, tra euforia di breve e rischi nascosti di lungo periodo.

Basta un passo falso e sui mercati può tornare la crisi del 2022

Ricordate il 2022? L’anno in cui i mercati globali, inclusi quelli europei, hanno attraversato un bear market durato più del previsto. Un periodo di tensione, alimentato da inflazione fuori controllo, politiche monetarie aggressive e un clima di incertezza generalizzato. Oggi, alcuni segnali macroeconomici e tecnici sembrano richiamare quell’esperienza, seppur con sfumature diverse. E la vera differenza è che il contesto attuale potrebbe rivelarsi ancora più rischioso, soprattutto per chi detiene portafogli diversificati tra azioni e obbligazioni.

Le similitudini che inquietano

Il primo elemento di analogia riguarda l’inflazione. Allora, come oggi, i prezzi hanno iniziato a mostrare segnali di risalita. Nel 2025 però, il fattore scatenante non è interno all’Europa, bensì esterno: ancora i dazi USA. Una misura di politica commerciale che, pur non ricevendo la stessa attenzione mediatica di inizio anno, sta esercitando pressioni concrete.

Le aziende stesse lo confermano: sebbene le citazioni sui dazi durante le chiamate agli utili siano diminuite, l’impatto rimane. Negli Stati Uniti le attese di inflazione si sono stabilizzate intorno al 2,9%, un livello vicino ai massimi dell’anno. Non un dettaglio trascurabile. In Europa, invece, i numeri assoluti sono inferiori, ma la dinamica è simile: l’inflazione ha ripreso slancio, alimentando i timori della BCE.

Fed e BCE, due approcci divergenti

Ed è qui che il paragone con il 2022 diventa più sottile. Negli USA, la Federal Reserve ha mostrato un atteggiamento sorprendente: nonostante le pressioni inflazionistiche, la banca centrale taglia i tassi. Una decisione che a prima vista appare contraddittoria. Perché stimolare l’economia monetariamente quando i prezzi rischiano di scaldarsi di nuovo? È la prima grande domanda che i mercati si pongono.

In Europa, invece, il quadro è opposto. La BCE, impaurita da un ritorno dell’inflazione, ha già rinviato per la seconda volta un atteso allentamento. Una divergenza netta rispetto a Washington.

Questa asimmetria genera effetti evidenti:

  • L’azionario beneficia delle aspettative di tagli dei tassi negli Stati Uniti, spingendo gli utili attesi verso l’alto.
  • L’obbligazionario, sui rendimenti si contrae.
    TLT TLT Grafico iShares 20+ Year Treasury Bond ETF (TLT). Fonte: baha.com

    In altre parole: i mercati stanno vivendo una fase di “soddisfazioni a breve termine”, che potrebbe nascondere conseguenze strutturali pesanti in futuro.

Il fantasma del 2022

Guardando il quadro complessivo, l’impressione è che ci troviamo di fronte a una configurazione simile a quella di tre anni fa, ma con un twist più insidioso. Nel 2022, la regola era chiara: inflazione alta, banche centrali aggressive, mercati in discesa. Oggi, invece, abbiamo banche centrali che adottano strategie divergenti e mercati che sembrano reagire in maniera più confusa.

Questa discordanza è ciò che rende il 2025–26 potenzialmente più delicato. Da un lato, la Fed taglia i tassi e alimenta un rally di breve. Dall’altro, i mercati ignorano le conseguenze.

Un déjà-vu da non sottovalutare

Certo, le analogie non significano necessariamente che la storia si ripeterà allo stesso modo. Potrebbero essere coincidenze, oppure effetti congiunturali che il mercato sta temporaneamente amplificando. Tuttavia, ignorare queste somiglianze sarebbe un errore.