Banche più ricche che mai, ma l’Italia è un deserto creditizio. Ecco perché non vi prestano più soldi

Guido Gennaccari

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Banche tornate ai profitti del 2007 ma l’Italia no: il grafico che fa paura a chiunque abbia un’impresa.

Banche più ricche che mai, ma l'Italia è un deserto creditizio. Ecco perché non vi prestano più soldi

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Il settore bancario sta spingendo i corsi azionari e l’indice FTSE Mib verso i 50.000 punti. Il 10 giugno conosceremo anche i dati aggregati del settore e quindi sapremo se il ROE 2025 registrerà un altro record come quello del 2024. Sebbene alcune banche stanno tornando sui top del 2007, l’indice generale dei bancari è al 60% del valore del gennaio 2007.

Corsi azionari Corsi azionari .

Il mercato finanziario dei cds, anche se relativamente poco liquido rispetto ad altri, fornisce una fotografica del rischio sul settore bancario europeo: top dello spread a 400 nel 2012 con deviazione standard record nel 2015 anno degli NPL.
Oggi la situazione è molto tranquilla. Interessante notare come [2] che sta prendendo quote sempre maggiori di mercato, con rischi sistemici maggiori (private debt). Dalla quota di mercato dell’11% del 1999 si è passati al 29,8% nel 2025!

La solidità del sistema bancario europeo però non si traduce in prestiti alle imprese: colpa della domanda, dell’offerta, di entrambe? La situazione attuale, in termini di M3 e prestiti a imprese e famiglie, è simile al rimbalzo del 2011 con un ritorno della crescita dei prestiti alle imprese, anno su anno, in territorio positivo. L’Italia, purtroppo, è un caso a parte. Nel periodo 2000-2015 abbiamo seguito il trend europeo, dalla fine dell’austerità nel 2015 (anno delle banche risolute e della crisi degli npl) fino al covid abbiamo registrato prestiti alle imprese con tasso di crescita negativo! Stesso discorso nel periodo 2023-2025, mentre nell’area euro è rimasto positivo.

Crescita di M3 e del credito alle imprese e alle famiglie Crescita di M3 e del credito alle imprese e alle famiglie .

Il grafico italiano rappresenta una sintesi della ormai lunga stagnazione economica del paese. In sintesi: dalla crisi subprime è morto il mercato interbancario, sopravanza sempre più il credito non bancario (meno regolamentato e controllato), ma i prestiti alle imprese crescono sempre meno, a volte diminuiscono cronicamente come in Italia, segno di una economia reale ferma e non dinamica (come i salari, la produttività e i redditi) mentre la ricchezza finanziaria concentrata cresce a dismisura come la povertà assoluta!

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