Per le banche italiane il 2025 si è rivelato un altro anno stellare, sia in termini di performance delle azioni a Piazza Affari, che per gli utili record che il comparto ha continuato a macinare. Il mercato guarda però sempre avanti, e la domanda che assedia i trader e gli investitori è, per forza di cose, la seguente: come performerà il settore bancario nel 2026?
Diverse le previsioni per il 2026 su cosa accadrà ai profitti, ai titoli e ai dividendi delle banche italiane, note per fare la gioia dei loro azionisti con la promessa di cedole ghiotte. Lo scenario per il settore è in generale positivo, considerando anche l’impatto delle decisioni della BCE sui tassi dell’area euro. Ma nessun analista chiude gli occhi di fronte alle sfide che il comparto dovrà fronteggiare nel corso dell’anno che si è appena aperto.
Tra le principali, c’è quella rappresentata dagli NPL, (Non Performing Loans), ovvero dei crediti deteriorati: spada di Damocle che pende sulla testa delle banche italiane, ma non solo; minaccia onnipresente che, di norma, si fa realtà nelle fasi di peggioramento dei fondamentali dell’economia, italiana nel caso specifico, e globale in generale. E, con le tensioni geopolitiche che si sono immediatamente riaccese nei primi giorni del 2026, i dazi di Trump che, per quanto abbassati, rimarranno ancora attivi, e la paura di una bolla AI - in parte rientrata, ma comunque latente - il rischio che gli istituti di credito finiscano per pagare il conto di una eventuale crisi non è mai escluso.
Banche italiane solide, ma Barclays stima crescita EPS 2026 inferiore rispetto a quella delle banche europee
È stata la stessa BCE, Banca centrale europea guidata dalla presidente Christine Lagarde, a consigliare alle banche di tutta l’area euro di accettare un New Normal, caratterizzato da shock più frequenti e di tenersi dunque pronte ad affrontare una vasta gamma di possibilità.
Detto questo, nel caso delle banche italiane la view rimane improntata alla fiducia, almeno per quanto riguarda i nomi più importanti del settore.
Tra chi ha confermato di avere una view ancora solida sul sistema bancario italiano gli analisti di Barclays che, tuttavia, nell’analisi dedicata alle previsioni per gli istituti made in Italy, hanno avvertito anche che, a fronte di un trend operativo che ha battuto le attese nei primi 9 mesi del 2025, le aspettative per il 2026 indicano, in media, una crescita dell’EPS, ovvero dell’utile per azione, inferiore rispetto a quella stimata per tutte le banche europee.
Da un lato, Barclays ha evidenziato il punto di forza rappresentato dalle politiche di remunerazione a favore degli azionisti, dunque dai dividendi e dalle operazioni di buyback.
Dall’altro lato, tuttavia, secondo i suoi analisti le banche italiane non appaiono ben posizionate per quanto concerne la dinamica dell’EPS (escludendo comunque l’impatto delle operazioni di M&A).
Il paragone con le attese per il settore bancario europeo dice tutto, in un contesto in cui gli alert non mancano.
C’è chi ha ammesso per esempio, guardando alle banche italiane, quelle che sono le due paure più grandi sia per il 2026 che per il 2027. Occhio inoltre al ruolo che i BTP giocheranno nel corso di quest’anno.
Previsioni per le banche italiane, che succederà a utili e a voce condizionata da tassi BCE
Tornando al report di Barclays, per gli analisti della divisione di ricerca del colosso britannico, l’EPS delle banche italiane segnerà una crescita nel 2026 e nel 2027 (escludendo MPS e BPER) pari rispettivamente a +5% e +6%, rispetto all’aumento dell’utile per azione pari a +12% e a +13%, previsto per le banche europee su cui la divisione di ricerca ha avviato una copertura.
Il motivo è il seguente:
“Sebbene l’incidenza dell’NII (Net Interest Income - voce che riflette l’impatto dei tassi decisi dalla BCE, (che sono più alti di quanto si prevedesse) - sui ricavi totali sia più basso in Italia che nella maggior parte degli altri Paesi, a fronte di una incidenza delle commissioni che è più alta, (proprio) l’NII delle banche italiane riflette già, in media, le conseguenze dei tassi più alti (delle stime)”.
Ciò significa che “è improbabile che (l’NII) venga sostenuto dalla crescita dei prestiti nel corso del 2026 (che sarà più modesta che altrove), a nostro avviso”.
Vero che, guardando al taglio dei costi, l’Italia fa meglio, in media, rispetto ad altre banche europee: la crescita dei costi delle banche italiane è attesa infatti a +0,7% e a +0,2% rispettivamente nel 2026 e nel 2027, rispetto al rialzo in media delle banche europee, previsto a +2% per l’intero biennio.
leggi anche
Queste banche ora iniziano a fare davvero paura
Dividendi, ROTE, CET1, buffer su requisiti SREP delle banche italiane attesi per 2026-2027
Lato dividendi, in media il rendimento complessivo da distribuzioni delle banche italiane è stimato da Barclays all’8,4% nel 2026 e all’8,9% nel 2027.
I numeri previsti vengono considerati altamente sostenibili dalla divisione di ricerca di Barclays, visto che il ROTE degli istituti è atteso al 15,3% nel 2026 e al 15,6% nel 2027 (valori medi), mentre il coefficiente CET1 è stimato al 15,1%, sia per il 2026 che per il 2027E (sempre in media).
Questo indica la presenza di un buffer rispetto ai requisiti SREP atteso a 580 punti base nel 2026 e a 581 punti base nel 2027, a fronte di una media delle banche europee infetiore, stimata a 403 punti base.
Gli analisti di Barclays hanno annunciato anche, con la pubblicazione del loro report che, a loro avviso, le azioni delle banche italiane che sono posizionate meglio nel contesto attuale sono BPER e Intesa SanPaolo.
Banche italiane, Scope Ratings: ma i rischi rimangono elevati
A presentare le previsioni per la performance delle banche italiane nel 2026 è stata anche l’agenzia di rating europea Scope Ratings, con l’outlook “Italian Bank Outlook 2026: stable, supported by solid fundamentals, but risks remain high ”, ovvero: “Stabilità sostenuta da fondamentali solidi, ma i rischi rimangono elevati”.
Gli analisti hanno scritto di ritenere che, nel corso del 2026, la redditività del sistema bancario italiano rimarrà forte, sostenuta da una “ crescita moderata dei prestiti, da una crescita regolare delle commissioni e da costi stabili”: tutti fattori che faranno da assist agli utili.
Ancora, Scope Ratings, nel mettere contestualmente in evidenza la discesa dal picco:
“Nel nostro scenario di base, il rendimento medio delle attività ponderate per il rischio (RoRWA, praticamente quanto rende il capitale regolamentare che l’istituto di credito deve detenere per coprire i rischi) delle sei banche italiane del nostro campione (Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, Monte dei Paschi di Siena, BPER, Credito Emiliano) sarà compreso tra il 2,7% e il 2,8% circa, in flessione rispetto al picco del 3,2% raggiunto nel 2024”.
L’avvertimento: occhio alle tasse contro le banche italiane imposte da manovra Meloni
Alessandro Boratti, lead analyst per le banche italiane di Scope Ratings, ha reso noto inoltre di stimare “un aumento del costo del rischio a circa 40 punti base entro la fine del 2027 dagli attuali minimi di 30 punti base”.
L’agenzia è andata avanti illustrando i rischi per il settore:
Tra questi, parlando di “ prelievi sulle banche ”, Scope ha menzionato anche il costo aggiuntivo che le banche italiane dovranno sostenere a causa degli effetti della maggiore tassazione decisa dalla legge di bilancio 2026 del governo Meloni, su cui ha lanciato un attenti la stessa BCE di Christine Lagarde.
“L’accresciuta volatilità dei mercati finanziari e la possibilità di prelievi sulle banche più severi rappresentano ulteriori rischi al ribasso per le banche italiane”, si legge nell’analisi dell’agenzia di rating, che fa notare anche che, “in uno scenario di stress caratterizzato da ricavi più deboli e accantonamenti per perdite su crediti più elevati, il RoRWA medio potrebbe scendere a circa l’1,3% nel 2027”.
Scope Ratings ha precisato, ancora, che “le nuove misure incluse nel disegno di legge di bilancio italiano, non incluse nelle nostre proiezioni, potrebbero ridurre il capitale delle banche di circa 15-30 punti base ”, con Boratti che ha avvertito che, “in questo contesto, segnaliamo che la più generale mancanza di prevedibilità giuridica potrebbe diventare un problema strutturale per il settore e potrebbe pesare sul sentiment degli investitori nel tempo”.
Certo, ha sottolineato Scope nell’analisi dedicata alle previsioni per il trend delle banche italiane nel 2026, “ le riserve di capitale continuano ad essere solide, offrendo protezione contro potenziali shock di mercato o di credito”.
Ma anche qui non è assente il rovescio della medaglia: “Osserviamo che alcune banche stanno iniziando a utilizzare le loro riserve in eccesso per operazioni di fusione e acquisizione, indicando che la capitalizzazione potrebbe aver superato il suo punto massimo ”.
Sulle tasse più alte a carico delle banche italiane imposte dal governo Meloni attraverso la legge di bilancio 2026 si è espresso anche Mirko Sanna, analista dell’altra agenzia di rating S&P Global.
Anche Sanna ha ribadito la solidità delle banche italiane, seguita al “picco di redditività raggiunto nel 2025”, aggiungendo che l’outlook per quest’anno 2026 è positivo.
L’esperto, tuttavia, non ha tralasciato la questione delle tasse: “Le nuove misure del governo e l’aumento dell’IRAP avranno un impatto negativo e immediato sui bilanci delle banche”, ha affermato, sottolineando che alcune misure produrranno “conseguenze sui capitali”, con effetti sugli utili.
Dai conti effettuati da S&P Global, è emerso che l’incremento dell’IRAP si tradurrà in un costo, per gli istituti, pari a 1 miliardo di euro e in un tax rate che salirà al 2%. A farsi risentire, anche se non in modo diretto, anche la BCE, che già aveva lanciato un monito, riferendosi al possibile rischio rappresentato per il credito da una maggiore tassazione a carico delle banche.
Rating e target price, le raccomandazioni degli analisti. I giudizi di Barclays, Morgan Stanley, Equita
Passando alle azioni delle principali banche italiane, quali sono le raccomandazioni dei vari analisti?
Dal mondo degli esperti sono arrivati annunci sui rating e sui target price delle azioni delle Big del credito italiano.
Ulteriori comunicazioni sono giunte nei primi giorni del 2026, in particolare dagli analisti di Morgan Stanley:
- MPS-Monte dei Paschi di Siena: Barclays ha un rating “Equal Weight” e un target price pari a 8,20 euro. Occhio anche al giudizio di Morgan Stanley che, all’inizio del 2026, ha avviato la copertura sulle azioni di MPS con un rating “Hold”, fissando un target price pari a 10,40 euro. In una nota aggiornata di recente, Equita ha annunciato di avere una view neutrale sulle azioni MPS con target price alzato a €10,5 dai precedenti €8,6. Le azioni MPS vengono scambiate attorno agli 8,838 euro, dopo i sell che si sono abbattuti sui titoli a causa dell’arrivo di alcune smentite su rumor di mercato e, anche, per la pubblicazione di un articolo del Financial Times.
- UniCredit: Barclays ha un rating “Overweight” sulle azioni della banca italiana guidata dal CEO Andrea Orcel, e un target price pari a 71, 6 euro. Il rating di Morgan Stanley sui titoli UCG è pari a “Buy” e il prezzo obiettivo è stato rivisto al rialzo da 76 a 82,60 euro. Equita ha una view positiva sulle azioni UniCredit, e un target price pari a €83, che è stato migliorato rispetto ai precedenti €71,5 per riflettere “un multiplo target più elevato, coerente con la nostra view di settore e supportato da una maggiore visibilità su livelli di profittabilità elevati e sostenibili e sulla remunerazione agli azionisti”. Le azioni UCG scambiano attorno a 72,40 euro.
- Intesa SanPaolo: Barclays ha assegnato alla banca nelle mani del CEO Carlo Messina un rating “Overweight” e un target price a 6,6 euro. Morgan Stanley ha rivisto al rialzo il target price da 6,8 a 7,2 euro, a fronte di un rating “Buy”. Equita ha una view positiva e ha da poco alzato il target price dell’11% a €7,1, “riflettendo un multiplo target più elevato, coerente con la nostra view di una redditività strutturalmente elevata (in particolare in un contesto di tassi
>2%) e di un’alta visibilità sulla capacità di mantenere un’attraente remunerazione per gli azionisti ”. La view è positiva, con il titolo che viaggia attorno a 5,942 euro. - BPER: Il rating di Barclays è “Overweight” con target price di 12,5 euro. Positiva sulle azioni BPER anche Morgan Stanley, che ha un rating pari a “Overweight”, a conferma di come il titolo faccia parte delle azioni delle banche italiane preferite dagli analisti del colosso americano. Morgan Stanley ha fissato il target price del titolo a 13,90 euro, rispetto agli attuali 11,97 euro. Equita ha ribadito che le azioni BPER rimangono “la nostra Top Pick”, in quanto a suo avviso i titoli continuano a offrire “ un profilo rischio/rendimento interessante”. Ancora, la SIM milanese qualche giorno fa, con un report dedicato a diversi attori del settore bancario italiano: “Abbiamo incrementato il nostro TP a €14 (da €11,8), riflettendo un più alto multiplo target riflettendo la view settoriale e il potenziale per una crescita addizionale oltre l’orizzonte di stima derivante dall’integrazione con Banca Popolare di Sondrio ”. Le azioni BPER oscillano attorno a quota 12,12 euro.
- Banco BPM: Barclays ha sulle azioni BAMI un giudizio “Overweight”, con target price pari a 14,7 euro. Morgan Stanley ha annunciato invece all’inizio del 2026 di avere tagliato il rating a “Underweight” da “Equal Weight”, alzando contestualmente il target price sulle azioni BAMI da 13,3 a 14 euro. Equita SIM ha una visione neutrale sulle azioni Banco BPM e un target price che è stato appena aumentato da €12,5 a €14,5. Detto questo, la view presenta alcune note stonate. Il titolo viaggia attorno a quota 12,73 euro.
- Credem-Credito Emiliano: Barclays ha una valutazione “Underweight” e un prezzo obiettivo di 14,8 euro, al di sotto degli attuali 15,64 euro. Equita ha appena migliorato il target price del 9%, a € 16,9, a fronte di una visione positiva sulle azioni, e rispetto ai 15,44 euro a cui il titolo è scambiato a Piazza Affari.