Banche centrali: cosa è emerso (davvero) dalle riunioni di dicembre

Violetta Silvestri

17/12/2021

28/12/2021 - 12:30

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Dicembre all’insegna delle banche centrali: i principali istituti si sono riuniti nel giro di una settimana. Cosa è emerso dagli incontri di Fed, BCE, BoE, BoJ? Omicron o inflazione contro la ripresa?

Banche centrali: cosa è emerso (davvero) dalle riunioni di dicembre

Questa settimana le principali banche centrali si sono riunite nell’ultimo vertice dell’anno: quali conclusioni in vista del 2022 e quali attese per la ripresa economica?

La parola tapering ha accomunato un po’ tutti gli istituti. Sebbene con toni e intensità diverse, dalla Fed alla BCE fino alla BoE e alla BoJ i board hanno deciso di avviare un allentamento della politica accomodante.

Sullo sfondo c’è l’incertezza della variante Omicron. Ma, soprattutto, la certezza che l’inflazione aumenta ancora, con i prezzi energetici lontani dal placarsi.

Per questo, a conclusione della settimana calda delle banche centrali, alcuni analisti su Bloomberg sono giunti a una conclusione: sono i prezzi, non il Covid, a minacciare davvero la ripresa.

Banche centrali, inflazione, Omicron: cosa è successo in una settimana

Per quasi due anni, la sfida principale per le autorità monetarie è stata anticipare i danni della pandemia e attutire il suo impatto sulla crescita economica e sull’occupazione.

Non più, stando a un’analisi di Bloomberg. Negli ultimi due giorni, infatti, le banche centrali negli Stati Uniti e in Europa si sono orientate, a velocità diverse, verso politiche più restrittive. Ora considerano il controllo dei prezzi una priorità più alta rispetto alla protezione della produzione e dell’occupazione da ulteriori ricadute della pandemia.

La Banca d’Inghilterra è diventata la prima banca centrale in un’economia del G7 ad aumentare i tassi di interesse dall’arrivo del Covid-19.

La Federal Reserve ha detto che anticiperà la fine del suo programma di acquisto di obbligazioni e ha segnalato tre aumenti dei tassi il prossimo anno.

Anche la BCE sta annullando le misure di emergenza, con il programma di acquisto straordinario che si chiuderà a marzo 2022, pur con il passaggio soft allo schema di acquisto tradizionale, l’APP.

Ancora più cauta la Banca del Giappone, con l’annuncio del ritiro degli aiuti per la pandemia solo lentamente. Ha esteso di altri sei mesi l’assistenza ai prestiti per le piccole imprese in difficoltà.

La valutazione generale nel dopo-riunioni, secondo le riflessioni di Philip Aldrick e Rich Miller, è che mentre il Covid-19 non sta scomparendo, i Paesi occidentali stanno cercando di capire come conviverci e l’impatto sulle economie di ogni mutazione del virus sarà minore rispetto a quello precedente.

“Molte persone sono state vaccinate e le campagne di richiamo hanno accelerato. La società è diventata più brava a far fronte alle ondate di pandemia e ai conseguenti vincoli. Ciò ha ridotto l’impatto della pandemia sull’economia”, ha dichiarato giovedì il presidente della Bce Christine Lagarde.

Ora, i funzionari si preoccupano soprattutto del modo in cui le restrizioni sanitarie frenano la fornitura e il trasporto di merci, aumentando i prezzi. La dinamica dell’offerta, più che della domanda, sta interessando le valutazioni monetarie.

Lo stress delle catene di approvvigionamento e la crisi del gas in Europa sono delle minacce, che spingono l’inflazione. La stessa Lagarde ha dichiarato che i prezzi del gas sono trainati da una moltitudine di fattori complessi e difficili da prevedere: c’è di mezzo la geopolitica, il clima, la capacità di stoccaggio dei Paesi.

Probabilmente, la transitorietà non è più dell’inflazione, ma delle ondate di virus e le banche centrali dovranno farne i conti.

Tutta un’altra musica, invece, in Turchia dove per la quarta volta di seguito la massima autorità monetaria ha tagliato i tassi, pur avendo un’inflazione galoppante oltre il 20%. I prezzi in aumento non fanno paura a Erdogan.

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