Azioni MPS, che succede post utili. Lovaglio parla di Mediobanca e ricorda mantra su Generali

Laura Naka Antonelli

12 Maggio 2026 - 10:35

MPS-Monte dei Paschi di Siena ha annunciato i conti del primo trimestre del 2026. Massima attenzione alle parole di Lovaglio su Mediobanca e Generali.

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Azioni MPS sotto i riflettori dopo la pubblicazione dei conti del primo trimestre del 2026 e le dichiarazioni rilasciate dal CEO Luigi Lovaglio.

Il Monte dei Paschi di Siena ha annunciato di avere incassato nel periodo un utile di 521 milioni di euro, in calo rispetto all’utile di 1,349 miliardi del quarto trimestre 2025 che includeva, in particolare, la rivalutazione delle DTA.

I ricavi sono ammontati a 1,960 miliardi, in crescita del 2,9% su base annua e del 3% su base trimestrale, grazie sia al margine di interesse (+1,9% t/t) che alle commissioni (+2,8% t/t), beneficiando inoltre dell’accelerazione della componente di wealth management e advisory (+7,6% t/t).

Non solo utili MPS. Le parole di Lovaglio su Mediobanca, Generali e possibili M&A

Sotto i riflettori le parole di Lovaglio sul processo di integrazione di MPS con Mediobanca e non solo.

Bene le azioni MPS, dopo un avvio in calo, e in una sessione negativa per il Ftse Mib di Piazza Affari.

In evidenza il numero sfornato da Lovaglio che, nella conference call indetta per commentare i conti, ha detto di prevedere per il 2026 un utile ante imposte superiore ai 3,5 miliardi.

Occhio anche a come il CEO ha risposto alle domande su un eventuale interesse di MPS a lanciarsi in un nuova operazione di M&A dopo la conquista di Mediobanca e su cosa intende fare con Generali.

L’AD ha affermato intanto che “ l’incertezza ormai è alle spalle ”, aggiungendo che l’integrazione con Mediobanca è “centrale”, e che il nuovo CDA di MPS assicura “continuità alla leadership”.

Insomma, “ la governance è pienamente consolidata ”.

Il Monte è totalmente concentrato sulla fusione con Piazzetta Cuccia, con il CEO che ha aggiunto che “quello che è più importante è che il 30% delle sinergie previste sono già state garantite e assicurate per il 2026”. Confermato il target per le sinergie a “700 milioni entro il 2028”.

Riguardo alla quota che MPS detiene nel colosso assicurativo Generali attraverso Mediobanca, Lovaglio ha ripetuto quello che è diventato una sorta di mantra:

Come dico sempre è un qualcosa ’nice to have’, una fonte di ricavi su cui contiamo, Generali ci offre altre possibilità dal punto di vista di partnership operative. È ovvio che stiamo considerando tutte le opportunità che si possono presentare sul mercato dal punto di vista di offerta di prodotto, di partnership, per noi è importante creare valore e offrire ai nostri clienti il miglior mix di prodotti”.

Lovaglio ha ricordato anche che, sulla base di quanto stabilito dal piano di aggregazione, la quota che MPS detiene in Generali confluirà nella nuova entità “Mediobanca Spa.

Su possibili operazioni di M&A, nella “fase attuale siamo concentrati sul completamento del processo di integrazione con Mediobanca, garantendo che le sinergie previste si realizzino e e che magari vengano superate”.

A rinfocolare le speculazioni su possibili operazioni di M&A tra le banche italiane erano state le dichiarazioni del CEO di UniCredit Andrea Orcel, dell’AD di Banco BPM Giuseppe Castagna, e del numero uno di BPER Gianni Franco Papa.

Utili MPS I trimestre, il trend del margine di interesse e delle commissioni

Tornando ai conti di MPS, il margine di interesse (NII) è stato di 1,036 miliardi.

Al netto del contributo di Mediobanca, l’NII è ammontato a 547 milioni, in crescita rispetto ai 543 milioni dello stesso periodo del 2025, sostenuto dalla crescita dei prestiti e dal minor costo sia della raccolta commerciale che del costo dei titoli di debito in circolazione.

Le commissioni nette sono state pari a 618 milioni. Al netto del contributo di Mediobanca, le commissioni nette sono ammontate a 410 milioni, (+3% su base annua).

MPS ha menzionato l’elevata qualità e la diversificazione del mix di ricavi, la redditività in crescita, una efficace disciplina sui costi e una forte solidità patrimoniale.

Il risultato al lordo delle imposte è ammontato a 911 milioni, in aumento del +15,6% t/t (+6,7% a/a).

Riguardo alle imposte, ha inciso un onere di 294 milioni per effetto delle misure a carico delle banche italiane previste dalla legge di bilancio stilata dal governo Meloni per il 2026: in particolare, della quota indeducibile degli interessi passivi (4%) e della maggiorazione di due punti percentuali dell’aliquota IRAP.

Il risultato operativo netto è salito a 947 milioni (+9,5% t/t e +3,4% a/a), grazie alla dinamica positiva dei ricavi, alla gestione efficace dei costi operativi (-3,1% t/t e +1,1% a/a) e alla tenuta del costo del rischio a 42 punti base.

Il cost/income si è attestato al 44%, in calo di 3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.

In crescita i volumi degli impieghi (+1% t/t e +5,2% a/a), grazie al ruolo primario nelle erogazioni di mutui ipotecari alle famiglie (1,7 miliardi di euro) e di credito al consumo (2,7 miliardi di euro).

La raccolta totale è stata di circa 290 miliardi, in rialzo di oltre 16 miliardi di euro su base annua, con flussi lordi di wealth management in crescita del 10% t/t.

Lo stock dei crediti deteriorati lordi si è attestato a 3,7 miliardi, con il NPE ratio lordo al 2,5% e l’NPE ratio netto all’1,3% e una copertura complessiva dei crediti deteriorati al 50,6%.

MPS ha evidenziato il posizionamento ai vertici del sistema bancario europeo per capitale e remunerazione agli azionisti, con un CET1 ratio al 15,9%, al netto dei dividendi maturati nel trimestre sulla base di un payout ratio del 100%, con un ampio buffer di capitale rispetto ai requisiti regolamentari (circa 650 punti base).

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