Ad Ankara Giorgia Meloni conferma il target già sottoscritto dall’Italia: 5% del Pil in difesa e sicurezza entro il 2035. Poi aggiunge una frase che pesa più del comunicato Nato: niente tagli alla sanità per finanziarlo. Per Leonardo, che secondo Barclays incassa oltre il 20% del fatturato dal mercato domestico, significa che circa 4,2 miliardi del suo fatturato sono legati a doppio filo al bilancio di Roma.
Il debito pubblico viaggia al 137,1% del Pil e nel 2026 è atteso salire ancora, fino al 138,6%: su questi numeri la strada dal 2,8% attuale al 5% promesso è tutta in salita. Con il deficit al 3,1%, l’Italia è dentro la procedura d’infrazione europea e non può attivare la clausola di salvaguardia nazionale, lo strumento che varrebbe fino a 34 miliardi l’anno di spesa militare esclusa dai vincoli Ue.
Leonardo intanto scambia intorno ai 51 euro, oltre venti punti percentuali sotto i massimi sopra 65 euro toccati a marzo. Il 31 luglio arrivano i primi conti semestrali sotto la gestione Mariani. Ecco cosa dicono davvero i numeri dietro il target del 5%.
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Cosa dicono gli ordini e i target price di Leonardo
Gli ordini del primo trimestre sono saliti del 31% su base annua, a 9 miliardi. I ricavi sono saliti a 4,4 miliardi (+6,9%), l’EBITA a 281 milioni (+33%) e l’utile netto adjusted a 184 milioni (+60%), con un portafoglio ordini a 56,8 miliardi e un backlog che copre oltre due anni e mezzo di produzione.
L’indebitamento netto sale invece a 3,05 miliardi, +44% sull’anno prima. Sconta 1,6 miliardi spesi per l’acquisizione del business difesa di Iveco, chiuso il 18 marzo e contabilizzato nel secondo trimestre, insieme ad altri 1,2 miliardi di ordini, 1,1 di ricavi e 120 milioni di Ebita attesi nei nove mesi fino a dicembre.
Su questa base BofA costruisce la stima per il secondo trimestre: ordini a 5,5 miliardi, ricavi a 5,4, Ebita a 516 milioni, rispettivamente il 2%, il 2% e il 10% sopra consensus. La guidance ufficiale di Leonardo è 21 miliardi di ricavi e 2,03 di Ebita per il 2026. La stima implicita di BofA arriva a 21,66 e 2,16, circa il 3% in più. Il giudizio degli analisti è confermato “buy” e il target price sale a 79,5 euro, quasi il 54% sopra i prezzi attuali.
Da marzo, però, le azioni Leonardo si muovono nella direzione opposta. È la stessa contraddizione a cui Barclays dà un nome preciso: è il rischio a breve termine sul bilancio della difesa italiano, con oltre il 20% del fatturato del Gruppo che arriva dall’Italia.
Barclays taglia il target price da 74 a 69 euro. Resta “Overweight”, per due motivi che si sommano: il declassamento dell’intero settore difesa europeo e il rischio Italia. Sul trimestre è più prudente di BofA: ordini a 6,2 miliardi, ricavi a 5,5 (+9% organico), Ebita a 450 milioni, margine all’8,2% (oltre 60 milioni sotto la stima BofA sullo stesso periodo). Rallenta rispetto ai 9 miliardi del primo trimestre, ma resta il 41% sopra i 4,4 miliardi ordinati nel secondo trimestre 2025.
Il consensus medio si ferma tra 68 e 79,5 euro, con undici analisti su diciotto con rating Buy e nessuna vendita in portafoglio. Il 3 luglio arriva il contratto Edgewing per il caccia di sesta generazione GCAP, 4,6 miliardi di sterline insieme a BAE Systems e alla giapponese JAIEC: un ordine che non dipende dal bilancio della Difesa italiana, anche se l’Italia resta nel consorzio che finanzia il programma nel suo complesso.
Il 31 luglio, primo semestre sotto la gestione Mariani, si scopre chi tra gli analisti ha stimato meglio e se il mercato, finora, ha guardato ai fondamentali o solo al rischio Italia.
Cosa cambia per chi ha Leonardo in portafoglio
Intanto l’indice Stoxx Europe Aerospace & Defense ha recuperato +25% dai minimi di maggio, portandosi a +10,7% da inizio anno, dopo mesi in cui aveva sottoperformato il mercato per i dubbi sulla reale conversione delle promesse di spesa in ordini.
Morgan Stanley definisce il vertice di Ankara “catalizzatore chiave” per la difesa europea e vede nel summit “un interessante punto di ingresso”. Dentro il rally, però, gli investitori sono diventati selettivi. Molti sono usciti dalla difesa terrestre pesante (Rheinmetall colpita dallo stop tedesco al programma fregate, KNDS che rinvia la Ipo poco dopo) ed entrano su difesa aerea e tecnologia militare.
Leonardo, divisa tra elicotteri, elettronica, spazio e ora anche terra con l’acquisizione Iveco, non rientra chiaramente in nessuno dei due blocchi che il mercato sta premiando o punendo. La sottoperformance di Leonardo rispetto all’indice ha un’altra spiegazione: la sostituzione di Roberto Cingolani con Lorenzo Mariani come amministratore delegato. Decisione arrivata dal Mef, primo azionista con il 30,2% del capitale, poche settimane dopo la presentazione del nuovo piano industriale 2026-2030.
Per chi possiede il titolo, il rischio Italia ha due facce. Una nel bilancio, quanto lo Stato decide di spendere in Difesa. L’altra nel capitale: il Mef possiede il 30,2% di Leonardo, e sceglie anche chi la guida.
Il 31 luglio Mariani presenta i suoi primi conti da amministratore delegato. Battere le stime di BofA e Barclays sposterebbe l’attenzione dal cambio al vertice all’esecuzione, un argomento che oggi il titolo non ha ancora vinto, mentre il resto del settore corre già sulla fiducia del vertice Nato. Deludere, invece, riporta dritti alla domanda sulla governance.
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