Azioni: la bolla sta per scoppiare? No (e vi spiego perché)

R. F.

22/02/2024

La capitalizzazione dei “magnifici 7” supera quasi tutte quelle dei singoli indici delle borse azionarie sparse in tutto il mondo. Dobbiamo preoccuparci? Assolutamente no.

Azioni: la bolla sta per scoppiare? No (e vi spiego perché)

Alla fine di febbraio, la capitalizzazione di borsa del gruppo dei “magnifici 7” nell’indice SP500 supera quasi tutte le intere capitalizzazioni dei singoli indici delle borse azionarie sparse in tutto il mondo. Dobbiamo preoccuparci? Assolutamente no.

L’aumento vertiginoso dei profitti e delle capitalizzazioni di mercato del gruppo dei Magnifici 7, cioè i colossi tecnologici statunitensi - Apple, Amazon, Google, Meta,Microsoft, Nvidia e Tesla – hanno fatto superare, al 18 febbraio, le capitalizzazioni di ogni indice di borsa esistente al mondo, escluso l’indice SP500.

Mi sono andato a leggere un report del 13 febbraio della Deutsche Bank, in pratica uno studio elaborato per i propri clienti (Jim Reid: “A Macro Guide to the Magnificent Seven”, Deutsche Bank Research) che non è divulgabile ma che trovate in sintesi anche qui: The Mag 7 are so big they’re not just companies, they’re countries in size and scale - DB.

Tuttavia la “supremazia” del gruppo dei Magnifici 7 non riguarda solo la capitalizzazione, ma riguarda anche i profitti cumulati del gruppo anno 2023, rispetto ai profitti cumulati nello stesso anno delle aziende quotate in ogni listino azionario internazionale non-USA. I loro profitti sono ampi ma non così giganteschi: con 361 miliardi di dollari negli ultimi 12 mesi, sono leggermente inferiori ai 383 miliardi di dollari incassati da tutte le società giapponesi nel 2023 e da circa la metà di quelle cinesi, sempre per lo stesso periodo.

Questa fontana di utili ci permette di affermare che stavolta non siamo in presenza di bolle speculative, come nell’anno 2000, quando aziende che chiudevano i bilanci in perdita o con tassi di crescita dei profitti molto deboli vedevano crescere le loro quotazioni a dismisura con P/E oltre 40x. I prezzi delle azioni sono saliti perché gli utili sono saliti, e con essi, anche le aspettative di maggiori utili in futuro, e nonostante i tassi di rendimenti sui Treasury a 10 anni oggi sono attorno al 4.30%.

Gli analisti di Deutsche Bank hanno sottolineato che se si creasse un listino “riservato” ai soli Magnifici 7, la sola capitalizzazione di mercato combinata di questo ristretto fruppo, lo renderebbe la seconda borsa valori più grande del mondo, con una dimensione simile a quella dell indice Dow Jones.
Qui di seguito i numeri - rilevati alla data del 19 febbraio.

TITOLOCAP.NE IN MLD $
MICROSOFT 3.000
APPLE 2.800
NVDIA 1.800
AMAZON 1.770
GOOGLE 1.750
META 1.200
TESLA 640
TOTALE 12.960

Come vedete sopra, stiamo parlando di quasi 13 trilioni id dollari. Numeri da far girare la testa. Il gruppo dei 7 capitalizza un po’ più dell’indice Dow Jones (12.240mld id dollari) e quasi il 30% di tutto l’indice SP500, e oltre 10 volte la capitalizzazione del DAX (1.720mld di dollari) e 17 volte la capitalizzazione dell’indice nostrano (il nostro FTSE MIB 40 capitalizza infatti solo 700mld di dollari).

Come noterete dalla lista di cui sopra, se prendiamo Microsoft e Apple, individualmente, esse hanno capitalizzazioni di mercato superiori all’intero indice DAX o all indice CAC40, e, naturalmente, all intero indice britannico FTSE 100 (2.560mld di dollari).

Questo livello di concentrazione del valore di borsa in un gruppo ristretto di titoli ha portato alcuni analisti a esprimere preoccupazioni sui rischi correlati nel mercato azionario statunitense.
Deutsche Bank ha anche analizzato la situazione attuale dal punto di vista storico e ha studiato i trend di tutte le 36 società che figuravano – ciclicamente - tra le prime cinque di maggior valore nell’indice S&P 500, anno per anno, dalla metà degli anni ’60 ad oggi.

Generalmente parlando, mentre le grandi aziende alla fine tendevano ad una certa mobilità all’interno del gruppo, cioè ad entrare e ad uscire dal gruppo delle prime cinque (per l’evoluzione delle tendenze degli investitori, per le nuove tendenze dei consumi e delle prospettive di profitto) esse rimanevano comunque leader di mercato nel proprio settore merceologico. E chi è leader di mercato, tende costantemente a premiare i propri azionisti con buoni dividendi, e a mantenere alto il gradimento in borsa: 20 delle 36 società che hanno popolato quella fascia superiore per capitalizzazione, dopo oltre 60 anni sono ancora oggi tra le prime 50 dell’indice SP500 per capitalizzazione di borsa.

Per esempio nel gruppo dei Magnifici 7, i primi 5 titoli sono oggi presenti nella top 5 attuale dei titoli a maggior capitalizzazione, ovviamente. Ebbene se prendiamo Microsoft, essa è stata presente per tutti i mesi - tranne 4 mesi - dal 1997ad oggi. Apple sempre presente da dicembre 2009, Alphabet per tutti i mesi - tranne due - da agosto 2012 ad oggi, e Amazon sempre presente da gennaio 2017 ad oggi. L’ultimo “concorrente” nel gruppo dei 5 è stato Nvidia, una “new entry” che è presente “solo” dal primo semestre dell’anno scorso.

Tesla è stata per 13 mesi tra le prime cinque società di maggior valore nel 2021/22, ma ora è scesa al 10° posto, con il prezzo delle azioni che è sceso di circa il 20% dall’inizio del 2024. Al contrario, le azioni di Nvidia hanno continuato a salire., aggiungendo quasi il 47% dall’inizio dell’anno.

Quindi, all’interno del gruppo dei Magnifici 7 c’è una certa volatilità riguardo alla posizione dei suoi membri, e si possono mettere in discussione se le loro valutazioni complessive siano giunte a degli eccessi, ma il nucleo del gruppo sono le aziende più grandi per fatturato e quelle di maggior successo negli Stati Uniti e nel mondo, ormai da molti anni, soprattutto in seguito ai fenomeni della globalizzazione.

Nonostante le prospettive economiche globali modeste all’inizio del 2023, i rendimenti del mercato azionario a Wall Street sono stati impressionanti, ma fortemente concentrati tra i Magnifici Sette, che hanno beneficiato del clamore dell’I.A. e delle aspettative di taglio dei tassi.

Chi avesse investito a gennaio 2023 solo nel gruppo dei Magnifici 7, avrebbe portato a casa un incredibile +107% al 31 dicembre 2023, superando di gran lunga il più ampio indice MSCI USA, che ha offerto agli investitori un ancora onesto, ma relativamente misero, + 27% nel 2023.

Ma ora le cose stanno cambiando. Stanno emergendo segnali che le opportunità per le azioni statunitensi potrebbero ampliarsi oltre le 7 azioni a mega capitalizzazione quest’anno, e per due ragioni, la prima delle quali è la resilienza dell’economia statunitense.

Infatti: nonostante l’aumento dei tassi di interesse, le vendite e gli utili aziendali hanno mostrato una buona tenuta, almeno osservando i risultati trimestrali che stanno uscendo in questi giorni, relativi all’ultimo trimestre 2023.

Ciò può essere attribuito al fatto che le imprese sono state più disciplinate nella gestione dei costi e delle scorte, e che le famiglie hanno continuato a consumare e a spendere nonostante il costo del denaro aumentato, perché avevano accumulato livelli di risparmio più elevati durante la pandemia del periodo 2020-2021. Inoltre, nonostante i tassi Fed siano stati portati da 0% a 5% in poco più di 1 anno, la disoccupazione è addirittura scesa al 3,7%: il mercato del lavoro statunitense è quindi in buona salute, con quasi tre milioni di posti di lavoro aggiunti nel 2023 che contribuiscono a tenere alto il tenore dei consumi in America.

Il secondo fattore è il miglioramento dei margini, che indica che le aziende hanno abilmente aumentato i prezzi e trasferito l’impatto della maggiore inflazione sui clienti, senza che questi ultimi diminuissero le decisioni di spesa. In presenza di domanda anelastica rispetto al livello dei prezzi da parte dei consumatori, le aziende hanno potuto mantenere i margini di profitto e presentarsi agli investitori con risultati di bilancio più che soddisfacenti.

Ma il trend di miglioramento dei margini di profitto inizia nei primi anni 90, come potete osservare dal grafico a fine articolo, elaborato grazie a BLOOMBERG, che evidenzia la crescita costante della profittabilità (intesa come profitti lordi diviso il fatturato) dell’indice SP500. Nel 1992 la profittabilità era attorno al 4% medio delle aziende che componevano il paniere delle 500 società. A dicembre 2023 siamo arrivati al 13.6%, quindi più che triplicata rispetto a 30 anni oro sono. È opinione comune che questo trend al rialzo debba subire una ulteriore impennata nei prossimi anni grazie all’avvento della Intelligenza Artificiale che sarà maggiormente in grado di potenziare la produttività per addetto, e diminuire il costo del lavoro per unità di prodotto, a mio modesto avviso.

n sintesi: sebbene nel 2023 i salari siano aumentati, non hanno tenuto il passo con l’aumento dei prezzi, portando a un calo dei costi del lavoro in proporzione al prezzo di vendita dei beni e servizi.

Questo è un circolo virtuoso che rende obsoleta la questione del “QUANDO” la Fed deciderà di tagliare i tassi, perché la redditività aziendale è talmente forte che, per il momento, può permettersi di aspettare la Fed che taglia i tassi a luglio e non più a marzo: anche i prossimi 2 trimestri sono infatti previsti solidi per il sistema delle aziende americane.

Ecco perché non dobbiamo preoccuparci che la capitalizzazione di borsa sia così concentrata all’interno dell’SP500: il mercato ha premiato le aziende più brave a salire sul “carro” dell’innovazione tecnologica e a produrre utili, e ha fatto bene. Quando il mercato è così fortemente orientato verso un numero limitato di titoli e verso un tema particolare, in particolare l’intelligenza artificiale, c’è il rischio di perdere opportunità di investimento. Ogni storno del mercato sarà una occasione di ingresso sul mercato, come ho già avuto occasione di sottolineare per i lettori della sezione Money Premium in questo mio recente articolo:
Azioni: da oggi ogni storno del mercato può essere un’occasione di ingresso (money.it).

Anzi, c’è da aggiungere anche un altro fattore che dovrebbe convincerci a restare investiti per il 2024: la rotazione settoriale. Fattori, tra cui l’adesione della Cina all’Organizzazione mondiale del commercio e i progressi tecnologici, hanno consentito una maggiore offerta di manodopera e l’accessibilità ai mercati del lavoro esteri. Anche per le aziende al di fuori del gruppo dei Magnifici 7. Ciò ha contribuito a migliorare i margini di profitto, sostenendo la crescita degli utili.

È possibile quindi che a sostenere il rally dell’indice sp500 possano essere non solo il gruppo dei 7 ma, quando la Fed inizierà a tagliare i tassi, anche le aziende a più ridotta capitalizzazione. Molti degli altri 493 titoli dell’S&P 500 hanno avuto difficoltà nell’ultimo anno, ma secondo alcuni potrebbero iniziare a partecipare al rally se i due fattori sopra menzionati (resilienza dell’economia e margini aziendali) continueranno ad alimentare l’economia nella seconda parte del 2023.

MARGINI DI PROFITTI MEDI DELLE 500 AZIENDE DELL'INDICE SP500 DAL 1992 AL 2023 MARGINI DI PROFITTI MEDI DELLE 500 AZIENDE DELL’INDICE SP500 DAL 1992 AL 2023 FONTE: BLOOMBERG
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