Sotto il fuoco dei sell tutte le azioni dei produttori di chip per l’AI. Man Group: una bolla che tutti vedono ma da cui nessuno vuole uscire.
Le azioni di STMicroeletronics affondano subito all’avvio della giornata di contrattazioni del listino Ftse Mib di Piazza Affari, per poi accentuare i cali.
I titoli prezzano l’ennesimo bagno di sangue che ha travolto il settore dei chip per l’AI.
I sell, partiti di nuovo da Wall Street, sono tornati a contagiare le borse asiatiche e, infine, le borse europee.
I titoli del colosso italo-francese dei semiconduttori capitolano di quasi il 7%, del 6,8% circa, bucando la soglia psicologica di quota 53 euro, confermandosi vittima dell’attacco partito ormai da giorni contro i grandi nomi dell’hi-tech, inclusi quelli specializzati nella produzione dell’harware necessario per la costruzione dei data center e per il mercato dell’intelligenza artificiale. Esattamente quelli che, secondo alcuni esperti, avevano ormai sostituto nell’AI trade le azioni delle Magnifiche 7.
Partiti da Wall Street, dove tra l’altro i futures sull’indice Nasdaq non lasciano presagire nulla di buono, gli smobilizzi hanno preso d’assalto la borsa di Tokyo, che ha visto l’indice Nikkei 225 crollare di più del 4%. Male soprattutto le azioni di SoftBank, di Tokyo Electron e di Advantest, che hanno segnato un tonfo del 9% circa.
Ancora peggio è andata al produttore giapponese di chip per memorie Kioxia, che è capitolato di oltre il 14% a seguito della decisione di una giuria federale del Texas di ordinare all’azienda un risarcimento danni di $229 milioni, dopo avere riscontrato la violazione di un brevetto di Viasat relativo alla tecnologia delle memorie informatiche.
L’indice Kospi della Borsa di Seoul è sfuggito ai forti smobilizzi in quanto chiuso per festività. Nella sessione di ieri, le azioni di
SK Hynix erano scivolate tuttavia di oltre l’11%.
Alla borsa di Taiwan, a pagare la furia dei sell sono stati il colosso dei semiconduttori TSMC, il cui titolo ha perso il 3,6% circa, mentre alla borsa di Hong Kong hanno sofferto altri titoli tecnologici come Tencent, Meituan e Kuaishou, quest’ultima in ribasso del 3,3%.
Perdite più contenute per Baidu e Alibaba.
I forti attacchi contro i titoli chip sono dimostrati in generale tutti anche dal trend del VanEck Semiconductor ETF, che ha accusato ieri una flessione del 3,7%.
Una bolla che tutti vedono ma da cui nessuno vuole uscire, quella dell’AI? Sì, secondo Sumant Wahi, gestore di portafoglio specializzato in titoli tecnologici di Man Group, autore della nota “Chip in flessione, trend IA passa da rally generalizzato a investimento più tattico”.
Wahi ha dato una risposta all’interrogativo se per caso “il momento d’oro dei semiconduttori” stia perdendo colpi, sottolineando che “le recenti forti oscillazioni dei titoli tecnologici suggeriscono che potrebbe essere così”.
I motivi potrebbero essere anche di natura fondamentale, in quanto “nel mercato dei dispositivi di memoria vediamo sempre maggiori segnali di un ridimensionamento della carenza di offerta, che ha sostenuto buona parte del recente rally, con i produttori cinesi che tornano ad essere competitivi”.
Di conseguenza, “anche gli investitori più ottimisti sul settore dei chip sembrano ormai riconoscere che il potere di determinazione dei prezzi legato ai token si sta indebolendo”.
Così Sumant Wahi:
“Che si tratti di nervosismo di fine semestre dopo un rally eccezionale, o di qualcosa di più simile a un picco del ciclo dipenderà da cosa comunicheranno le grandi società tecnologiche in occasione della pubblicazione dei risultati del secondo trimestre. In ogni caso, l’entità dei movimenti di mercato ci dice già due cose: quanta leva finanziaria e quanto capitale a breve termine si fossero concentrati su questi titoli, e quanto il mercato abbia iniziato a preoccuparsi del rischio sistemico insito nello scommettere, anche a debito, che il trend dell’IA sia una strada a senso unico”.
Tra l’altro, “l’insieme delle opportunità si sta ampliando oltre gli abilitatori dell’IA (i produttori di chip) verso i costruttori e i beneficiari, ovvero quelle aziende che stanno costruendo il prossimo livello dell’infrastruttura tecnologica e quelle che trarranno profitto dal suo utilizzo”.
Si può dunque sostenere, secondo il gestore, che il trend dell’AI sia “passato da un rally tematico generalizzato a qualcosa di molto più tattico”, con “il capitale che sta ruotando rapidamente verso la parte della catena più sotto pressione, dai processori grafici alla memoria, poi all’ottica e, più recentemente, alla capacità produttiva dei wafer”.
Dunque, inevitabile il riferimento alla presenza di una bolla speculativa, che starebbe interessando ora soprattutto le azioni chip:
“Per quanto riguarda i semiconduttori, riteniamo che ci si trovi di fronte alla classica bolla che tutti vedono ma dalla quale nessuno vuole uscire. Gli investitori riconoscono probabilmente il divario tra le valutazioni dei produttori di chip e i flussi di cassa generati dalle aziende situate più a valle della filiera. Tuttavia, uscire troppo presto dall’investimento rischia di comportare una significativa sottoperformance. Questo crea una base fragile, il che spiega in parte la volatilità quando il sentiment cambia”.
Aronte di un orientamento di investimenti che secondo Wahi si sta facendo più tattico, il consiglio è inoltre di non dimenticare che nuove opportunità potrebbero arrivare con le IPO, nei prossimi 12 mesi, che saranno lanciate da diverse aziende come i costruttori dell’infrastruttura, dagli hyperscaler e altre specializzate in modelli di AI.
Opportunità potrebbero dunque presentarsi proprio nella pipeline delle IPO, anche se “la domanda chiave è cosa accadrà nei sei mesi successivi alla quotazione delle società”, dal momento che, “come nel 2000, di solito non sono le IPO a sconvolgere il mercato, bensì le successive scadenze dei periodi di lock-up, quando gli investitori iniziali vendono per reinvestire nel ciclo successivo”.
Nel frattempo, occhio a cosa sta accadendo alle azioni STMicroelectronics, dopo un 2026 che si conferma tuttora stellare, come dimostra il rally pari a +133% da inizio anno (YTD).
Su base annua, le azioni sono in rialzo dell’87%, mentre negli ultimi tre mesi le quotazioni sono balzate sul Ftse Mib di Piazza Affari di più del 40%.
Il dietrofront è palese se si considera il trend dell’ultimo periodo. Nell’ultimo mese, STM è scivolata del 23%, mentre negli ultimi cinque giorni è crollata alla Borsa di Milano di più del 15%.
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