Automotive, il peggio è alle spalle? I 10 titoli che hanno distrutto più valore negli ultimi 3 anni

Giulia Rinaldi

9 Febbraio 2026 - 21:18

Il crollo dei titoli automotive è ormai passato? Dal 2022 a oggi, i titoli dei principali costruttori globali hanno perso centinaia di miliardi di dollari di capitalizzazione.

Automotive, il peggio è alle spalle? I 10 titoli che hanno distrutto più valore negli ultimi 3 anni

Secondo i dati di mercato, la valutazione complessiva delle grandi case automobilistiche è ancora oltre il 35% sotto i massimi del 2021, nonostante il recupero registrato da Wall Street e dalle Borse globali. Un comparto un tempo considerato prevedibile e ciclico si è trasformato in un mix di incertezza strutturale, investimenti sempre più onerosi e modelli di business sotto pressione.

La transizione verso l’auto elettrica, inizialmente salutata con entusiasmo dagli investitori, si è rivelata molto più onerosa del previsto. Tassi di interesse elevati, rallentamento della domanda EV, guerre di prezzo e costi in forte crescita hanno compresso i margini e indebolito i flussi di cassa dell’intero settore.

I 10 titoli auto con le peggiori performance a tre anni

Analizzando il rendimento totale per gli azionisti negli ultimi tre anni circa, emergono chiaramente i nomi che hanno distrutto più valore in Borsa. Modelli industriali e aree geografiche diverse, ma un giudizio dei mercati sorprendentemente uniforme.

Le peggiori azioni automotive (2022–2024/25)

  1. Lucid Group (LCID) – circa -90%: ex stella dell’elettrico premium, è stata penalizzata da volumi molto bassi, forti perdite operative e continui timori sulla liquidità.
  2. Polestar Automotive (PSNY) – circa -80% / -85%: la controllata di Volvo soffre domanda debole, margini ridotti e il rischio di continue diluizioni.
  3. NIO (NIO) – oltre -70%: simbolo dell’EV cinese negli anni passati, oggi paga concorrenza feroce, crescita in rallentamento e perdite persistenti.
  4. XPeng (XPEV) – circa -65% / -70%: investimenti elevati in ricerca e sviluppo e la guerra dei prezzi in Cina hanno minato la fiducia degli investitori.
  5. Aston Martin Lagonda (AML / ARGGY) – oltre -60%: il fascino del lusso non basta a compensare una struttura finanziaria fragile e problemi di esecuzione.
  6. Renault (RNLSY) – circa -45% / -50%: strategia poco chiara sull’elettrico, debolezza della domanda europea e riorganizzazioni continue.
  7. Volkswagen (VWAGY) – circa -40%: le difficoltà nel rendere profittevole l’elettrico e una governance complessa hanno pesato sul titolo.
  8. Mercedes-Benz Group (MBGAF) – circa -35% / -40%: il segmento premium ha sofferto l’impatto dei tassi elevati sulla domanda.
  9. BMW (BMWYY) – circa -30% / -35%: fondamentali solidi, ma valutazioni compresse dal pessimismo sul settore.
  10. Stellantis (STLA) – circa -30%: ricca di liquidità, ma sempre più esposta ai rischi ciclici e alla concorrenza in Europa.

Perché le azioni auto sono state così penalizzate

Tre fattori spiegano gran parte del tracollo:

L’elettrico ha deluso le aspettative: prezzi in calo, domanda meno brillante e costi delle batterie più alti hanno ridimensionato le promesse di redditività.

I tassi di interesse hanno colpito la domanda: l’auto è un bene fortemente dipendente dal credito: finanziamenti più cari hanno frenato le vendite.
La concorrenza cinese è esplosa: i produttori cinesi a basso costo hanno riscritto le regole del pricing globale, comprimendo i margini ovunque.
Come sottolineano diversi analisti europei, “il mercato non premia più solo le ambizioni: oggi chiede ritorni sul capitale concreti e sostenibili”.

Il settore automotive potrà recuperare?

Lo scenario non è più uniformemente negativo, ma l’ottimismo resta selettivo.

Possibili fattori di supporto:

  • scorte in normalizzazione e minori sconti
  • investimenti EV più graduali e disciplinati
  • possibili tagli dei tassi nel 2025, con effetti positivi sulla domanda

Rischi ancora presenti:

  • sovracapacità strutturale nell’elettrico
  • pressione sui prezzi da parte dei produttori cinesi
  • incertezza regolatoria, soprattutto in Europa

Per gli investitori, il comparto auto non è più una scommessa di settore, ma un esercizio di selezione dei singoli titoli. Alcune azioni potrebbero incorporare scenari troppo pessimistici; altre restano a sconto per motivi strutturali.

Il recupero potrebbe essere iniziato, ma non assomiglierà ai rimbalzi ciclici del passato. Oggi contano soprattutto solidità finanziaria, disciplina sugli investimenti e strategie credibili sull’elettrificazione.

Dopo tre anni di distruzione di valore, il settore automotive potrebbe tornare interessante. Ma solo per chi saprà distinguere le vere opportunità dai classici value trap.

Articolo originariamente pubblicato su Money.it International: Automotive Stocks: Is a Recovery in Sight? The 10 Carmakers That Lost the Most Value in Three Years