Aumenti di stipendio solo per alcuni insegnanti, ecco quali

Ilena D’Errico

25 Gennaio 2023 - 20:50

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Il ministro Valditara ha importanti obbiettivi per il miglioramento del sistema scolastico, tra cui un necessario aumento degli stipendi per alcuni insegnanti.

Aumenti di stipendio solo per alcuni insegnanti, ecco quali

Nella giornata di oggi il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ha lanciato alcune proposte inaspettate, che toccano dal vivo i temi più caldi legati al sistema scolastico italiano, dagli stipendi degli insegnanti ai problemi dell’alternanza scuola-lavoro, senza tralasciare l’applicazione dell’Intelligenza artificiale e il fenomeno della dispersione scolastica. In particolare, l’aumento degli stipendi degli insegnanti è stato già oggetto di alcune polemiche, non tanto per il concetto in sé, quanto piuttosto per la soluzione individuata dal ministro per far fronte a questo obbiettivo.

Le proposte del ministro dell’Istruzione per i fondi scolastici e l’aumento degli stipendi

Giuseppe Valditara ha proposto una soluzione piuttosto innovativa, nella sua semplicità, per consentire l’aumento degli stipendi degli insegnanti. Si tratta di permettere alle scuole pubbliche di accedere ai finanziamenti da parte di fondi privati. Questo tipo di metodo era stato già vagliato in precedenza, ma non ha mai raggiunto un riscontro positivo, soprattutto per il timore che potesse minare il fondamento dell’istruzione pubblica.

Secondo il ministro, tuttavia, si tratterebbe dell’unico metodo possibile per riuscire a raggiungere fondi sufficienti alle esigenze del sistema scolastico. Richieste che il solo finanziamento statale non è in grado di accondiscendere completamente. Anche lo stanziamento di 500 milioni di euro per la scuola, ha sottolineato Valditara, non sarebbe sufficiente, ragione per cui è arrivato il momento di tenere in conto di metodi alternativi.

Il ministro è riuscito anche a raggirare l’ostacolo più importante di questa iniziativa, ossia la garanzia dell’equità del sistema scolastico. Problema sollevato da Francesco Bei, vicedirettore de La Repubblica, che si è chiesto proprio se non ci fosse il rischio di creare forti diseguaglianze territoriali. Valditara ha però replicato con una proposta lungimirante: la creazione di un fondo perequativo centralizzato ministeriale, al fine di garantire l’equa distribuzione dei fondi privati.

Per quali insegnanti sono previsti gli aumenti di stipendio?

Come dimostrato dal progetto di un fondo unico a livello ministeriale, il ministro Valditara intende assicurare interventi equi. Un’uguaglianza sostanziale che deve necessariamente tener conto delle diverse esigenze di partenza. La distribuzione dei fondi non può quindi avvenire in modo uguale e matematico, bensì deve essere efficace nel garantire a tutti le stesse opportunità. Per questa ragione, Valditara ha trattato il tema dell’autonomia differenziata e le richieste avanzate dalle Regioni.

Nell’opinione del ministro non si renderà necessario apportare modifiche al Contratto collettivo, ma piuttosto si dovrà consentire l’applicazione di un criterio equo anche dove il costo della vita è più alto. L’aumento degli stipendi non può prescindere dal costo della vita, in quanto è di minor efficacia laddove le spese sono più alti. L’idea è quindi di aumentare lo stipendio in modo più significativo per gli insegnanti che si trovano in una città o regione particolarmente cara.

Quali sono le città dove il costo della vita è più alto?

Non è di certo una novità sapere che le città italiane sono poco omogenee rispetto al costo della vita, peraltro si tratta di disparità piuttosto notevoli che variano non soltanto su base regionale, ma anche semplicemente da una città all’altra. Secondo i dati più recenti condivisi dal ministero dello Sviluppo è possibile stilare una classifica, utilizzando come criterio il costo per la spesa settimanale.

  • Milano: la città più cara d’Italia, con una media di 116 euro per la spesa settimanale.
  • Aosta: 109,11 euro a settimana.
  • Genova: 107,91 euro a settimana.
  • Trieste: 107,29 euro settimanali.
  • Bologna: 105 euro a settimana.

L’alto livello dei prezzi è ancora più evidente se si effettua un confronto con le città più economiche, cioè:

  • Napoli, con una media settimanale di 75,16 euro.
  • Catanzaro, con una spesa media di 79,33 euro ogni settimana.
  • Palermo, con una spesa settimanale di 86,97 euro.

È quindi evidente un incredibile dislivello, considerando che nella città più economica la spesa settimanale costa circa la metà di quanto la stessa non costi nella città più cara. Proprio per questo motivo, considerare l’importo dello stipendio in modo uguale sarebbe invece profondamente discriminatorio. Non resta dunque che attendere i prossimi sviluppi delle proposte avanzate dal ministro Valditara.

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