È iniziata già, e con un certo anticipo, la sagra delle case di Investimento mondiali nel ricorrente quanto inutile tentativo di fare previsioni sull’andamento dei mercati per il prossimo anno. Del resto, anche senza andare troppo lontano ma solo ad un anno fa, possiamo rileggere le previsioni – tutte negative - per il 2023, ed invece ci ritroviamo ad oggi uno S&P 500 che segna un rialzo intorno al 18%.
Ciò non toglie che è opportuno immaginare quelli che potranno essere gli scenari possibili, consapevoli tuttavia che ci possono essere eventi geopolitici, o di altra natura, che non sono assolutamente prevedibili, e che possono cambiare radicalmente ogni stima e prospettiva futura. E penso che dal 2020 sino ad oggi, tra Covid e Guerre, abbiamo molti esempi in tal senso.
Proverò a fare una fotografia di dove siamo oggi e quali sono i due scenari più probabili per il primo semestre del 2024, cercando di semplificare al massimo ogni concetto.
Novembre è stato un mese positivo per il mercato azionario ed ancor di più per quello obbligazionario, grazie al forte calo dei rendimenti.
È probabile che lo S&P 500 e gli altri indici riescano a tenere le posizioni sino a fine anno, ed alzi recuperare ancora qualcosa. Ciò è confortato non solo dall’ analisi tecnica degli indici, ma anche da elementi statistici di fine anno.
Per tornare ai mercati, in Europa si riscontra un’inflazione in diminuzione oltre le attese, e ciò anche a livello globale, tanto è vero che l’indice Global Aggregate Bond, che ingloba le obbligazioni emesse dai mercati emergenti e sviluppati di tutto il mondo con rating Investment Grade, ha avuto un balzo del 5%, ed un movimento così forte non si vedeva da metà degli anni ’80.
Andamento rendimenti titoli di stato 10Y
Il calo dei rendimenti è stato diffuso su tutto il mercato obbligazionario.
L’andamento positivo – come vedete dal grafico - lo ritroviamo anche sui BTP, perché il calo dei rendimenti è stato diffuso su tutto il mercato obbligazionario.
Tuttavia, sento il dovere di ricordare che l’eccesso di debito del nostro Paese, che ha un legame molto forte con il mondo bancario e finanziario, è un fattore di rischio da considerare. E, contrariamente a quanto sta avvenendo in questo periodo, questo può portare ad un ampliamento dello spread. Non dico di non comprare più BTP, ma solo che la fragilità del nostro sistema deve essere sempre un elemento da considerare nelle scelte di investimento.
Per quanto riguarda il mercato americano, in settimana è uscito il Beige Book della FED, dal quale si desume che la crescita è in rallentamento, i consumatori sono diventati più sensibili ai prezzi, si riscontra un calo della domanda di beni durevoli e di trasporti mentre il settore del turismo è l’unico positivo.
Indicativo è il calo della richiesta di mutui nel settore immobiliare di tipo residenziale ed un aumento della disponibilità di invenduto. Tutto ciò, insieme ad un calo della domanda del lavoro, indica uno scenario in deterioramento.
Per passare ai due scenari possibili, ecco cosa penso:
1) Il calo dell’inflazione sopra le attese, insieme a dati macro deludenti ma con un’economia al momento positiva, prefigurano uno scenario di soft landing attualmente quello più probabile. In tal caso assisteremo tra aprile e maggio 2024 ad un primo taglio dei Tassi, che si ripeterà ad ogni ulteriore e successivo segnale di rallentamento del quadro economico.
2) Ma cosa accadrebbe se avessimo un hard landing che, anche se meno probabile, non si può del tutto escludere? In effetti, a pensarci bene, un brusco calo dell’inflazione potrebbe in realtà essere dovuto ad un rallentamento economico più forte del previsto.
In questo scenario che, ripeto, è meno probabile, i Bond avrebbero un ulteriore stimolo dovuto a tagli delle Banche Centrali più aggressive, mentre il mercato azionario, almeno nella prima fase, potrebbe subire qualche ridimensionamento.
Cosa ci sarebbe di positivo in questo scenario? Sicuramente al ritorno di una correlazione negativa tra Bond ed Equity, elemento essenziale per rendere efficace la diversificazione dei portafogli di investimento, con i bond a svolgere la loro funzione di hedge sulle componenti azionario.
Il 2022 ha fatto soffrire tutti i portafogli perché ogni asset si è mosso nella stessa direzione (correlazione positiva), ed allo stesso modo, in questa fase, ne beneficiamo su entrambi i fronti perché equity e bond si muovono ancora nella stessa direzione, ed in tal caso positiva.
Questo fenomeno ci accompagnerà ancora in futuro. E tuttavia non è questa la normalità, ed ogni componente che utilizziamo – azioni, obbligazioni, materie prime, valute, liquidità – fornisce ad ogni portafoglio adeguatamente diversificato un beneficio che si traduce in una netta diminuzione del rischio a parità di rendimento atteso.
Un portafoglio è un sistema complesso ma, allo stesso tempo, se da un lato le scelte di asset allocation devono essere semplici, non sono mai facili.