Assenza dal lavoro per malattia: cosa succede se si superano i 6 mesi (180 giorni)?

Simone Micocci

08/08/2022

10/08/2022 - 16:37

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L’indennità di malattia è riconosciuta per un massimo di 180 giorni nell’anno solare. Cosa succede al superamento dei 6 mesi? Si rischia il licenziamento?

Assenza dal lavoro per malattia: cosa succede se si superano i 6 mesi (180 giorni)?

Le lunghe assenze per malattia possono comportare gravi conseguenze per il lavoratore, il quale rischia non solo di non ricevere alcuno stipendio nei giorni in cui non si reca al lavoro, ma anche il licenziamento.

È vero, infatti, che il lavoratore ha diritto ad assentarsi dal lavoro nei giorni di malattia, ma è bene sapere che c’è un certo limite da non superare. Ad esempio, per percepire la cosiddetta indennità di malattia, di cui si fa carico l’Inps insieme alla relativa contribuzione figurativa, è necessario che l’assenza non superi il limite dei 180 giorni nell’anno solare, oltre il quale non spetta alcunché.

Dopo i 6 mesi la malattia non viene più pagata, né dall’Inps né tantomeno dal datore di lavoro. Anzi, qualora la malattia dovesse protrarsi per molto tempo, questo potrebbe persino recedere unilateralmente il contratto, disponendo il licenziamento per malattia.

Indennità di malattia: per quanti giorni viene pagata

È diritto del lavoratore dipendente subordinato mantenere il diritto alla retribuzione nei giorni di assenza per malattia. Nel dettaglio, la regola generale prevede che l’Inps si faccia carico della cosiddetta indennità di malattia, nei seguenti giorni e per le seguenti cifre:

  • dal 4° al 20° giorno di assenza è pari al 50% della retribuzione media globale giornaliera percepita dal lavoratore nel mese precedente all’inizio della malattia;
  • dal 21° e fino al 180° giorno di assenza è pari ai 2/3 (ossia al 66,66%) della retribuzione media giornaliera di cui sopra.

I primi 3 giorni, invece, non sono coperti da indennità, salvo il caso in cui il contratto collettivo i riferimento non preveda chiaramente che a farsi carico della retribuzione durante il cosiddetto periodo di carenza sia il datore di lavoro. Sempre il contratto potrebbe anche stabilire che il datore di lavoro debba integrare l’indennità di malattia erogata dall’Inps, così da renderne l’importo quanto più vicino allo stipendio.

Assenza per malattia: che succede se si superano i 6 mesi

Come visto sopra, però, c’è un limite ben preciso oltre cui la malattia non spetta: si tratta del 180° giorno goduto, anche in maniera non continuativa, durante l’anno solare.

Al 1° gennaio di ogni anno, quindi, si azzera tutto e il lavoratore avrà a disposizione nuovamente 180 giorni di assenza indennizzabili, e così via.

Prendiamo come esempio Tizio, assente dal lavoro dal 1° ottobre 2022 al 30 aprile 2023. Pur essendo assente da 7 mesi continuativi, questo ha diritto all’indennità di malattia per l’intero periodo, visto che il limite dei 6 mesi nello stesso anno solare non risulta superato (in quanto sono 3 mesi nel 2022 e 4 mesi nel 2023). Tuttavia, lo stesso Tizio ha nuovamente necessità di assentarsi da luglio a novembre 2023: in tal caso avrà diritto all’indennità di malattia solamente nei mesi di luglio e agosto, dopodiché non spetta alcunché, né dall’Inps e né dal datore di lavoro.

Dopo i 6 mesi di assenza si rischia il licenziamento?

No, in quanto i 6 mesi - o meglio, i 180 giorni - sono solamente il limite entro cui avere diritto alla malattia retribuita. Non vanno confusi con il periodo di comporto, ossia il termine oltre il quale il datore di lavoro è autorizzato a procedere con il licenziamento del dipendente continuamente assente per malattia.

Nel dettaglio, la normativa stabilisce che durante il periodo di malattia il dipendente ha diritto a conservare il posto di lavoro, ad eccezione di quando:

  • la malattia provoca uno scarso rendimento che comporta un danno per il datore di lavoro;
  • viene superato il periodo di comporto.

L’errore da non commettere è pensare che il periodo di comporto coincida con i 6 mesi indennizzati dall’Inps, perché non è così. La durata del comporto, infatti, è generalmente indicata dalla contrattazione collettiva.

È il Ccnl, dunque, a stabilire quanti giorni di assenza può fare il dipendente per non rischiare il licenziamento, con il numero che solitamente è tanto più alto quanto maggiore è l’anzianità di servizio (o la qualifica ricoperta).

Lavoro a tempo determinato, attenzione: la malattia potrebbe essere pagata per meno di 6 mesi

Prima di concludere è necessario soffermarsi per un attimo sui rapporti di lavoro a tempo determinato. Non è detto, infatti, che chi è assunto con contratto a termine abbia diritto a 180 giorni di malattia pagata.

In tal caso, infatti, la durata dell’indennità di malattia si calcola considerando il numero di giorni lavorati nei 12 mesi immediatamente precedenti, da un minimo di 30 a un massimo di 180 giorni. Ad esempio, un lavoratore assunto da appena 4 mesi ha diritto a soli 120 giorni di indennità di malattia nell’anno solare.

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