Assegno unico di novembre, ecco quando verrà pagato

Ilena D’Errico

07/11/2022

L’8 novembre vari nuclei familiari riceveranno l’accredito degli arretrati dell’assegno unico: ecco il calendario dei pagamenti previsto dall’Inps.

Assegno unico di novembre, ecco quando verrà pagato
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L’istituto nazionale di previdenza sociale ha annunciato le date dei pagamenti dell’assegno unico di novembre. Alcuni beneficiari potranno ricevere il contributo già da domani, martedì 8 novembre, ma questo dipende soprattutto dalla data di presentazione della domanda e dall’eventuale percezione del Reddito di cittadinanza.

Per alcune famiglie è previsto l’invio degli arretrati, mentre in determinate situazioni il pagamento inizierà dalla mensilità in corso. L’importo dell’assegno unico sarà comunque determinato dall’Isee e va nel complesso da un minimo di 50 euro a un massimo di 175 euro per ogni figlio.

Questo contributo è entrato in vigore il 1° marzo 2022, come misura economica per sostenere le famiglie con uno o più figli a carico. Il nome deriva dal fatto che racchiude in un’unica misura gli assegni al nucleo familiare come pure i vari bonus previsti per la nascita, nonché le detrazioni per figli a carico.

Assegno unico di novembre: il calendario dell’Inps

Come anticipato, durante il mese di novembre si susseguiranno diverse date di pagamento, necessarie all’invio diversificato fra gli arretrati e la mensilità in corso e tenendo conto della situazione dei nuclei familiari percettori. La comunicazione dell’Inps prevede il seguente calendario di erogazione:

  • L’8 novembre verrà pagata la mensilità arretrata di ottobre, ma soltanto ai nuclei che non percepiscono il Reddito di cittadinanza, e che naturalmente non l’abbiano già ricevuta il mese precedente.
  • Intorno al 13 novembre verrà completata l’erogazione degli arretrati ai vari nuclei familiari aventi diritto.
  • Il 15 novembre anche i percettori del Reddito di cittadinanza riceveranno il contributo.
  • Fra il 13 e il 30 novembre verrà erogato l’assegno unico di novembre.

In particolare, gli arretrati spettano soltanto ai nuclei familiari che hanno presentato la domanda entro il 1° giugno, mentre per tutti gli altri bisognerà fare riferimento alle altre date sopra indicate.

È comunque possibile rimanere sempre aggiornati sulla propria situazione attraverso l’apposita sezione presente su Myinps, dalla quale è possibile verificare l’intera situazione previdenziale semplicemente accedendo con un sistema di identità digitale come Spid. Dalla pagina relativa all’Assegno unico, peraltro, è possibile oltre a consultare i dati relativi alla domanda anche apporvi variazioni o presentarne una nuova.

In alternativa, la domanda può essere presentata anche contattando il numero verde 803.164, il numero 06.164.164 da cellulare, oppure rivolgendosi direttamente a un patronato o a un ufficio dell’Inps.

Assegno unico: i requisiti per presentare la domanda

L’assegno unico spetta ai nuclei familiari per ogni figlio a carico fino al massimo di 21 anni, se ne sussistono le condizioni, e per ogni figlio con disabilità senza alcun limite di età. L’assegno decorre dal 7° mese di gravidanza e perdura senza condizioni specifiche fino al compimento dei 18 anni, ma può protrarsi fino a 21 anni se il soggetto a carico:

  • Frequenta un corso di formazione scolastica, professionale o di laurea.
  • Svolge un tirocinio o un’attività lavorativa con un reddito complessivo inferiore a 8.000 euro annui.
  • È registrato come disoccupato e in cerca di lavoro presso il Centro per l’impiego.
  • Svolge il servizio civile universale.

L’importo totale si compone di una quota variabile, dipendente dal reddito familiare, e della parte riservata a eventuali maggiorazioni dovute. La quota variabile parte da un minimo di 50 euro mensili per ogni figlio, quando l’Isee è pari o superiore a 40.000 euro, e arriva fino a 175 euro mensili per ognuno se l’Isee non supera i 15.000 euro. Questi importi possono subire degli incrementi in alcuni casi specifici:

  • Maggiorazioni per nuclei numerosi, per i figli dopo il secondo.
  • Età della madre inferiore a 21 anni.
  • Nuclei familiari con quattro o più figli.
  • Percezione di reddito da lavoro per entrambi i genitori.
  • Figli affetti da disabilità.

A tutto ciò può poi aggiungersi una quota a titolo di maggiorazione, necessaria a compensare l’eventuale perdita economica del nucleo familiare rispetto alla somma percepita con il precedente regime previdenziale.

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