Arrivano le nuove cedole più elevate sul BTP Futura in scadenza tra 7,5 anni

Stefano Vozza

15 Maggio 2026 - 19:13

Vediamo un titolo di Stato che a un terzo del suo percorso ha deluso tante delle aspettative del piccolo investitore retail della rima ora

Arrivano le nuove cedole più elevate sul BTP Futura in scadenza tra 7,5 anni

Per il Dipartimento del Tesoro è una settimana di stacco cedole su alcuni bond retail nati nel recente passato. In ordine di date di pagamento, si è partiti giovedì 14 con gli interessi trimestrali sul BTP Valore Mg30 e si procederà con altri due appuntamenti semestrali. A entrare in gioco, infatti, saranno due BTP della famiglia dei Futura, le 4 serie di titoli di Stato retail emesse negli anni del Covid tra il ’20 e il ’21. Sabato 16, in particolare, arriva la prima cedola ricca sul BTP Futura a tassi crescenti in scadenza tra 7,5 anni.

I BTP Futura e i BTP Valore

A grandi linee i BTP Valore e i BTP Futura si somigliano nella filosofia di fondo, ma con parametri chiave differenti che poi determinano la sostanza.
Sono tutte emissioni “speciali” destinate ai piccoli investitori individuali e famiglie e non agli istituzionali. In tal modo il MEF mira a collocare debito pubblico presso le famiglie italiane offrendo loro dei piccoli vantaggi economici. Pensiamo all’assenza della commissione di acquisto nella settimana di collocamento e allo yield a premio rispetto ai bond MEF pari durata. Al riguardo vi contribuisce il premio fedeltà (assente solo nel BTP Più), che al termine dell’investimento arrotonda per eccesso i guadagni fino ad allora conseguiti. Premio finale e cedole step-up, ossia fisse e crescenti, sono pertanto studiate per incentivare gli investitori a tenere il prodotto in portafoglio fino a scadenza.

Le due differenze chiave tra bond Futura e Valore

Tuttavia, vi sono “dettagli” che spiegano perché gli uni hanno avuto successo nelle sottoscrizioni, i Valore, e gli altri no, i Futura. Il riferimento non è tanto alla periodicità della cedola semestrale o trimestrale, quanto al loro importo nominale annuo e alla durata in origine.

I Futura sono tutti di lungo termine, da 8 a 16 anni di vita fruttifera in origine, mentre i BTP Valore finora emessi arrivano al massimo a 8 anni. Minore durata vuol dire minore rischio di mercato, cioè prezzi meno ballerini sul MOT. E trattandosi di bond retail, cioè studiati per le famiglie, è un dettaglio che fa un’enorme differenza. I titoli lunghi in genere li acquistano gli investitori esperti e/o con elevata propensione al rischio, decisamente meno i piccoli cassettisti. Difatti oggi nessuna serie Futura quota sopra cento, e in verità solo alcune di esse hanno prezzato per un po’ sopra la pari in principio e poi mai più.

L’altra grande divergenza riguarda le epoche storiche in cui le due famiglie di bond sono nate. I Futura sono giunti quando il costo del denaro era nullo, il che ha spinto l’emittente ad allungare la durata per offrire ritorni più allettanti, ma aprendo il fianco al rischio mercato. Un rischio che, con il senno del poi, è divenuto atroce realtà con cui fare i conti. I Valore, invece, hanno avuto la “fortuna” di arrivare in un contesto in cui gli yield sull’obbligazionario erano saliti rispetto ai valori risibili di inizio decennio.

I rischi connessi agli investimenti sul reddito fisso

Queste considerazioni ci consentono aprire una piccola parentesi sui rischi annessi all’asset del reddito fisso. Spesso lo si confonde come “sicuro a prescindere” per via della certezza del capitale a scadenza, ma le cose non stanno sempre e per forza così. Vi sono comunque dei pericoli spesso sottostimati in origine o, peggio ancora, ignorati proprio.
Uno riguarda la solidità dell’emittente (rating), in cui si spera non fallisca mai e che sia quindi in grado di onorare interessi di periodo e il rimborso del capitale a scadenza.
Poi c’è il discorso sulla disponibilità di quel capitale prima del termine, dato che per i prodotti a vincolo esso è del tutto indisponibile prima del termine. Non è il caso, quindi, delle obbligazioni e dei BTP Futura nel nostro caso specifico.

L’ultimo riguarda il controvalore in caso di riscatto anticipato, in cui si possono verificare tre scenari diversi a seconda del prodotto detenuto. Può essere che lo si riceve maggiorato degli interessi nel frattempo maturati, o solo il capitale privo degli interessi oppure il suo valore di mercato. Nel caso dei BTP c’è piena libertà di entrare e uscire dal titolo a proprio piacimento, ma c’è un però non irrilevante. La certezza del valore 100 è solo a naturale scadenza (salvo default emittente), mentre prima di allora il prezzo di rivendita lo fa il mercato. Per i sottoscrittori della prima ora dei BTP Futura, per esempio, oggi rivenderli significherebbe incassare una perdita in conto capitale dato che prezzano tutti sotto la parità.

La cedola semestrale sul BTP Futura 2033

Ora, sabato 16 maggio arriverà una nuova cedola periodale sulla 4° serie dei Futura, il BTP Futura 2033. Fu emesso dall’8 al 12 novembre 2021 con data godimento 16/11 di quell’anno e in scadenza il 16/11/2033, dopo 12 anni di vita fruttifera. L’ISIN ordinario è IT0005466351, oltre a quello speciale in emissione, IT0005466344. Come detto si trattò dell’ultima serie, dato che il Tesoro raccolse appena 3.268,240 milioni di €, una delle più deludenti che si ricordi.
L’obbligazione paga coupon semestrali ad ogni 16 di maggio e di novembre fino al termine, mentre i tassi cedolari annui sono pari a:

  • 0,75% p.a. lordo dal 1° al 4° anno, cioè dal 16/11/’21 al 16/11/’25 (escluso);
  • 1,25% dal 5° all’8°, ossia dal 16/11/’25 (incluso) al 16/11/’29 (escluso). Quindi sabato prossimo arriverà la prima cedola del secondo step (0,675% lordo), un quadriennio in teoria “più ricco” del precedente;
  • 1,70% p.a. lordo dal 9° al 12° anno;
  • un doppio premio fedeltà finale, di cui l’acconto del 1° arriverà alla fine dei primi 8 anni, mentre il saldo, più il 2° premio per intero, arriverà nel novembre 2033. Il suo importo dipenderà dal tasso di crescita del PIL nominale registrato dall’ISTAT nei due periodi (1°-8° anno e 9°-12°) ed entro certi range min-max.

Arriva la prima cedola ricca sul BTP Futura a tassi crescenti in scadenza tra 7,5 anni

Stamane il titolo passa di mano a 86 centesimi, decisamente sotto il valore in origine, per un rendimento effettivo a scadenza del 3,76% (dati: Borsa Italiana). Una “delusione” per gli investitori della prima ora, che in quattro anni e mezzo hanno incassato appena il 3,675% lordo di interessi mentre un BOT a 12 mesi oggi sfiora il 2,5% lordo. Non solo, ma rivenderlo ai corsi attuali significherebbe monetizzare una perdita del 14% sul nominale sottoscritto, una debacle.

Le considerazioni diverrebbero ancora più amare se considerassimo anche il mix di tasse e spese e, soprattutto, l’inflazione di periodo. Il rendimento netto reale ne uscirebbe abbondantemente negativo, né le considerazioni muterebbero più di tanto se venissero proiettate ai 7,5 anni residui. Vero, ci manca la controprova del tasso annuo medio di crescita dei prezzi futuri, ma le attese non depongono a favore di un ribaltamento del giudizio. Morale, per l’investitore della prima ora l’obbligazione ha deluso le attese, tante o, forse, tutte.