Antitrust-FCA: scontro sulla sede fiscale

Massimiliano Carrà

2 Luglio 2019 - 13:04

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Il Presidente dell’Antitrust Roberto Rustichelli attacca FCA per il trasferimento della sede fiscale avvenuto nei giorni scorsi

FCA ha provocato un rilevante danno economico per le entrate delle dello Stato”. Con queste parole il neo Presidente dell’Antitrust Roberto Rustichelli attacca apertamente FCA per aver recentemente trasferito la sua sede fiscale a Londra e quella legale e fiscale delle sue società controllate in Olanda.

Dopo la notizia della possibile fusione con Renault, bocciata dal numero uno francese Emmanuel Macron, il gruppo FCA subisce così un duro attacco dall’Antitrust e da Rustichelli che evidenzia un problema molto importante per l’Italia: i danni causati dalla concorrenza fiscale.

Antitrust: i danni causati dalla concorrenza fiscale

Il trasferimento della sede fiscale di FCA rappresenta uno dei problemi identificati dall’Antitrust: i danni causati in particolare all’Italia dalla concorrenza fiscale all’interno dell’Unione Europea.

A descrivere e identificare la stima di questo danno economico è lo stesso Roberto Rustichelli nel corso della sua prima relazione annuale davanti al Parlamento:

“La concorrenza fiscale genera esternalità negative che costano a livello globale 500 miliardi di dollari l’anno, con un danno stimato per l’Italia tra i 5 e gli 8 miliardi di dollari l’anno”.

Inoltre, come sottolinea il Presidente dell’Antitrust, questo fattore colpisce soprattutto le piccole e medie imprese italiane:

“A beneficiare maggiormente della concorrenza fiscale. Di conseguenza, soprattutto le piccole e media imprese italiane - che mantengono comportamenti fiscali lodevolmente etici nei confronti dei nostro Paese - vengono catupultate in una situazione di grave disagio competitivo”.

I Paesi nel mirino dell’Antitrust

Oltre ad aver attaccato FCA, il Presidente dell’Antitrust non ha anche nascosto il suo dissenso contro il dumping fiscale di alcuni Paesi membri che ormai sono divenuti dei veri e propri paradisi fiscali.

Tra questi Rustichelli ha identificato per esempio Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Regno Unito e ha rivelato:

“Alcuni Paesi ci guadagnano ma è l’Europa a perderci. Quest’ultima insieme ai governi nazionali può e deve fare di più. Bisognerebbe infatti rimuovere quelle asimmetrie e distorsioni competitive che impediscono al mercato unico di funzionare correttamente a beneficio di tutti”.

Infine, Rustichelli sottolinea un altro importante fattore, ossia che la concorrenza fiscale determina anche gli investimenti internazionali:

«L’Italia attira investimenti esteri diretti pari al 19% del Pil; il Lussemburgo pari a oltre il 5.760%, l’Olanda al 535% e l’Irlanda al 311%. Valori così elevati non trovano spiegazione nei fondamentali economici di tali Paesi, ma sono in larga parte riconducibili alla presenza di società veicolo».

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