Basta vedere le dimensioni delle imprese statunitensi e di quelle cinesi che dominano il mercato globale per rendersi conto che c’è stato qualcosa che, in Europa, ha frenato la crescita delle imprese e la costituzione di colossi in grado di competere sul mercato globale: dal settore di Internet a quello delle telecomunicazioni, per parlare di quelli più recenti e dinamici, la taglia media delle imprese europee è lillipuziana.
Tutto deriva dalla mancanza del mercato globale come riferimento globale per l’Antitrust europeo, che ha costruito uno spazio legale artificioso per una competizione limitata al Mercato interno, una monade senza né porte, né finestre: questo è stato il Mercato interno dell’Unione europea, il contesto competitivo rispetto a cui sono state determinante le dimensioni ritenute adeguate per assicurare la concorrenza tra le imprese europee da parte dell’Antitrust basato a Bruxelles.
La DG Competition ha avuto come missione quella di assicurare la piena concorrenza tra le imprese, evitando per un lato gli Aiuti di Stato e per l’altro le pratiche distorsive, sia sul piano commerciale che finanziario, prima tra tutte il divieto di costituzione di posizione dominante sul mercato e, di conseguenza, anche la traslazione di una preesistente posizione dominante ad un altro mercato connesso o adiacente: tutto è stato cristallizzato, creando delle artificiose nicchie da cui le imprese non si potevano protendere per crescere.
La crescita dimensionale delle imprese è stata attentamente vigilata dalla struttura Merger & Acquisition: la costituzione di colossi industriali è stata considerata nefasta di per sé, come un danno potenziale per il consumatore, e quindi vietata in quanto potenziali oligopolisti.
Di più, c’è stata una sfasatura tra le due sponde dell’Atlantico: l’Europa rafforzava già a partire dal Trattato di Maastricht la sua politica pro-concorrenziale, mentre l’America si metteva alle spalle l’epoca delle operazioni di dissoluzione dei monopoli, con l’ATT che era stata divisa in operatori regionali, ed il fallimento per l’eliminazione del vincolo di offerte tariffarie basate sugli accordi IATA dei colossi del trasporto aereo come TWA e PanAm che avevano dominato il mercato del trasporto passeggeri per oltre tre decenni.
Si è determinato un primo paradosso, un’asimmetria che ha colpito duramente le imprese europee: in Europa sono state ammesse ad operare le imprese straniere che, secondo i parametri interni, non avrebbero potuto operare se fossero state europee.
Le scelte nel settore delle telecomunicazioni sono state paradigmatiche: dopo aver adottato con la direttiva ONP (Open Network Provision), la strategia della unicità delle reti come monopolio naturale che obbligava gli operatori ex-monopolisti di provvedere alla fornitura di adeguate capacità di trasmissione a favore dei nuovi entranti sul mercato, si è cambiato strada con la direttiva Full Competition: ogni operatore era libero di realizzare la propria infrastruttura, dove e come credeva, con il diritto ad interconnetterla con quella degli ex-monopolisti.
Le duplicazioni di rete sono fiorite a dismisura, sull’onda dell’entusiasmo del mercato, sostenuto dall’interesse dei fabbricanti che aumentavano a dismisura i propri fatturati: fino alla insostenibilità tra costi e ricavi, alla rottamazione di impianti ed alla concentrazione in operatori di sole infrastrutture passive.
La stessa cosa è accaduta con gli operatori mobili: il loro numero aumentava anno dopo anno, mentre il mercato era ormai saturo. Già l’asta per le frequenze UMTS fu un massacro, con IPSE che in Italia aveva pagato allo Stato per il loro utilizzo ma che non fu mai in grado di arrivare al mercato.
Mentre in Cina un solo operatore di telecomunicazioni, China Telecom, vedeva accrescere a dismisura le proprie dimensioni sia in termini di clienti a centinaia di milioni che di copertura geografica sterminata, divenendo un committente formidabile ed ineguagliabile per le imprese manifatturiere cinesi come Huawei e ZTE, l’Europa si riduceva in coriandoli.
Eravamo i primi al mondo, per capacità tecnologiche e per innovazione, nel settore delle telecomunicazioni: la nostra industria ed i nostri operatori non avevano rivali. Ora siamo letteralmente spariti.
Tutta colpa di un secondo paradosso, di un’asimmetria che ha colpito duramente le imprese europee: in Europa sono state ammesse le imprese straniere che, secondo i parametri interni, non avrebbero mai potuto operare se fossero state europee. I colossi americani e quelli cinesi hanno fatto strage delle imprese europee, troppo piccole al confronto: l’Antitrust europeo non è mai riuscito ad imporsi sulla concorrenza straniera.
Inutile parlare delle competizioni asimmetriche per via delle differenti legislazioni in materia di tutela dell’ambiente e della salute dei lavoratori: nell’industria pesante, dalla metallurgia alla chimica, è stato un massacro per le imprese europee, che hanno chiuso i battenti o delocalizzato.
Insomma, a forza di battere solo sulla concorrenza interna, ci siamo ridotti ad essere una Colonia.