Altro che iniquo avanzo commerciale da riassorbire: secondo la Bce, i rapporti tra Usa ed Eurozona sono già in equilibrio

Guido Salerno Aletta

26 Maggio 2025 - 14:26

Mezze verità sul commercio e colpevoli silenzi sui vantaggi fiscali delle multinazionali americane e sui rischi di stabilità per le Banche europee.

Altro che iniquo avanzo commerciale da riassorbire: secondo la Bce, i rapporti tra Usa ed Eurozona sono già in equilibrio

In giro, solo mezze verità: secondo la Bce, nei rapporti tra Eurozona ed Usa, nel 2024 c’è stato un avanzo per Merci a nostro favore di 213 miliardi di euro, un deficit per Servizi di 156 miliardi ed un deficit per Redditi primari per 52 miliardi.

Tolti gli arrotondamenti, il saldo della Bilancia dei Pagamenti correnti a favore dell’Eurozona si riduce ad appena 3 miliardi di euro.

Tutto tace, quindi, anche se i dati pubblicati il 4 aprile scorso dalla Bce nel suo Rapporto mettono a nudo una verità alquanto scomoda per gli Usa, visto che il saldo del 2023 era stato addirittura negativo per l’Eurozona con -30 miliardi di euro.
Sui media si parla di tutt’altro.

I titoli danno conto del nuovo colpo di scena che invece è una sceneggiatura ricorrente: Donald Trump ha annunciato di aver accolto la richiesta del Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen di proseguire fino al 9 luglio le trattative sui dazi commerciali che, in mancanza di un accordo, dal 1° giugno sarebbero dovuti salire dal 10%, la percentuale che costituisce la tariffa generale ed universale per le importazioni negli Usa, al 50% che tiene conto della aliquota “compensativa integrale” del 40% che è stata stabilita per l’Europa in funzione dei dati relativi al deficit americano per merci registrati nel 2024.

Il riequilibrio delle relazioni commerciali che è stato richiesto da Trump prende quindi in considerazione solo una parte della realtà: quella che gli fa comodo. Nel suo annuncio del Giorno della Liberazione, Trump ostentó pubblicamente solo i dati relativi alle transazioni per merci, in cui l’avanzo commerciale dell’Europa è indiscutibile, visto che nel 2024 secondo l’U.S. Census, il deficit americano è stato di 236 miliardi di dollari su un totale di importazioni pari a 606 miliardi. Per arrivare all’aliquota daziaria di riequilibrio, si deve procedere alla divisione tra i due importi: il risultato di 0,389 viene arrotondato a 0,4 e da esso deriva comporta l’aliquota del 40%. Poi, in un impeto di generosità, questa percentuale fu divisa a metà, fissando al 20% il dazio sulle importazioni dall’Unione Europea. Ma di tutti questi calcoli si è persa traccia: con la sospensione transitoria si è passati al 10% per il periodo delle trattative per tre mesi ed alla minaccia del 50% come nuovo regime che si applicherebbe senza un Accordo.

Quella dei dazi sulle merci che Donal Trump vuole imporre al resto del mondo per riequilibrare la bilancia commerciale americana è uno scontro durissimo in cui l’opinione pubblica conosce soli i dati che vengono diffusi di continuo e che sono davvero certi ed indiscutibili, come ad esempio il fatto che l’Europa è in avanzo negli scambi per merci, mentre non ha alcuna contezza del quadro più complessivo delle relazioni economiche e finanziarie intrattenute con gli Usa: non solo vengono taciuti i dati delle transazioni commerciali relativi ai servizi ma soprattutto quelli finanziari che vanno a comporre la bilancia dei pagamenti correnti, in cui compaiono le transazioni relative ai redditi primari e secondari. In pratica, si tratta dei flussi di profitti, interessi e rendite per investimenti diretti e di portafoglio da una parte, e delle rimesse unilaterali (senza corrispettivo) dall’altra.

Trump si è infatti guardato bene dal riconoscere che gli Usa hanno un rilevante vantaggio nel settore dei servizi, quello dominato dalle Multinazionali americane che incassano somme estremamente rilevanti con la cessione di diritti di sfruttamento delle opere dell’ingegno (IPR), cioè dell’uso dei brevetti, ed attraverso i dividendi versati esentasse dalle filiali europee che sono principalmente basate in Irlanda.
Un groviglio di interessi si annida a Dublino e sottrae enormi risorse fiscali ai singoli Stati europei per via delle triangolazioni interne: anche di questo si tace.

Leggiamo a questo punto il Rapporto della Bce sulle relazioni con gli Usa:

“Dal 2015 l’area dell’euro registra un persistente e consistente avanzo di merci nei confronti degli Stati Uniti, che passa da 127 miliardi di euro nel 2015 a 213 miliardi di euro nel 2024.
Il marcato calo dell’avanzo delle partite correnti dell’area dell’euro nei confronti degli Stati Uniti nell’ultimo decennio è dovuto principalmente a un marcato ampliamento del disavanzo dei servizi (da 21 miliardi di euro nel 2015 a 156 miliardi di euro nel 2024), trainato da un aumento del disavanzo degli oneri per l’uso della proprietà intellettuale (da 5 miliardi di euro a 168 miliardi di euro).
Inoltre, il saldo dei redditi primari dell’area dell’euro nei confronti degli Stati Uniti è passato da un avanzo di 2 miliardi di euro nel 2015 a un disavanzo di 52 miliardi di euro nel 2024, in gran parte a causa di un aumento del disavanzo dei redditi da investimenti diretti.
Gli andamenti del saldo bilaterale delle partite correnti dell’area dell’euro nei confronti degli Stati Uniti, in particolare le variazioni significative osservate dal 2019, sono in parte connessi alle attività delle imprese multinazionali statunitensi nell’area dell’euro”.

Oltre a “dimenticare” il vantaggio nel settore dei servizi e gli artifici legali usati dalle Multinazionali americane per drenare dividendi esentasse che vanno inseriti nel conto dei Redditi primari che è favorevole agli Usa, ci sono i rischi che incombono sulle banche europee che si finanziano in dollari per operare sui mercati internazionali.
Anche in questo caso è stata la Bce a metterle in guardia nel Rapporto sulla Stabilità finanziaria: non solo le garanzie offerte attraverso i pegni in titoli per ottenere liquidità attraverso operazioni a Pronti contro Termine (REPO) con le controparti americane che dispongono di dollari sono precarie per via della quotazione incerta di questi asset, dovendo essere prontamente integrate pena la revoca del finanziamento, ma si sono inariditi i Currency swap della Fed a favore della Bce che rappresentavano una alternativa assai più sicura e stabile per le Banche europee.

Questa è la situazione: mentre l’Europa dell’industria tradizionale rifornisce ampiamente di merci gli Usa, questi ultimi hanno rilevanti vantaggi nel settore dei servizi, nella percezione dei dividendi esentasse da parte delle Multinazionali e nel finanziamento della liquidità in dollari del sistema bancario europeo.
Si discute delle merci, dei dazi, come è stato richiesto da Trump, mentre si tace di tutto il resto. Questo è l’errore strategico di Bruxelles, che pensa solo alla leva dei Trattati commerciali di cui ha la responsabilità esclusiva rispetto agli Stati. Alla fine, sarà costretta a cedere e ci farà affondare.